di Cesare Pluchino
Il defilarsi di Partecipiamo dalla maggioranza apre scenari tutti da decifrare
Definire tempestiva l’uscita di Partecipiamo dalla maggioranza è un eufemismo, ma ha, comunque determinato uno sconquasso dai risvolti ancora inimmaginabili.
Qualcuno indugia a chiedersi dove siano le dimissioni dell’assessore dell’alleato in uscita ma, in periodo di passione le rappresentazioni sacre sono di solito tragedie e non comiche.
‘Na mala pasqua per tanti soggetti addetti alla politica locale che, a stento, potranno essere distratti da ‘mpanate e turciniuna: ad alleviare le sofferenze ci potrebbe pensare qualche articolato comunicato stampa del gruppo pentastellato, ma il silenzio caratterizza questo momento nel Movimento di Grillo, dai vertici dell’amministrazione alla truppa che pure tenta di sollazzare l’opinione pubblica.
Oggi, qualche spensierato consigliere, mentre l’incendio avviluppava la casa a cinque stelle, pensava di colpire l’opinione pubblica informando del sorteggio dei componenti il seggio elettorale, un taglio netto con il passato che vedeva queste scelte solo come spartizione politica.
Certo dopo tre anni di amministrazione del cambiamento, ben poca cosa, ma considerati i giocatori, forse, è già tanto.
Una Pasqua di resurrezione solo per Giovanni Iacono che potrà ritornare alla politica vera, come sempre è stato abituato a fare, senza lacci e lacciuoli dai quali è stato costretto, in questi mesi di amministrazione, dal senso di responsabilità, dalle opportunità politiche imposte dall’alleanza, dall’impossibilità di sovvertire le regole imponendo la sua autorità in seno alla stessa, dalla obbligata convivenza con il suo assessore che, di certo, non ha contribuito a imporre i patti dell’alleanza ai colleghi grillini, mostrandosi, anzi appiattito sulle posizioni del sindaco e dei colleghi assessori dei quali, alla fine è stato il più strenuo difensore, muto anche di fronte alle discrasie più evidenti, rendendosi anche protagonista, nel finale, di un atteggiamento di malcelata resistenza nell’abbandonare una nave ammutinata nei confronti del suo leader di associazione che non ha difeso come meritava, se non in retorici interventi di rito.
Qualche cosa l’esperienza aggiungerà all’inadeguatezza politica dei grillini, la gran parte sarà la consapevolezza dell’errore di aver scelto Giovanni Iacono come avversario e non come alleato.
Presto si renderanno conto della minchiata madornale, perché di Iacono potranno non condividersi il carattere, le idee, i comportamenti, gli atteggiamenti, tutti sempre comunque rigorosamente nell’alveo di qualità politiche e umane indiscutibili, ma disattenderne, per scopi miseri, in qualità di alleati, le capacità e le doti politiche che con gesto paterno venivano incontro all’incapacità, all’inesperienza, all’ignoranza politica, è veramente da quoziente intellettuale al di sotto della media.
Sotto certi aspetti, assai discutibili, una Pasqua di resurrezione anche per Maurizio Tumino che, dopo 32 mesi di inutili tentativi di scassare il fortino pentastellato, tentando tutto quanto permesso dalla politica, ha trovato nel contributo alla messa in disparte di Iacono, l’elemento in grado di scardinare il Movimento a 5 Stelle che, dato per vincitore dappertutto, potrebbe accusare una battuta d’arresto nella prima fortezza siciliana conquistata.
In un vecchio film del 1966, Operazione San Gennaro, un manipolo di sgangherati sedicenti rapinatori, capitanati da Armandino Girasole, detto Dudù, e formata da Ciccillo, dal ‘Barone’, uomo con il cuore a destra, ‘Agonia’, autista di carri funebri e dal ‘Capitano, si mettono al servizio di tre gangster americani che vogliono rubare il tesoro di San Gennaro. Sofisticate attrezzature non riescono a violare il cristallo blindato che protegge il tesoro, uno di loro, per la rabbia sbatte sul vetro della teca un mazzo di chiavi e il cristallo va in frantumi, violato nel suo unico, impercettibile, punto critico.
Così è stato per impadronirsi della poltrona di Presidente del Consiglio, lasciata libera, per un attimo, per un fine nobile a difesa della città e diventata il grimaldello per violare la verginità pentastellata.
C’è chi favoleggia di mandanti e mandatari, Tumino appare comunque come il Dudù della situazione che, alla fine, nel film, passa per il salvatore del tesoro, osannato dalla folla di fedeli napoletani.
Per tutti gli altri una ‘mala pasqua’, a cominciare dal sindaco, alle prese con un groviglio di caselle da riempire, in primis quelle dei due assessorati vacanti, per continuare con quelli che vacanti potrebbero rimanere per le insistenze dei consiglieri che, a questo punto, difficilmente potranno fare passi indietro pena la totale squalificante delegittimazione politica e personale.
Una ‘mala pasqua’ per gli assessori in uscita, per quelli usciti, ma anche per quelli in organico che, di certo, non potranno lavorare serenamente in un clima che definire incandescente è poco.
Da dramma sacro la tragicomica condizione del gruppo consiliare che ha offerto, sinora, ogni tipo di spettacolo: contestatori, disallineati, ortodossi, dissidenti, amalgamati in un gioco perverso di maggioranze sempre variabili per assessori defenestrati, da defenestrare, per gestori di teatro, per addetti stampa, per possibili alleanze nuove, proiettati inconsapevoli su uno scenario futuro che vedrà molti di loro restituiti, forse prima dei tempi canonici, agli affetti familiari per provata incapacità a gestire la cosa pubblica.
Una ‘mala pasqua’ anche per chi attende, con ansia, l’esito di questa crisi politica al Comune di Ragusa, primi fra tutti coloro che non vogliono si faccia luce sui fondi mancanti della Legge su Ibla e che, forse, pregano affinché si vada tutti a casa, allungando i tempi, delle pseudo indagini in corso, alle calende greche.
Perché se si trova una maniera per aggiustare tutto, e Piccitto sarebbe capace di estrarre dal cilindro la colomba e il coniglietto bianco, magari già usati, non si potrà non ripartire dal cambiamento e dalla trasparenza per i quali i fondi disallineati della 61 /81 sarebbero banco di prova e galleria del vento della navicella che dovrebbe portare diritti al futuro della città, incorniciato da altri cinque anni di amministrazione a cinque stelle.
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