A dicembre, quindi, si vota per le Province?

Sarà una affermazione azzardata, ma non ci sarà nessuna votazione per le Province.
Qualcuno, bene informato, racconta che la riunione palermitana è stata caratterizzata da un vertice di maggioranza a 360°, particolarmente rissoso, per dirimere le questioni di governo rimaste insolute ed in particolare il governo del territorio.
Il sistema elettorale della legge Del Rio, che oggi risulterebbe vigente anche in Sicilia in assenza di una legge elettorale sicula, attribuisce il diritto di voto ai consiglieri con il cosiddetto voto ponderato.
Il consigliere di un comune con più abitanti vale di più di un consigliere di un piccolo paese.
Il presidente va scelto tra i sindaci del territorio provinciale. Questa circostanza rende impraticabile questa legge perché di fatto non ci sono sindaci disoccupati e le questioni dei comuni assorbono tutte le energie. Non si capisce come dovrebbe fare un sindaco a reggere un peso così importante. E comunque non avrebbe poteri pieni atteso che sarebbe sempre combattuto tra interesse di parte, quello del suo comune, ed interesse diffuso.
Peraltro, dopo le note vicende di Iblea Acque, non si intravedono, al momento, capacità, competenze e autorevolezza necessarie per un ruolo così importante.
Larghi strati della maggioranza, e soprattutto i centristi di tutte le estrazioni, si sono detti contrari.
Viene rinviato, dunque, ai parlamentari regionali di prendere una decisione importante.
Sullo sfondo vi è sempre il ripristino del sistema elettorale precedente che è allo studio in senato e che parrebbe in dirittura d’arrivo dopo il consenso della Meloni.
A votare per le Provincie in questo modo si fa solo danno. Meglio attendere la riforma e far votare i cittadini per eleggere organismi istituzionali con la pienezza dei poteri.

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