La gente comincia a essere stanca di polemiche e risse verbali inutili e di basso livello, non sono producenti, non cambia nulla e, peraltro, chi è stato eletto resta al suo posto, continua a imporre scelte e strategie e tutto è rimandato, casomai, alle successive elezioni.
Tutto è cominciato prima della fine dell’anno, esitata la finanziaria si dava peso non tanto alle misure vere e proprie quanto, piuttosto, alle quote messe a disposizione dei singoli deputati che, tramite emendamenti, concedevano, a loro esclusiva scelta, somme, anche considerevoli, a istituzioni, enti, comuni e associazioni.
Erano gli stessi deputati a vantare gli interventi che venivano tutti ascritti, nelle varie forme, allo sviluppo del territorio, qualcuno lo ha fatto in maniera più plateale, qualcuno in maniera più riservata, qualcuno si è del tutto astenuto dal vantare il proprio operato.
Una querelle che ha tenuto desta l’attenzione per circa 15 giorni, i cui toni si sono irrigiditi quando è stato fatto notare come il Comun di Ragusa, fra i tanti beneficiari omologhi, fosse stato totalmente ignorato, mal celando accuse di scarsa autorevolezza e di mancanza di rapporti istituzionali fluidi al Sindaco della città.
Scoccavano due scintile, la prima provocata dalla riunione indetta dal sindaco Cassì per fare un bilancio del Natale in città, assieme alle tre associazioni maggiori di quartiere: alle esternazioni del primo cittadino replicava, con decisione, la deputata Campo che faceva notare come le iniziative di Ragusa, per il Natale, non fossero da ascrivere a merito dell’amministrazione, ma derivavano dal sostegno fornito da contributi fatti arrivare, su suo interessamento, dalla Regione, e anche per merito di contributi del Libero Consorzio.
Come seconda scintilla, un comunicato del sindaco che, in risposta, non trovava di meglio che diffondere una lectio magistralis sui vari aspetti di opportunità politica di queste manovre della finanziaria: scelte arbitrarie per favorire il proprio bacino elettorale, somme spalmate sul territorio senza criterio alcuno che riguardasse le vere esigenze delle singole comunità, anche in rapporto al numero degli abitanti.
Una sorta di lotta contro i mulini a vento per prassi consolidate, da tempo, a Palermo, una critica per le elargizioni a favori di singoli comuni per determinati servizi di cui le comunità dovrebbero godere equamente su tutto il territorio siciliano, la contestazione di destinazioni di fondi ai Comuni e alle istituzioni per iniziative di carattere promoturistico non ben precisate.
Considerazioni che Cassì poteva evitare, per esempio alla luce del suo uso disinvolto, negli anni, della Tassa di Soggiorno. Le sue riflessioni tradivano, peraltro, in un post-scriptum, la vera intenzione di fare polemica con la deputata Campo per le sue affermazioni.
Poteva esaurirsi tutto in questi battibecchi comunicativi, anche perché le riflessioni del sindaco Cassì mostravano enormi limiti, per i comunque sostanziosi contributi ricevuti dal Comune di Ragusa, da parte della Regione, per i fondi non intaccati della legge su Ibla, per interventi diversi che, direttamente, o anche indirettamente, insistevano sulla città capoluogo.
C’era una sorta, anche, di malcelata gelosia nei confronti dell’ente provinciale che riceveva, addirittura, 1.660.000 euro per interessamento specifico dell’on.le Abbate, oltre a fondi perorati dalla deputata Campo per iniziative pregnanti e di grande visibilità mediatica.
In pratica, il sindaco del capoluogo, sempre alla ribalta fra Iblea Acque, SRR e protagonismo per quelle che sarebbero le scelte per il futuro politico, in questa occasione rivestiva solo il ruolo di una comparsa.
Invece, le polemiche rifioriscono per un articolo sul quotidiano locale, in cronaca regionale, dove, guarda caso, vanno a prendere la Campo come capro espiatorio delle misure e delle procedure adottate per la finanziaria, secondo alcuni in modo poco ortodosso.
Se non fosse per la credibilità del quotidiano locale e del giornalista autore dell’articolo, come hanno fatto rilevare molti, si potrebbe considerare un articolo su commissione, se anche esistessero. Certo, è strano come su 69 deputati (l’on.le La Vardera si era tirato fuori dalla spartizione) tutto il marciume della spartizione è simboleggiato dalla Campo.
