La crisi del settimo anno: il sindaco Cassì aveva considerato, all’inizio del suo mandato nel 2018, prioritario l’aspetto della comunicazione, tanto da adottare, fra i primi provvedimenti, quello della nomina di un esperto collaboratore, le cui funzioni hanno galleggiato sempre fra la comunicazione istituzionale e quella politica del primo cittadino.
Senza nulla eccepire sulla professionalità del comunicatore, che potremmo definire anche comprovata, possiamo rilevare un’usura del processo comunicazionale di palazzo, forse dovuta al tempo e al fatto che le doti comunicative dello specialista possono anche non allinearsi alle esigenze politiche.
Per venire al sodo, non ci piace la replica del sindaco Cassì al consigliere Mauro, prima di tutto perché tratta di questioni riguardanti due società partecipate che, ancorché Cassì sia presidente dell’una, la SRR, e presidente del Comitato di Controllo Analogo nella seconda, Iblea Acque, per cui sembra inopportuno utilizzare l’ufficio Stampa del Comune per diffondere comunicati afferenti alle stesse.
L’Ufficio Stampa del Comune non è del Sindaco, tantomeno delle Partecipate, anomalo il fatto che non venga normalmente utilizzato dagli assessori e dai consiglieri comunali, del tutto anomala la totale interdizione del servizio ai consiglieri di minoranza.
La replica del sindaco Cassì non ci piace perché parziale, ancorché metta in risalto aspetti non indifferenti.
Primo fra tutti quello dell’intervento della Magistratura, auspicato da Mauro, da tempo, per i quali il consigliere avrebbe anche inoltrato esposti alle varie Procure, ma senza esito.
Motivo per cui è lecito pensare che gli esposti e le denunce vantate o non esistono o non hanno riscontrato l’attenzione auspicata presso i destinatari.
E, a questo proposito, Cassì insinua il sospetto che possa trattarsi di “Un modo per fare parlare di sé insinuando dubbi di correttezza e di trasparenza amministrativa che si respingono al mittente da soli”, rimarcando come “la logica di una politica fatta di secondi fini e di affarismo, che lui continua a insinuare, a noi non appartiene.”
Ma Cassì non risponde a tutti i rilievi sollevati: si schernisce dall’essere considerato un abusivo alla guida della SRR, in quanto eletto Presidente del CdA, carica non retribuita, per scelta dei colleghi sindaci della provincia e previo parere di compatibilità dell’avvocato del Libero Consorzio di Ragusa.
Al netto delle valutazioni sulla “posizione dominante” del sindaco del Comune capoluogo, che semplicemente, secondo il sindaco, non sussiste avendo Ragusa una quota inferiore al 25%, sorprende il fatto che Cassì non sfiori il rilievo secondo cui la carica di Presidenete della SRR sarebbe mantenuta in violazione del D.lgs. 39/2013 e del parere ANAC n. 122 del 17 dicembre 2014, che sancisce l’inconvertibilità di tale incarico per chi riveste ruoli politici in Comuni soci della società.
Retorica, se non opinabile, la valutazione della polemica proveniente da un consigliere comunale di Ragusa
il quale dovrebbe essere lieto che la nostra città sia rappresentata al vertice della struttura che gestisce il sistema dei rifiuti di tutta la provincia, come pure discutibile la rivelazione di aver avviato, da tempo, con i colleghi sindaci un confronto per il subentro alla presidenza pur rimanendo io nel cda, senza specificare se in ossequio alla legge e al parere ANAC o per semplice iniziativa dalle motivazioni personali.
Può essere anche che il consigliere Mauro abbia voluto intraprendere una “palese battaglia politica personale”, ma ciò non esime, in goni caso, dal rispetto delle norme e della legge, ancorché legittime le ambizioni politiche del consigliere.
Unico passaggio chiarificatore di Cassì quello a proposito dell’unico dirigente della SRR che, già nel 2017, fu assunto con la qualifica di Dirigente, e come tale mantenuto anche dopo il transito da ATO Ragusa Ambiente a SRR.
Sul debito di Iblea Acque nei confronti del Comune di Ragusa, Cassì assicura che monitoraggio e le verifiche tecnico-contabili del Comune di Ragusa e del sindaco quale presidente del “Comitato sul controllo analogo” sono continui e che un piano di rientro del debito è in via di definizione.
Sulle raccomandazioni dei revisori dei conti sulla gestione Iblea Acque, Cassì conferma che il modello di gestione “in house” del servizio idrico, che permette di continuare a gestire l’acqua come un bene pubblico, rimane quello preferito dai Sindaci della provincia a larghissima maggioranza, mentre Mauro, senza dirlo apertamente, è evidentemente a favore dell’unica altra possibilità prevista: l’ingresso di un socio privato.
Particolare che fa dire al sindaco come “la battaglia di Mauro appare tutt’altro che interessata al bene pubblico ma plasmata da propri interessi politici”.
Nulla, ma sono argomenti più volte passati in esame, a proposito del mantenimento in ruolo dell’Amministratore Unico, come pure sul passaggio a dirigenti senza concorso di due impiegati di Iblea Acque, come nessuna valutazione è stata fatta sulla raccomandazione dei revisori di non procedere ad ulteriore allargamento del credito nei confronti di Iblea Acque da parte del Comune.
