È un momento assai difficile per Forza Italia, non solo a livello nazionale, dove è difficile prevedere quali potranno essere gli effetti del rinnovamento voluto da Marina Berlusconi, al momento centellinato per non creare scossoni.
Del resto, ci si deve muovere con attenzione, Forza Italia resta sempre un partito con percentuale ad una cifra e tutti i tentativi di far rinascere i fasti del passato, dopo la scomparsa del Cavaliere, non hanno dato, finora, esiti sperati, crisi suggellata dalla sconfitta al referendum che ha visto, quasi, dappertutto, un disinteresse degli iscritti.
In Sicilia, che dovrebbe essere la terra promessa degli azzurri per i buoni risultati alle ultime elezioni, ci sono forti fibrillazioni all’interno di un partito sostanzialmente nelle mani del Presidente della Regione e del suo fedelissimo segretario particolare, fino a pochi giorni orsono segretario regionale.
Questo soggetto, che maggiormente era osteggiato dalle correnti interne ostili a Schifani, con un colpo di mano, con una dimostrazione di forza, è stato levato dal Presidente, dal basso rango di segretario regionale mal sopportato, causa del disagio imperante nella regione, a quello, addirittura di assessore alla Salute, nella cabina di comando di buona parte delle politiche regionali, al quale si dovranno rivolgere, deferenti, i fibrillanti del partito.
E dopo il rimpastino di Schifani che ha dato una mano di pittura al suo governo, senza preoccuparsi di togliere polvere e incrostazioni dalla superficie, riportando in giunta la DC con l’assessore che era stata estromessa a novembre, ma sempre fedelissima di Cuffaro dal quale non ha preso minimamente le distanze, anzi rimarcando che molte delle componenti del castello accusatorio stanno venendo meni, e accontentando gli appetiti, più o meno legittimi, di Raffaele Lombardo, la prova di forza di non emarginare Caruso, schiaffo ai suoi più strenui oppositori, viene considerata quasi come l’ultimo desiderio del condannato a morte che sa che il suo ciclo è finito.
A farlo cadere ora, nessuno ci pensa, per cui tenta di fare quello che vuole fino alla fine del mandato, consapevole che sarà restituito agli affetti familiari. Ormai, la partita si gioca altrove e su altri tavoli.
In questo scenario da palude politica, il segretario nazionale Tajani, di certo d’accordo con la famiglia Berlusconi, aveva pensato di sostituire Caruso con un Commissario, non essendo, nelle intenzioni dei vertici, opportuno procedere ad un congresso che avrebbe avuto vinti e vincitori, con gravi danni materiali e d0immagine.
E la scelta è caduta su un pezzo pregiato, di recente riacquistato, forse troppo pregiato per la palude di cui parlavamo e nella quale si deve muovere.
Nino Minardo è stato accolto con grandi attestazioni di stima e di apprezzamento per le su doti politiche, per la sua persona, come altrimenti non poteva essere, ma non si è andati oltre.
Ne è testimonianza l’atteggiamento riservato da quasi tutto il partito, anche da correnti vicine a Schifani, come quelle dell’asse Cardinale – Tamajo, alla ricomposizione della giunta di governo, della quale Minardo si è autonominato elemento determinante e dirimente per sbloccare le scelte del Presidente.
Meno che mai sono arrivate espressioni di plauso per la scelta dell’assessore alla Salute, scelta che, di certo, ha colto di sorpresa anche lo stesso Minardo che non ne ha vantato per nulla la genesi.
Minardo, con il suo dress code, sembra un tipo fuori posto, elegantissimo all’interno di uno stabilimento industriale abbandonato, dove ci possono essere sorprese ad ogni angolo.
Si muove con disinvoltura, mostra di avere contatti continui e costanti con tutte le anime del partito, ma non è riuscito a ottenere dichiarazioni di intenti positivi dalle varie componenti che sembrano nascoste fra i rami per impallinare il governo alla prima occasione.
Non c’è, perché non ci potrebbe essere, un atteggiamento tendente a dimostrare che Schifani non è più il padrone assoluto del partito, né tantomeno che Forza Italia possa prevalere sugli altri partiti della coalizione per influenzare le politiche del governo e di Schifani in particolare.
Non ci sono dichiarazioni di Schifani in tal senso, meno che mai nella rassegna stampa dei comunicati di Minardo.
Che oggi lancia un nuovo comunicato rassicurante per le folle, per gli iscritti e i simpatizzanti di Forza Italia, ma non certo per il Presidente.
“Forza Italia guiderà la Regione anche nel 2027!! ma, è legittimo chiedersi, chi sarà il Presidente?
In una intervista, Minardo afferma: “Nel 2027 si tornerà al voto, ma manca ancora tempo e oggi sarebbe un errore distrarsi dalle priorità reali dei siciliani. Adesso conta governare bene e consolidare i risultati raggiunti. Sapremo farlo con serietà e responsabilità e sono convinto che i siciliani confermeranno la loro fiducia: la Sicilia continuerà a essere guidata da Forza Italia”.
“Abbiamo una squadra da Serie A: sui territori, all’Ars, a Roma e a Bruxelles – aggiunge Minardo – e c’è un gruppo di giovani straordinario che deve essere valorizzato”.
Non c’è una sola parola su Schifani, addirittura si parla di territori, di Assemblea regionale, di Roma, di Bruxelles, ma nessun cenno per Palazzo d’Orleans.
Solo un cenno per dire che “Il presidente Renato Schifani e il suo governo stanno lavorando bene e lo dimostrano tutti gli indicatori economici”, espressamente meriti da dividere con il governo, con la coalizione, nessun riferimento ad una naturale ricandidatura, sembra lo stesso clima dell’esautorazione di Musumeci che, almeno, è diventato Ministro anche se del nulla.
Per Schifani, con l’aria che tira, si dubita che possa andare oltre qualche carica strettamente onorifica.
In ultimo, una chiusura, in puro politichese che, siamo certi, non può convincere nemmeno lo stesso autore: “Sulle presunte divisioni interne agli azzurri siciliani, francamente questa narrazione non mi convince.
Io parlo con tutti e c’è ampia condivisione sul percorso da fare.
Certo, in un grande partito come il nostro è normale che ci siano punti di vista differenti, ma devono essere sempre improntati alla massima franchezza e trasparenza, con l’obiettivo di raggiungere rapidamente una giusta sintesi”.
