“Quannu ‘a Sant’Agata sa rubaru ci misiru i potti i ferru”: si potrebbe commentare così la serie di interventi, in Consiglio comunale, aventi per oggetto l’ex Mulino Curiale, ormai completamente raso al suolo.
Il tentativo di recuperare, almeno in parte, una delle poche strutture di archeologia industriale della città, non è stato particolarmente convinto e, in ogni caso, avviato dopo molti anni di indifferente silenzio e solo in vista della cessione di tutta l’area a una impresa che la vuole sfruttare, legittimamente, per insediamenti residenziali e commerciali.
Era stato l’ex consigliere Gianni Iurato, instancabile estimatore e difensore di tutto quanto ci ricorda il passato, soprattutto della nostra città, a tentare di riportare l’attenzione su quello che restava del Mulino Curiale.
Sembrava che si fosse riusciti a far sì che la Soprintendenza ponesse un vincolo almeno sulla parte più antica dell’immobile che, non caso, non era stata demolita.
Ma anche la Soprintendenza si è dovuta arrendere alla evidente carenza strutturale dell’immobile, dopo che erano state abbattute tutte le costruzioni circostanti su cui si appoggiava, precauzioni di sicurezza hanno consigliato l’abbattimento che sarà compensato da una costruzione simile, senza balconi, solo finestre, da potere destinare a centro direzionale ai piani e locali commerciali al piano terra.
Della questione si è occupata la consigliera Flaccavento che è stata protagonista di un accorato intervento nella seduta ispettiva del Consiglio comunale di ieri, martedì 10 marzo.
Intervento per relazionare su una interrogazione finalizzata ad avere maggiori dettagli su tutte le procedure che hanno impedito di conservare una testimonianza di archeologia industriale con rilevanza culturale.
Una interrogazione posta più per sollevare una riflessione sulla conservazione e il riuso di beni antichi di rilevanza culturale che per conoscere maggiori dettagli di quelli che la consigliera aveva già raccolto.
Considerando l’ex Mulino come una testimonianza dell’azione dell’uomo, del lavoro dei ragusani, ha voluto conoscere meglio le procedure di utilizzo dell’area e il destino degli immobili che saranno elevati.
La stessa consigliera ha sottolineato come tutto è perfettamente regolare, quindi solo accademici i commenti e le riflessioni sulla questione.
Peraltro, al tempo della concessione edilizia alla nuova proprietà, anche l’immobile storico era totalmente svuotato di ogni possibile testimonianza dell’attività di un tempo, gli immobili solo scatole vuote, tutti i macchinari e le attrezzature erano stati portati via, verosimilmente dalla vecchia proprietà, quindi, se ci è consentito, di storico restava ben poco, peraltro di un bene di archeologia industriale di nessun pregio architettonico.
Giusto e legittimo, nel pieno rispetto della proprietà dei beni, avviare una riflessione sulla salvaguardia, tutela e possibile riutilizzo di antichi insediamenti industriali, ma si deve agire per tempo, con idee chiare e, soprattutto, o si impongono dei vincoli, ove consentiti dalla legge e con le necessarie tutele per la proprietà, oppure il pubblico acquisisce il bene per diventarne proprietario e utilizzarlo come meglio ritiene opportuno.
La consigliera Flaccavento lamenta l’assenza di progettualità per architetture, anche sostitutive, di prestigio, ma questo dipende dal livello culturale e professionale dei progettisti che peraltro devono avere a che fare con la parte politica che spesso è più propensa a mettere i bastoni fra le ruote che favorire lo sfogo delle migliori potenzialità
A Ragusa, e a Marina di Ragusa, basta fare una passeggiata per ammirare una urbanistica che è solo obbrobrio, con smisurata tendenza allo sfruttamento, in termini economici, di ogni millimetro di superficie disponibile per ricavarne il massimo profitto.
