Ormai l’elenco è nutrito, i rilievi, le denunce, i controlli di autorità preposte si moltiplicano, gli interventi delle forze di opposizioni si fanno pressanti e su tematiche assai delicate.
C’è anche una sensazione di diffusa stanchezza degli amministratori che, anche nelle risposte e nelle repliche, mostrano lacune mostruose in una comunicazione che li dovrebbe, prima di tutto, portare a rigettare, con sdegno e decisione ogni illazione.
Peraltro, l’ondata di contestazioni non accenna a placarsi, a giorni sono annunciate altre chicche su gestioni e bandi di gara che non hanno il benché minimo riscontro.
Peraltro, molte delle cose che, secondo le opposizioni, non vanno, sono note da tempo, fino a pochi orsono si viveva sull’entusiasmo creato ad arte attorno al mito Cassì, oggi, forse perché vicini alla fine di un ciclo ci si rende conto della realtà, di quello che resta e di come ci si è arrivati.
Il caso sollevato dal Partito Democratico non è affatto nuovo, anche in passato qualcuno si è chiesto come venivano retribuiti e da chi i tanti volontari che circolavano attorno al Castello di Donnafugata, e nessuno pensava che ci fossero stipendi da favola, altrimenti i politici avrebbero fatto a gomitate per favorire familiari e amici, come avviene, per esempio, all’ASP dove, addirittura, pare, i posti si creano su misura per i prescelti.
L’ennesima questione gira ancora, dopo il PSPP, attorno al Castello di Donnafugata che, da fulcro, da polo culturale come lo voleva l’esperta del sindaco per la cultura, sta diventando il centro della disinvolta gestione della giunta Cassì e degli uffici.
È stato il segretario cittadino del Partito Democratico, l’avv. Riccardo Schininà, affiancato dai consiglieri Podimani e Chiavola e dal dirigente del partito Lauretta, a presentare i risultati di un attento lavoro ispettivo di ricerca.
È dimostrabile che al Comune di Ragusa si adotta un vero e proprio sistema strutturato di lavoro nero camuffato da volontariato, in ogni caso favorito dall’amministrazione.
Il caso più eclatante riguarda i servizi al Castello di Donnafugata, ma il caso è grave e diffuso per altri servizi essenziali e ordinari, relativi a beni pubblici e strutture comunali, la biblioteca, l’auditorium San Vincenzo Ferreri, impianti sportivi, pulizie, servizi di front office, gestiti con lavoratori in nero, camuffati da volontari che fittiziamente percepiscono rimborsi spese, senza godere di contributi, ferie o tutele consuete dei lavoratori.
Il segretario PD ha sottolineato che in passato l’amministrazione e la maggioranza hanno bocciato un emendamento dei consiglieri PD che voleva istituire il salario minimo da prevedere per tutti i lavoratori che, anche indirettamente, svolgevano servizi per il Comune.
Dopo attente verifiche è stato appurato che i volontari sarebbero obbligati a turni, registro presenze, disponibilità settimanale programmata e dalle rendicontazioni si può avere la certezza che il Comune ha contezza del sistema.
Si configura un rapporto di lavoro, non retribuito normalmente, rivolto anche a soggetti adulti, maggiormente subordinati se hanno a carico famiglia.
Non si comprende perché il Comune sarebbe stato avvertito dell’indagine in corso, tanto da bloccare il primo bando, in maniera sospetta perchè poco dopo la denuncia presentata all’Ispettorato del Lavoro, particolare giudicato da Schininà assai grave.
Secondo il Partito Democratico, se non ci sono le risorse il Comune deve ridimensionare i servizi, non può approfittare dello stato di bisogno di giovani e adulti con procedure illegali.
Il partito ha annunciato di aver già presentato un esposto all’Ispettorato del lavoro e chiede l’annullamento dei bandi triennali appena pubblicati, con la loro riemissione prevedendo l’obbligo di impiegare personale regolarmente assunto.
Il segretario ha aggiunto che “Entro sei mesi questo sistema deve finire, trovando forme tutelate, come le cooperative di lavoro”, auspicando, altresì, che non solo l’Ispettorato del lavoro si attivi per ripristinare la legalità, ma sia la Procura a porre attenzione sulla vicenda.
Di tutta evidenza che è un momento difficile per Cassì e la sua amministrazione, a pezzi ne escono i sostenitori in Consiglio comunale, sempre silenti, che dovranno pur prendere una posizione di fronte a così circostanziate denunce, a questo punto si attendono precise azioni delle autorità preposte, ormai i casi affastellati sui tavoli non sono pochi, da tutte l procedure adottate e difese per Iblea Acque, al caso del PSPP per il Castello, alle questioni sui locali dell’Ufficio Anagrafe che pare non siano solo nel mirino dello Spresal ma attenzionati anche dai Vigili del Fuoco.
Ora questo caso sollevato, per il quale ci dovranno essere risposte precise certezze e trasparenza, mentre si affacciano sulla scena politica la questione dei bandi per l’aria ristoro del terminal bus, andati per due volte a vuoto e gli affidamenti delle gestioni di servizi a Marina di Ragusa, del complesso dei Gesuiti e del locale da poco allestito grazie ad un finanziamento regionale ottenuto per interessamento dei consiglieri Caruso e Bennardo.
Tutte cose che, purtroppo, l’amministrazione gestisce nel chiuso delle stanze del potere, senza trasparenza e senza rendere pubbliche decisioni e scelte, gli ultimi sviluppi fanno capire il perché.
