Forse, più pesanti e dannosi del previsto i danni per la sconfitta al referendum.
La Presidente del Consiglio, nelle sue prime mosse mostra smarrimento, “dimissiona” del Mastro e Bartolozzi solo dopo la sconfitta e lascia pensare che non lo avrebbe fatto in caso di vittoria del SI’.
Coglie anche l’occasione per togliersi di mezzo, in maniera sempre plateale, il Ministro del Turismo, Santanchè ma non ha il sostituto pronto, come la Fiat rispolvera i nomi dei modelli del passato, circolano voci di possibili sostituti che denotano come si gioca a mosca cieca, alla ricerca di possibili nuovi consensi, si va dal leghista Zaia al mondano Malagò, passando per gli uomini di partito.
Aleggia solo la possibilità dell’unica scelta intelligente, le dimissioni e nuove elezioni.
Nel mentre ci sono strani movimenti in Forza Italia, il principale alleato, e nei dintorni.
Calenda si smarca dal centro sinistra e si dichiara per un fronte moderato, la sua uscita va registrata e messa assieme alle tante sue destinazioni che ha propagandato.
Il destino dell’Italia è quello di stare ad ascoltare gente che ha percentuali ad una cifra e parla da grande della politica.
Un altro soggetto che guarda al cambiamento è marina Berlusconi che, in una mattinata ha liquidato il capogruppo al Senato Gasparri, tramite una richiesta di farsi da parte di 14 senatori su 20.
Anche questa una decisione che poteva essere presa prima del referendum, anche se appare sganciata dalla consultazione: in chiave di cambiamento, rilancio del partito e modernizzazione arriva Craxi, non certo Bettino ma la figlia Stefania, che diventa, in un colpo, big di Forza Italia.
Cosa passa per la testa della figlia di Berlusconi è tutto da scoprire, una sorta di ritorno al passato o un segno di riconoscenza per chi li ha fatto grandi.
L’unica cosa che si può pensare è che per presunte doti di diplomazia politica e per essere portata ad accordi trasversali, la Craxi sia stata scelta per creare quel fronte di centro, moderato, liberale che vorrebbe fare di Forza Italia la nuova forza politica del paese.
La tempistica, collegata alle voci che vorrebbero il segretario nazionale di Forza Italia in caduta libera e la contestuale ascesa dell’uomo del referendum, Mulè, accredita le ipotesi che tutto faccia parte di un gioco perverso ai danni della Meloni che, dalla consultazione referendaria esce con le ossa rotte, come altrimenti non si può considerare.
Del resto, qualcuno dovrà dare una spiegazione alla scarsa partecipazione e all’impegno inesistente degli azzurri per la causa del SI’: può essere lecito pensare che tutto abbia fatto parte di un disegno strategico per metter da parte l’alleato.
Hai fatto il giro in bicicletta? Ti sei divertita, ma non hai fatto divertire, quindi ora si cambia.
Una strategia tutta da verificare, se determinata da scompensi ormonali o lucida visione politica e concreta valutazione degli avversari.
Tutto ciò concorrerà a non far arrivare alla fine del viaggio il treno del governo e si può pensare che ci sarà una fermata anticipata, complice anche il peso di una Sicilia dove le disavventure giudiziarie del partito della Meloni e le lotte di quartiere in Forza Italia stanno facendo da balia ad un embrione del campo largo che, ad onta delle mille difficoltà dovrà pur nascere perché ci dovrà essere chi deve andare a governare.
Certo, se la Meloni e la Berlusconi volessero fare sfoggio delle loro capacità politiche, potrebbero scendere per un week end a Palermo e godendosi la primavera sulle terrazze di Villa Igea potrebbero fare come a Roma e indicare, con pollice su o pollice verso chi può sopravvivere e chi sarà pregato di restituirsi agli affetti familiari.