Si eccepiscono i fondi destinati, su indicazione della Campo, all’ente provincia che li avrebbe girati a personaggi vicini alla Campo, che noi neppure vorremmo considerare, non solo per il lavoro egregio che, da qualche tempo, porta avanti la Provincia, un vero rinascimento politico-culturale, con la guida competente della commissaria Valenti e del Direttore Generale Rosso
Indiscutibile che dei personaggi vicini alla Campo hanno visto privilegiare le loro proposte, ma si tratta di proposte uniche che non trovano facili paragoni con altri artisti autori e con altre opere per la fondamentale unicità dei lavori presentati. Si potrà discutere sulla valenza delle scelte, sulla validità delle opere ma lo si deve fare con argomentazioni valide.
Quanto alle frequentazioni della Campo con esponenti del mondo artistico culturale va detto che il suo ruolo passato di assessore al turismo del Comune di Ragusa, e la sua naturale propensione per l’arte, la cultura, il bello, anche per formazione professionale, l’ha messa, da tempo, in contatto con tutto il mondo culturale del territorio, mondo attraverso il quale ha favorito il nascere di tante iniziative, molte delle quali hanno lasciato segni indelebili in città.
C’è da dire, poi, che ogni politico, a tutti i livelli, per lo più, ha un seguito di amici, di seguaci, di giornalisti, di addetti stampa, fra i quali si potrà trovare sempre un potenziale conflitto di interessi.
Tant’è che la prima reazione del Movimento 5 Stelle regionale è stata quella di prendere le difese della Campo che, fra l’altro, è vittima di attacchi anche per le voci circolanti che la vorrebbero prossima candidata a sindaco della città di Ragusa, fattore che scompagina programmi e strategie di molti che hanno già studiato e sognano alleanze possibili e facsimile per la sfida che sta per avvicinarsi.
Nell’articolo a lei dedicato, la Campo trovava spazio, però, per una battuta infelice, affermando che preferiva far arrivare soldi alle associazioni piuttosto che al Comune di Ragusa, reo si scelte spesso clientelari che sarebbero anche arrivate a privilegiare parenti del primo cittadino.
Sono affermazioni pesanti che dovrebbero essere provate, prima di tutto, nel caso di Cassì, autore spesso di scelte criticabili e divisive, non si può parlare assolutamente di nepotismo, non ci sono state mai operazioni a favore dei pur eccellenti parenti artisti, di qualcuno dei quali si sente la mancanza da quando appunto Cassì è sindaco, meno che mai per il suo comunicatore. Ragusa è un piccolo centro, ci conosciamo tutti, bene o male è facile leggere l’elenco di delibere e di determine, come pure, all’interno delle stesse, i labirinti che possono portare a nomi eccellenti come beneficiari finali.
Affermazioni talmente becere che avrebbero consigliato chiunque di non dare seguito, invece Cassì reagisce, parla di pattume, di schizzi di fango, plaude alla pagina di inchiesta e dà le sue giustificazioni, superflue, per allontanare da sé ogni possibile illazione.
A margine di tutte queste polemiche va fatta, però, una considerazione, che, peraltro recepisce un sentire comune che si va diffondendo e contro il quale il sindaco dovrebbe provvedere.
La città è stanca di continue polemiche, peraltro quasi mai con esiti certi.
La posizione del Sindaco per Iblea Acque, con la SRR, le questioni legate alla gestione del Castello di Donnafugata, le tante ombre sul PRG, l’assoluto immobilismo in determinati settori, come i centri storici o le contrade, il rifiuto di mostrare autorevolezza per quanto riguarda la sanità, i trasporti, i collegamenti, le infrastrutture, destano tante perplessità, non solo fra la gente ma anche fra insospettabili componenti della giunta comunale che avrebbero esternato un certo smarrimento, prima di tutto per il totale fallimento della coalizione che avrebbe dovuto dare un volto nuovo e slancio alla politica comunale.
E il fatto che anche personaggi di non rilevante posizione politica possano dire di tutto e di più nei confronti di colui che i cittadini, anche senza averlo votato, considerano pur sempre il proprio Sindaco, può essere considerato un elemento di disturbo nella quietas ragusana tanto da imporre azioni autorevoli e chiarificatrici.
