Nel corso della sua visita a Palermo, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha incontrato le delegazioni progressiste.
Oltre al confronto naturale con la deputazione del suo Movimento, Conte ha incontrato quella del Partito Democratico e di Controcorrente, oltre a salutare un rappresentante di Sud chiama Nord.
Per la deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, “Il segno di un percorso propositivo, per parlare di futuro, il segno concreto di un dialogo che, in passato, troppe volte è stato difficile avviare, ed il segnale, trasparente, di un confronto tra forze politiche diverse, che hanno deciso di affrontare un percorso propositivo, per parlare di futuro”.
Non ci si può esimere dal notare l’assenza di rappresentanti delle sinistre e di Italia Viva, oltre a ritenere solo interlocutori questi incontri, fino a quando non sarà riconosciuta una leadership del Partito Democratico sulla coalizione, troppo frastagliata e con troppe ambizioni personali.
In molti ambiscono alla candidatura per la Presidenza della Regione, alcuni si sono già autocandidati, millantando consenso che andrà verificato al voto, bastano solo smodate ambizioni di Conte per una leadership nazionale che lo dovrebbe portare di nuovo a Palazzo Chigi, per considerare tempo perso questi contatti che vogliono prescindere da accordi di base che non ci sono.
Il distacco con le forze di centro destra, soprattutto in Sicilia è tale che solo un progetto svincolato da ambizioni personali può sperare di avere la meglio. Peraltro, le ambizioni personali, a cascata, arrivano in periferia e la smania di concretizzare il campo largo potrebbe significare consegnare u na nuova vittoria al centro destra-
Le esperienze di dissolvimento dei grillini originali, i numeri limitati degli attuali 5 Stelle, le esperienze recenti di dissolvimento delle varie sigle create da De Luca, i tentativi di Controcorrente di riciclare figure del centro sinistra al tramonto, dovrebbero costituire segnali importanti per affidare un progetto di guerra al centro destra al centro destra in mani esperienti, competenti e politicamente mature, con un consenso di base che altri devono ancora costruire.
Lo ammette la stessa on.le Campo che parla di costruzione di un metodo e di un programma che dovrebbe essere ormai scontato e non oggetto di trattative.
Non possono essere messi in discussione le difficoltà di costruire un accordo che deve vedere gli alleati conservare le diverse identità.
Del resto, le idee sono ancora poco chiare e affastellate in maniera confusa, leggere, per esempio da chi siamo governati e trovare assieme la Meloni e un leader siciliano, fino a quando lo è stato, come Cuffaro, non considerare da chi è stato posato sulla poltrona Schifani, dire che siamo governati da uno sconosciuto come Vannacci, ga intravedere reminiscenze di populismo che, finora, non ha dato i suoi frutti.
Aspirare ad un cambiamento necessario e non più rinviabile è legittimo, ma servono accordi seri fra persone serie, prima di tutto non peripatetici delle sigle politiche.
