È divertito dalle questioni interne della cosiddetta maggioranza, il consigliere capogruppo del Movimento 5 Stelle, ieri penosamente additato dalla collega Occhipinti come ultimo sopravvissuto dei 5 Stelle in Consiglio comunale. Divertito, a punto tale che, nel corso della seduta, dopo l’intervento della vicepresidente del Consiglio comunale, chiedeva una breve pausa per riprendersi, chiaramente dando fondo a tutto il suo sarcasmo. Oggi, dice: “Ne vedremo delle belle”
Ma più che belle saranno notizie penose per la vita politica locale perché, stano alle affermazioni della vicepresidente Caruso, non eccepite né smentite dal Presidente Ilardo, il clima di tensione e di intimidazione diffuso ai piani bassi dell’amministrazione spazia anche ai piani alti.
Sentire che il Presidente si dichiara ‘uomo di maggioranza’ e come tale ne segue l’input, considerando da chi è composta la maggioranza, lascia solo spazio per piangere.
Impedire alla vicepresidente di gestire sedute anche semplici, non riconoscendo accordi precedenti, solo perché lo pretende la maggioranza, denota che quest’ultima è in uno stato di salute di particolare gravità, che non si addice al governo di una città capoluogo.
Firrincieli fa l’ingenuo e si chiede “cosa sta succedendo in seno alla compagine che sostiene la giunta Cassì?”
È successo che la maggioranza è sbrindellata, ancorché qualcuno non fa trapelare disagio e concorre alla formazione dei 14 superstiti, non sono pochi gli abboccamenti propedeutici alle mosse e alle strategie per le prossime comunali, in pratica andrà a finire come nella passata consiliatura, quando ci fu il fuggi fuggi generale finale, per la gioia di quelli in sala di attesa.
Assodato, ormai, che Cassì non sa gestire i suoi, la sua maggioranza, raccolta qua e là, come la prima, peggio della prima volta.
Sono state evidenti le fibrillazioni in maggioranza del consigliere di Terra Madre, sono note a tutti le inquietudini del consigliere di Sud chiama Nord, Iurato, pare costretto, dall’ultima riunione di Ragusa Prossima, a votare contro il progetto di gestione del Castello pensato da Cassì, evidenti le agitazioni di Sortino, il fatto che un assessore, quindi uno della coalizione di maggioranza, dia del ‘coglione’ a quattro consiglieri di maggioranza, firmatari di un atto di indirizzo non preventivamente concordato, la dice lunga sul clima che domina al piano nobile di Palazzo dell’Aquila.
Come abbiamo detto da tempo, la situazione è sfuggita di mano a Cassì, causa dei suoi stessi mali per aver voluto far salire sul carro del vincitore una truppa assetata solo di poltrone, in molti casi di neofiti della politica, inadatti anche solo per fare il consigliere di quartiere di una volta.
Solamente una battuta che Iacono sarebbe il leader della lista nella quale è stata eletta la Caruso, Iacono è il leader di Partecipiamo, ma con Partecipiamo ha a che fare solo la consigliera Occhipinti, tutto il resto, con gli altri alleati di coalizione, è come un gruppo di Ibla Buskers, di artisti di strada della politica.
Ma tutta la politica locale è bacata perché, dopo le affermazioni, anche gravi, della vicepresidente Caruso qualcuno si sarebbe dovuto alzare per chiamare tutti alla ragione, alleati e avversari, invece tutti fanno finta di nulla, filosofeggiano, non vogliono prendere la patata bollente nelle mani.
Firrincieli torna a pensare, dopo l’episodio delle offese rivolte anche a due consigliere, che ci sia poco rispetto per la donna e si appella alle due assessore, ma le stesse non hanno fiatato quando Iurato ha aggredito verbalmente la Caruso, non hanno fiatato per le parolacce, non hanno fiatato nemmeno in questo caso.
Il ‘ne vedremo delle belle’ deve ancora venire, giunta e maggioranza sono sotto scacco, devono tollerare in maggioranza Bennardo e Zagami, che si dichiarano in maggioranza ma non lo sono, e non li possono estromettere dal gruppo, devono tollerare la vice presidente del Consiglio e cazzeggiano facendo dire al capogruppo che sarebbero state conseguenziali le dimissioni dalla carica e l’uscita dal gruppo e dalla maggioranza, consapevoli che non hanno i 16 voti per la mozione di sfiducia: potrebbero, però raccogliere, al loro interno le firme necessarie, 12, per proporre la mozione ma non lo fanno per non andare incontro a sicura sconfitta.
Situazioni pirandelliane, al limite della farsa, che solo questa troupe ci poteva regalare.
