A Ragusa, secondo un lettore, non sono poche le cose strane

Lettera firmata

egregio direttore,
è stata una giornata pesante, desidero affidare a qualcuno delle riflessioni sulla città dove viviamo, che vive un momento di crisi generalizzata dalla quale sembra difficile uscire.
Ritengo che non ci sono colpe specifiche, molto è dovuto ai tempi che cambiano, alle abitudini, alle consuetudini che non sono più quelle di una volta.
Una grossa responsabilità è, comunque, da addebitare ai ragusani che soffrono una grave crisi di identità, spesso ho letto sui social i commenti di una attivista del Movimento 5 Stelle che critica, di frequente, i ragusani, che vengono chiamati rausanazzi e considerati con giudizi poco esaltanti. Quegli stessi ragusani che riservarono al Movimento 5 Stelle il 70% dei consensi per l’elezione del sindaco facendo diventare la città il secondo capoluogo amministrato dal partito di Grillo.
Poteva sembrare un controsenso, ma forse l’attivista non ha tanto torto: sono quelli stessi che hanno votato per il sindaco a lamentarsi, a essere pentiti, dopo nemmeno tre anni, della scelta fatta.
Abbiamo avuto sindaci di sinistra, sindaci cattolici, sindaci di destra e di centro destra, ora anche il grillino, non sappiamo più a che santo votarci.
Allora qualcosa di strano nei ragusani deve esserci! Qualcosa che non funziona.
E’ questo che mi preoccupa per il futuro di Ragusa: non c’è una collettività, secondo me, in grado di reagire a tutto quello che accade, in politica, nell’economia, nel sociale etc etc.
Le racconto quello che mi è capitato oggi: tralasciamo il vigile urbano che alle 8 di mattina controlla un passaggio pedonale all’esterno di una scuola, intento, per diversi minuti, a tenere il telefonino in mano, disinteressandosi del servizio da svolgere.
In una società normale, i genitori che accompagnavano i figli a scuola avrebbero dovuto gridare allo scandalo, invece osservavano e tiravano dritto, dopo essersi assicurati che i figli avessero attraversato la strada incolumi.
Da mattina alla sera: giro consueto del sabato sera in un centro commerciale per fare la spesa al supermercato. Esco, spingendo il carrello e mi viene voglia di andare al bar per un aperitivo o una bibita dissetante, sono le 20,40. Trovo le saracinesche del bar abbassate, le luci spente fanno pensare che la chiusura sia avvenuta già da tempo, come mi viene confermato dal titolare di un negozio adiacente che, candidamente, ammette che il bar chiude già verso le 20, nonostante l’orario di chiusura del centro commerciale sia fissato alle ore 21.
Roba da non crederci, soprattutto per chi ha frequentato altri centri commerciali di Catania o di Siracusa.
Naturale rivolgersi al negoziante e chiedere della follia che non è addebitabile solo all’esercente ma piuttosto alla direzione del centro che, evidentemente, deve avere poca competenza nella gestione di tale attività.
Il negoziante allarga le mani, dice che i disservizi sono tanti, ma nulla sa dire a proposito di eventuali doverose rimostranze, nell’interesse della clientela.
Fuori dal centro commerciale cerco un bar dove possa trovare anche sigarette, mi dirigo a colpo sicuro verso un locale ben frequentato, che sta aperto sino a tarda ora, sono le ore 21, chiedo un aperitivo, mi si risponde che è troppo tardi.
Incasso la seconda stortura di una serata, forse, nata male. Provo in un altro bar, che chiude alle 21.30, ma mi limito ad acquistare le sigarette perché il profumo di varechina poco si adattava al genere di aperitivo che avrei gradito.
Il ricordo mi va sempre a Catania, dove all’orario di chiusura, i bar abbassano le saracinesche e, dopo, provvedono alle necessarie pulizie, senza la presenza di clienti all’interno.
A Ragusa, evidentemente, i ragusani non si preoccupano di queste finezze e bevono fra il carrello con il mocio e la scopa che solleva polvere.
Rinuncio a tutto, ma prima di rincasare non dimentico che è la Giornata Mondiale dell’Autismo e voglio godere dei palazzi istituzionali illuminati con luce blu.
Mi reco in piazza Poste per ammirare il Palazzo di Città che gode di una coreografia luminosa assai gradevole, scatto alcune foto mi reco a vedere la facciata illuminata dell’Azienda Sanitaria.
Ultima delusione della serata: di illuminato con luce azzurrina, non certo blu, contrariamente a quanto letto sui giornali, solo l’area esterna dell’ingresso, una sorta di rimedio accomodato al posto della caratteristica illuminazione della facciata che caratterizza questo tipo di iniziative.
Penso che qualcosa non abbia funzionato nell’organizzare l’iniziativa, peraltro annunciata, non sono arrivati i proiettori, si sono spente contemporaneamente tutte le lampade, chissà quale contrattempo, ma mi viene assicurato, da persone ben informate, che quelle luci azzurrine dell’ingresso sono l’illuminazione blu per ricordare la Giornata dedicata all’Autismo.
Troppo poco, soprattutto trattandosi dell’Azienda Sanitaria, direttamente interessata alla problematica, una disattenzione grave, appesantita dall’annuncio sul giornale che, si presume, sia partito dalla stessa Azienda Sanitaria
Ma i ragusani non si lamenteranno, non protesteranno.
Da solo sarei una voce nel deserto, per oggi ne ho visto assai.

Lettera firmata

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