Il quadro che viene fuori da una seduta del Consiglio comunale come quella di ieri, mercoledì 13 maggio 2026, è quello di una amministrazione che ha fatto, prematuramente, il suo tempo.
Non vogliamo nemmeno pensare che il sindaco, al suo secondo mandato, consideri comunque esaurito il suo ciclo, ma, anche considerando ipotesi di dimissioni anticipate, per altre candidature, viene fuori una realtà che, giorno dopo giorno, fa emergere tutte le sue grosse lacune, che inficiano l’immagine di amministrazione virtuosa che si vorrebbe dare.
Lo diciamo da tempo, Cassì, con le sue scelte, ha buttato alle ortiche il patrimonio di credibilità politica che si era creato al seguito della sua credibilità personale e professionale che non è, per fortuna, inficiata dalla presenza di assessori, collaboratori e maggioranza che si rivelano, ogni giorno di più, del tutto inadeguati al ruolo.
E la seduta ultima del civico consesso fornisce elementi per affermare che il sindaco Cassì è obbligato, come dice da troppo tempo, ad un cambio di passo per restituire dignità al suo mandato, ma il cambio di passo è, obbligatoriamente, subordinato, ad un rimpasto che metta fuori le zavorre.
Purtroppo, non vediamo un futuro roseo per l’amministrazione, considerata la ritrosia di Cassì a liberarsi delle zavorre.
Ci occupiamo prima delle comunicazioni che, da sole, hanno fatto emergere non poche criticità e l’inadeguatezza degli assessori interessati ai temi trattati.
Si inizia con la questione dell’incrocio fra via Di Vittorio e via Ducezio, teatro, per la modifica al sistema delle precedenze, di qualche incidente e del rallentamento del traffico.
Un problema che l’assessore al ramo mostra di non saper dominare, come tanti altri casi in città.
Se può essere vero che le soluzioni adottate derivano dall’esigenza del passaggio di mezzi di soccorso, della Polizia Locale e della Polizia di Stato, considerato anche che gli incidenti derivano dalla mancata osservanza della segnaletica, l’assessore non può limitarsi a dire che occorre sensibilizzare gli automobilisti, deve dire come e quando si comincia questa opera di sensibilizzazione che è anche opera di controllo, come per il passaggio a livello di via Paestum.
Per esempio, sulla via Di Vittorio, nel tratto che porta all’incrocio in questione, esistono tre corsie di marcia, una singola in salita, verso piazza Croce, e due in discesa verso l’incrocio: complice l’assenza di adeguata segnaletica orizzontale, la strada è un far west, la corsia in salita è spesso occupata da vetture in sosta, quasi mai sanzionate se in corrispondenza del muro di recinzione del carcere. I sorpassi e i cambi di corsia, nei due sensi di marcia sono all’ordine del giorno, addirittura uscendo dal parcheggio si tenta l’inversione a U.
La segnaletica verticale è inadeguata, poco visibile, occorrono anche dei limiti di velocità perché il fatto di avere la precedenza non autorizza a oltrepassare un incrocio a occhi chiusi, sono accorgimenti prudenziali che vanno insegnati e un assessore non se ne può lavare le mani dichiarando che sono misure dovute a determine dirigenziali.
A Ragusa è il sistema di controllo che non funziona, la auto parcheggiano all’interno delle rotatorie e non si fa nulla per non disturbare i commercianti del sito, ci sono, addirittura lamentele mai ascoltate per la sosta selvaggia, mai sanzionata, di avventori di un ristorante nelle vicinanze di corso Mazzini, che, in certe serate, posteggiano senza alcun discernimento. Mai nessun controllo, ancorché richiesto, come al passaggio a livello di via Paestum.
Di tutto questo si dovrebbe occupare l’assessore e non lo fa, e il sindaco assiste in silenzio.
Il consigliere Calabrese solleva lo scandaloso ritardo, un anno e mezzo, per l’applicazione della mozione, approvata da tutto il consiglio, per l’istituzione del registro comunale di genere e della carriera alias per i dipendenti comunali, dedicati alle persone che non si riconoscono nel genere di cui alla nascita che hanno diritto, per legge, a un profilo alias ove consentito dalle norme, per determinate esigenze.
L’assessore al personale, Pasta, ha candidamente ammesso che non si è fatto ancora nulla, adducendo difficoltà legate al reperimento di personale idoneo per occuparsi di quanto in oggetto, in relazione anche a problemi per la privacy. Ma è passato, comunque, un anno e mezzo, questo per dire come funzionano certi uffici e come sono coordinati.
Calabrese solleva anche l’esigenza di adeguati spazi, regolamentati e delimitati, a Ragusa Ibla, per taxi e NCC, e l’assessore Gurrieri se ne viene fuori con la favoletta del terminal allo studio della Commissione centri storici, nell’area di ingresso a Ibla, al SS Trovato.
In pratica un’altra risposta del nulla, come nel caso dell’incrocio di via Di Vittorio.
Poi è la volta del consueto diluvio di segnalazioni della consigliera Caruso: si sta diffondendo la realtà del settore, suffragata dalla dichiarazione del sindaco che ha affermato che sono state impinguate le norme per il settore, somme, quindi, mal programmate.
Lo devono dire chiaramente, o si lascia ala situazione esistente oppure si prendano soldi dall’effimero, dalla cultura, se si vuole il decoro in città, altrimenti teniamoci concerti, libri e formaggi per far divertire la gente.
La questione del verde pubblico è emersa nella sua totale drammaticità con l’insediamento all’assessorato di Giovanni Iaocno, autore, in questi primi mesi, di un lavoro eccellente, con rendiconto puntuale e giornaliero dei servizi svolti che, però, ha messo a nudo una realtà, esistente già ai tempi del dimesso assessore D’Asta: non è possibile arrivarci, con le somme disponibili e con le risorse attuali.
Noi, tuttavia, insistiamo, da tempo, sul fatto che i mali del settore dipendono anche dal dirigente, dai funzionari e dagli uffici che, negli anni, si sono rivelati inadeguati per quanto occorreva.
La cartina al tornasole è la ritrosia a fornire anticipatamente la programmazione giornaliera e settimanale dei servizi da svolgere, anche per capire, per ogni singola via o area verde ogni quanto tempo sono previsti gli interventi, programmazione che ha chiesto anche la consigliera Caruso, senza ricevere riscontro.
La consigliera ha enumerato le aree di crisi: un bollettino di guerra, via Mongibello, Stiela, Cusina, Germania, Ferrari, contrade e Marina di Ragusa, segnalazioni che pervengono da ogni angolo della città, per le quali, per essere concreta, in mancanza di adeguate informazioni sul cronoprogramma e sull’elenco degli interventi da fare, non quelli fatti, si chiede se l’amministrazione pensa di poter dare risposte alla città.
E per fortuna, forse non a caso, il limite della mezzora per le comunicazioni contiene la pioggia di rilievi e di segnalazioni ormai diventate una costante dell’attività di questo Consiglio che, del resto, non altro di cui occuparsi, se non, come per l’intervento del consigliere Antoci, di perdersi in sperticate lodi per alcune iniziative, in un impeto di propaganda e di tentativo di difesa di questa amministrazione che sembra, sempre più una partita persa in partenza.
