Secondo un articolo di Repubblica, a firma del giornalista corrispondente Giorgio Caruso, delle ore 19.07, nel corso di una riunione, tenutasi il giorno 6 marzo, alle ore 17.30, negli uffici dello Sviluppo Economico del Comune di Ragusa, sarebbero emerse dichiarazioni e affermazioni del sindaco Cassì di inaudita gravità.
Ormai il primo cittadino non si limita ad ammettere l’utilizzo improprio di volontari per i servizi comunali, ma aggiunge, secondo quanto riportato dall’articolo, “per convenienza nostra su alcune cose si sono chiusi gli occhi”
Alla riunione hanno partecipato a trentina di volontari, riuniti dopo che il caso era esploso, per verificare cosa fare: non è stato un incontro solo fra le parti in causa, c’era il Presidente locale della società che ha gestito i servizi e i volontari, per conto del Comune, erano presenti gli assessori Pasta, personale e sviluppo economico, e Digrandi, sport e politiche giovanili, l’esperta del sindaco per la cultura, Clorinda Arezzo, il Presidente del Consiglio comunale e il funzionario dell’ufficio sport, Nicita.
Il sindaco ha sottolineato, come fosse una giustificazione alle irregolarità, che il servizio espletato dai finti volontari è stato essenziale per l’ente che altrimenti avrebbe dovuto sostenere spese per personale addetto che non si volevano mettere in bilancio.
Dopo aver accennato alle ipotesi allo studio per garantire l’apertura delle strutture comunali, utilizzo di personale comunale e ricorso ad agenzie interinali, ha anche parlato delle possibilità che avrebbe potuto offrire ai volontari il Progetto di Partenariato Speciale Pubblico Privato per la gestione del Castello e di alcuni siti culturali.
Ma gravi sono state le affermazioni successive, sul volontariato che sarebbe diventato un sostitutivo, più conveniente, del lavoro regolare, cosa che non può esistere: “Siamo andati avanti fino a quando è andata bene, oggi non è più così, i tempi sono cambiati.
E tutto questo si deve al Partito Democratico di Ragusa che ha fatto scoppiare il caso e, segnatamente all’azione incessante del segretario cittadino, l’avv. Riccardo Schininà, che, appunto stasera, ha commentato la gravità delle dichiarazioni del sindaco, fatte emergere dal quotidiano Repubblica.
Nel tentativo disperato di assumersi la responsabilità della questione, il sindaco ammette gli errori nella gestione della situazione, come capo dell’amministrazione: “se noi oggi diciamo che era tutto a posto, diciamo il falso. Non era tutto a posto”, plurale, forse, riferito a tutta la compagine di giunta e ai componenti del consiglio comunale rimasti a sostenerlo, che si ostinano ancora, in maniera sfrontata e impudente, priva di vergogna, a difendere il sindaco e a tentare di minimizzare l’accaduto.
Il vergognoso caso degli scontrini fasulli, finiti al centro delle polemiche, mette, segnatamente, nel mirino il responsabile della associazione che li richiedeva ai finti volontari e i funzionari comunali che li vidimavano, personaggi sui quali, finora, stranamente, non si sono concentrate le attenzioni.
Il sindaco avrebbe chiuso l’incontro riconoscendo la responsabilità politica dell’accaduto, preoccupandosi di sottolineare come si stanno cercando soluzioni per continuare a garantire i servizi, mantenendosi nel perimetro della legge.
La gravità della situazione e delle dichiarazioni del sindaco è sintetizzata nella frase che, si legge nell’articolo, riassume il senso dell’intero confronto: “Per convenienza nostra si sono chiusi gli occhi su alcune cose, non potrà più essere così, questo è il punto.”
Di fronte a tali ammissioni, si resta basiti per la ostentata indifferenza degli assessori della giunta che sembrano voler ignorare la questione.
Il vicesindaco e assessore multiuso Giuffrida, da tempo sempre vicino al sindaco in maniera ossessiva e opprimente, sembra eclissato, silente, avulso dalla situazione come fosse stato estraneo alle decisioni della giunta, tutte, pare, all’unanimità, hanno perso la parola gli assessori Gurrieri e Distefano, qualcuno è in viaggio in maniera disinvolta, nonostante la questione riguardi anche soggetti disagiati, l’assessore Pasta sembra caduta dalle nuvole, come diretta responsabile del personale.
L’assessore Digrandi una povera vittima di un sistema perverso che ha subito, estraneo a queste procedure l’assessore Iacono che più volte ha avuto modo di contestare tali sistemi dai quali si è tenuto estraneo, per quanto c’è il nodo dei “volontari” retribuiti, profumatamente, della protezione civile, i cui servizi, al momento, risultano anch’essi bloccati.
Farebbero bene, tutti, a dimettersi in blocco ed evitare di mantenere in essere l’onta della vergogna per la città. Di fronte alle chiare ammissioni di colpa del sindaco, non resta altro da fare.
Ma non lo faranno, segnale che c’è qualcosa che li tiene attaccati alle poltrone.
Si sono salvati, in tempo, gli assessori D’Asta e Massari che, evidentemente, avevano, capito, da tempo, che molte cose non andavano.
