La confusione che regna in seno alla giunta e alla maggioranza a Palazzo dell’Aquila è segnata da una serie di sigle politiche che si sostituiscono, si affastellano, scompaiono e ritornano sotto mentite vesti.
Possiamo partire dalla lista PeppeCassìSindaco che il primo cittadino, e i suoi del cerchio magico, tentano di modificare in Direzione Ragusa. Una partita persa in partenza, non solo perché l’embrione della formazione politica non è cresciuto, non c’è attività all’esterno, tutto rimane relegato in qualche intervento in aula o post sui social, la denominazione non è utilizzabile in consiglio comunale per il gruppo, ma soprattutto la creazione di Cassì non serve per eventuali sbocchi di carriera politica dove servono i partiti e il civismo va a morire.
Nella seduta di ieri, lunedì 11 novembre ha sbagliato anche il sindaco, ma dobbiamo dire che ci ha ammesso subito l’errore: ha voluto ricordare come su 24 candidati della lista CassìSindaco, che ha chiamato Direzione Ragusa ci siano, in giunta e in maggioranza ben 11 soggetti, 4 assessori, Giuffrida, Adamo, Digrandi e Pasta, e sette consiglieri, Ilardo, Schininà, Battaglia, Criscione, Antoci, La Licata e Vitale.
Nel dirlo, ha voluto fare una forzatura, comprendendone 13, considerando anche Clorinda Arezzo, esperta del sindaco e Federico Bennardo che ha, però, abbandonato la comitiva, e senza considerare qualche presenza di esponenti politici di Fratelli d’Italia, per i cui candidati hanno fatto campagna elettorale, del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, di riferimento del sindaco di Siracusa, facente capo, almeno al tempo, ad azione di Calenda.
Erano i traccheggi per non ammettere partiti ma sfruttare il consenso che poteva derivare da qualche candidato di peso, strategia, in verità, che ha funzionato, non solo all’interno della lista del sindaco.
Altra componente di Palazzo dell’Aquila, nutrita, è quella della lista Partecipiamo-Ragusa Futura, lista federativa che univa Partecipiamo di Giovanni Iacono e Ragusa Futura di Mario D’Asta, che riuniva 8 candidati di Partecipiamo, 8 di D’Asta, con il patrocinio dell’on.le Abbate e 8 di riferimento del sindaco, elementi che non trovavano posto nella lista del sindaco.
Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di capire le singole appartenenze che tutto si è sfasciato: quattro i consiglieri eletti, D’Asta, Caruso, Mezzasalma e Occhipinti.
D’Asta, indicato assessore da Cassì, rinuncia alla carica di consigliere e subentra Sortino, in pratica una situazione paradossale perché dei quattro eletti nessuno fa riferimento certo a Partecipiamo e a Ragusa Futura: la Occhipinti, nei cinque anni precedenti, consigliere eletta nella lista del sindaco, quindi un elemento prestato a Partecipiamo, Mezzasalma pare in quota otto candidati del sindaco, comunque, ora, passata con Ragusa Futura, ancorché sempre del gruppo consiliare Partecipiamo-Ragusa Futura, Sortino forse l’unico che ha affrontato la traversata elettorale con D’Asta, non senza aver provato a candidarsi nella lista del Sindaco, trovata al completo, la Caruso che, per esigenza di regolamento, uscita dalla maggioranza, emigra in gruppo misto ma di chiarissima e dichiarata appartenenza alla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, di Ignazio Abbate e di Anna Aiello.
La Lista De Luca per Cassì nasce civica ma diventa ben presto partito, Sud chiama Nord, l’epilogo è di queste ore con la scomparsa della formazione politica dal consiglio comunale, tenuta in coalizione con la permanenza dell’assessore ma in una situazione politica che di chiaro ha ben poco, peraltro con il fiato sul collo del consigliere uscente che rivendica il patto elettorale che prevedeva una presenza in giunta per almeno un consigliere.
Poi c’è Ragusa Prossima che aveva accolto e ottenuto i consensi di Azione, riuscendo a mettere insieme due consiglieri, uno per parte: ora, però, colui che rappresentava Azione è passatoi al gruppo misto, ma con definite simpatie e appartenenza alla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, Ragusa Prossima resta con un solo consigliere, alla pari con Terra Madre, nata come altra emanazione civica di Abbate ma svincolata sempre di più, lungo il breve cammino dei primi 16 mesi, dal pericolo di dover sottoscrivere la tessera DC.
In pratica chi apre lo scrigno del consiglio comunale si ritrova davanti, come nei film di spionaggio, una cassaforte dei servizi segreti, dove ci sono 9 passaporti, dei quali uno solo autentico, e una serie di carte di credito intestate ai titolari dei passaporti.
Si deve riconoscere che la strategia, contorta e ai limiti della correttezza politica nei confronti dell’elettorato, ha funzionato, anche se l’apporto di tutti gli alleati non è stato determinante per il successo di Cassì, ne avrebbe potuto fare a meno, avrebbe vinto lo stesso e non si sarebbe trovato con una maggioranza sfaldata dopo appena 16 mesi di mandato e, potremmo dire, siamo solo all’inizio.
Forse, a voler essere precisi, influente ai fini numerici l’apporto di Partecipiamo Ragusa Futura, l’unica lista che ha riscosso un consenso diffuso, degno di tale nome, con D’Asta protagonista, comunque, con tre consiglieri, e una quota di eletti pari alla metà della corazzata del sindaco.
Al netto delle cervellotiche valutazioni sui flussi di voti di Partecipiamo, c’è chi è riuscito a sfruttare l’accoppiata uomo donna e ha portato a casa un risultato che merita alla lista la massima fiducia da parte di Cassì.