Basta alzare gli occhi, in una qualsiasi via, per assistere allo scempio dilagante, provocato da facili concessioni che hanno consentito di tutto, senza alcuna uniformità lungo una stessa via.
Non sarebbe stato il Mulino Curiale a determinare la salvezza di una vasta area peraltro densamente coperta da edilizia di nessun pregio architettonico.
Piuttosto, ben vengano insediamenti residenziali moderni e strutture commerciali degne di una città che vuole essere al passo con i tempi.
Degli insediamenti commerciali, in termini urbanistici, si è interessato, invece, il consigliere Mauro, con uno dei suoi consueti interventi, intriso di competenza e stilettate verbali all’indirizzo degli amministratori.
Secondo il consigliere Mauro nell’area dell’ex Mulino Curiale, secondo le normative vigenti all’epoca della concessione, potevano essere autorizzati solo esercizi di vicinato, di superficie massima di 150mq, poi, successivamente portati, nel 2025, a 450mq.
Una delibera di giunta, e non un passaggio in Consiglio comunale, avrebbe cambiato le carte in tavola, autorizzando l’apertura di un supermercato, di più grande estensione, e, ha fatto notare Mauro, una delibera di giunta strana adottata nel marzo del 2023, a ridosso delle elezioni comunali, in piena campagna elettorale.
Mauro si è dilungato sulle maggiori opportunità, soprattutto di carattere economico che la delibera di giunta, senza motivazioni di urgenza, in piena campagna elettorale, ha fornito agli imprenditori proprietari dell’area e titolari dei progetti, sottolineando come, per altre variazioni simili, c’è stato il passaggio in Consiglio comunale. Peraltro, con una strana successione dei tempi, perché il progetto generale risaliva al 2021 e solo nel 2023, a ridosso delle elezioni, si cambiano le carte in tavola.
Mauro ha buttato, come al solito, con dovizia di particolari, la pietra nello stagno, ben consapevole e sicuro di quanto chiede, ben sapendo quali dovrebbero essere le risposte.
Del resto, tutti sanno quello che è accaduto negli ultimi mesi della campagna elettorale, in cui lui era direttamente coinvolto con il candidato sindaco Schininà, sa degli accordi finali che ci furono, protagonisti alcune lobby di costruttori, si dice per il piano regolatore e per altre questioni spicciole come questa citata.
E Mauro non dovrebbe chiedere perché sa di figli di noti costruttori, nella sua lista, che, dalle promettenti iniziali potenzialità di consenso, crollarono ai miseri 100 voti di qualsiasi anonimo candidato consigliere, segnale che il vento, all’improvviso, era cambiato, naturalmente in piena legittimità perché lo scambio di favori non potrà mai essere dimostrato nella sua complicata architettura.
L’assessore Giuffrida, da parte sua, per dimostrare la piena legittimità delle procedure adottate ha evidenziato come le norme del 2012 prevedevano, nel caso in questione, una zona B satura che prevedeva esercizi commerciali senza distinzione di superficie. In aggiunta, nella proposta di delibera il dirigente sottolineava come non venisse modificato il carico antropico della zona, cosa di cui si occupava la delibera di giunta, a livello di parere, sottolineando come la nuova struttura di 1500 mq offe un carico urbanistico minore dei 10 esercizi di vicinato proposti, oltre a prevedere dei parcheggi che per gli esercizi di vicinato non erano contemplati.
In chiusura dell’intervento una precisazione del tutto inopportuna dell’assessore Giuffrida che nel sottolineare come la pratica di cui alla delibera del marzo 2023 facesse seguito ad una richiesta del novembre 2021, cosa che cambia poco i termini della questione, riguardava persone che non erano tanto amiche dell’amministrazione.
L’assessore, per questa precisazione, si è scusato se ha potuto interpretare male il senso di alcune parole del consigliere Mauro, ma, di fatto, ha ammesso che ci sono amici con diversi livelli di rapporti con gli amministratori.
