Dibattito per il centro storico di Modica, il presidente provinciale di Confcommercio mette i puntini sulle i

Nonostante l’ampio e qualificato intervento del Presidente sezionale di Modica di Confcommercio, Giorgio Moncada, nel dibattito e nel Consiglio comunale aperto di Modica, per le problematiche del centro storico, anche il presidente provinciale, Gianluca Manenti sente la necessità di riaffermare la presenza dell’Associazione nel contesto dell’articolata questione.

In una nota si accomuna alla positiva valutazione generale sulla grande partecipazione di tutta la comunità, segnale che la stessa è viva e vuole partecipare ai destini della città.

Facciamo riferimento ad una contestuale nota del Partito Democratico di Modica per significare la portanza della problematica che rende difficili soluzioni a breve termini ed efficaci.
Il Partito Democratico di Modica, fra i più attivi nell’efficacia dell’approccio alla questione centro storico, solo per Modica Alta, quindi per una componente non certo paritaria con il reso del centro di Modica, indica alcune necessità indifferibili: riportare a Modica Alta alcuni uffici comunali, favorire l’insediamento di piccole strutture di vendita, incentivi fiscali, collegamenti pedonali sicuri e meccanizzati tra Modica Alta e Modica Bassa, controlli dell’autorità locale sul territorio, semplificazioni e fiscalità agevolata per chi torna a vivere in centro, parcheggi di quartiere, trasporto pubblico di quartiere pensato soprattutto per gli anziani, un presidio sociosanitario di prossimità, spazi pubblici per i giovani, un calendario permanente di eventi culturali.
Tutto ineccepibile, in verità è stata omessa la determinante delle scuole, se a Modica bassa propongono la presenza dell’istruzione secondaria, a Modica si dovrebbe insediare quella primaria, ma, è fin troppo evidente, una catena di sogni, irrealizzabili se non per qualche singola idea o iniziativa.
Con tutto il rispetto per le idee del PD di Modica, se si realizzasse tutto quanto per Modica Alta, diventerebbe una Firenze del Sud, di conseguenza in basso Modica dovrebbe diventare una seconda Roma.

Confcommercio premette un dato, quasi a voler difendere la causa dell’associazione, per cui le vetrine vuote sarebbero un sintomo, non la causa della crisi demografica e funzionale del centro storico: solo il 13,5% dei modicani vive nel centro storico e circa il 40% degli immobili è vuoto.
Quanto è possibile una inversione di tendenza, anche non netta?
Le possibili soluzioni di Confcommercio non si discostano dalle altre, mappatura digitale costante degli immobili e dei flussi, incentivi per il ritorno alla residenza, trasferimento di uffici pubblici nel cuore della città, standard di qualità urbana, e aggiunge la presenza universitaria.
Ma, prima di proporre la presenza universitaria, si ha contezza della possibile sostenibilità economica del Comune che, già in passato, al riguardo, ha lasciato solo debiti?

Enormi le problematiche, difficili se non impossibili le soluzioni, e Confcommercio se ne viene fuori con una pretesa che certo non aiuta il dibattito, almeno in questa fase nella quale viene esternata: con la quanto mai retorica affermazione dell’assenza di spirito polemico, rivendica una posizione di preminenza, come associazione di categoria, rispetto ai tanti cittadini, nel dibattito, cosa che non si sarebbe avuta nel civico consesso aperto, dove, peccato di lesa maestà, prima sono stati ascoltati i cittadini e poi le associazioni.
Nulla da eccepire sul ruolo fondamentale delle associazioni che portano analisi, esperienza e responsabilità, ma le associazioni non sono il centro del mondo, peraltro, comunemente, le associazioni di categoria hanno sempre le soluzioni di tutto ma nessuno mai ha pensato, vista l’inazione della politica, di tentare di entrare nelle amministrazioni, nessuno si vuole cimentare, addirittura si assiste, generalmente, ad un atteggiamento accondiscendente sia per le amministrazioni di destra che di sinistra, senza autonomia di pensiero e di scelte.
Se non condivido l’azione di un sindaco, la devo avversare politicamente, non devo fare di tutto perché ci sia il confronto.

Senza dubbio Confcommercio ha esperienza e competenze da vendere, per i suoi ottanta anni di storia, ma non ci si può esimere dal rilevare come parte preponderante del problema sia la crisi del commercio e lo spopolamento, anche commerciale, dei centri storici, segno evidente che l’associazione non è riuscita a prevenire le grandi novità del settore, a gestire i processi economici, anzi, pare, ne sia stata travolta.

E poi la chiosa finale del comunicato, non senza aver precisato che “Il centro storico di Modica può rinascere, ma solo se si costruisce un percorso condiviso e se si riconosce il ruolo di chi, da ottant’anni, lavora per il bene dell’economia e della comunità” : ”La rappresentanza autentica non cerca palchi: cerca risultati. E i risultati si ottengono sedendosi al tavolo prima che un problema diventi emergenza”.

Qui non si tratta, ormai di emergenza, è tempo solo di esequie, e le associazioni di categoria sono arrivate tardi, al pari di tutti gli altri attori che non hanno compreso e saputo prevenire le trasformazioni in atto.

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