Accordi e magheggi elettorali, non se ne può più

A destra e a sinistra si capisce poco e viene alimentato naturalmente l’astensionismo, a meno di non affidarsi a quei partiti e a quei candidati di consolidata identità per tentare di salvare il salvabile.
Non sappiamo nemmeno da dove cominciare per passare in rassegna i tentativi per dare vita ad alleanze e coalizioni che possano permettere alla gente di andare al voto senza confusione nella testa.
A sinistra resta il dilemma se PD e 5 Stelle, a Roma, restano separati mentre in Sicilia mantengono l’alleanza. Naturalmente sono sempre i 5 Stelle il nodo delle questioni irrisolte, perché sanno che, ormai, da soli, non vanno da nessuna parte.
Ma a Roma il teatrino è di alto livello, con Calenda che si accorda con il PD, anche per lui ultima spiaggia, vuole tenere fuori verdi e sinistra, ma ora abbaia perché vede che i verdi, pur di entrare, abbassano le loro pretese, la sinistra lo farà presto, e minaccia di rompere la neonata alleanza.
Come si può pensare di una alleanza con un Calenda che spara a zero contro Verdi e Sinistra che vorrebbero infiltrarsi? E una volta dicevano che i 5 Stelle erano guidati da un Comico!
Si rivaluta da sola l’immagine di Renzi che, almeno al momento, si tiene fuori da questo teatrino.
A destra non che le cose vadano molto meglio, i vertici si stanno punzecchiando per stabilire chi deve essere il leader della coalizione, soprattutto in funzione della carica di primo ministro.
In termine di alleati aggregati ai tre partiti maggiori ci sono novità che ci coinvolgono da vicino per le regionali.
In queste ore si stanno formalizzando le alleanze fra partitini minori che vorrebbero avere voce in capitolo per l’assegnazione dei seggi della coalizione, le ultime alleanze non sono tanto ideologiche ma di convenienza, anche se i numeri sono sempre con percentuali sotto il 5 %, in qualche caso sotto il 3%
Si dovrebbe sciogliere lunedì, o al più tardi martedì, il nodo dell’attribuzione dei seggi in quota centrista nel centrodestra, con un nuovo tavolo degli alleati.
A complicare la questione i due accorpamenti appena annunciati che vedono l’NCI di Maurizio Lupi fare un patto elettorale con Giovanni Toti, leader di Italia al Centro, d’accordo sul presentare un simbolo unitario. Stesso patto quello sottoscritto invece da Lorenzo Cesa per l’Udc e Luigi Brugnaro di ‘Coraggio Italia’.
Nei patti della scorsa settimana, al temine di un incontro di vertice, si era previsto di attribuire 11 seggi ai centristi, in particolare a ‘Coraggio Italia’ e ‘Noi con l’Italia.
Ora la novità dell’ingresso in coalizione di Giovanni Toti e la decisione dell’Udc di non correre più in lista con Fi, puntando invece a una mini-alleanza con ‘Coraggio Italia’.
In mattinata, fonti del centrodestra ipotizzavano di arrivare ad attribuire 12-13 seggi ai centristi, includendo quindi una quota di uninominale in più per ‘Italia al centro’.
Ora si apre la discussione anche sulla quota da attribuire anche all’Udc, dopo l’accordo con Coraggio Italia. “Punteremo i piedi – ha fatto sapere Brugnaro – . Adesso basta, non ci si può far prendere sempre a pesci in faccia”.
In questo scenario di pura confusione abbiamo la questione locale di un UDC, da tempo scomparso in provincia, che, con j i vertici nazionali e regionali al completo è venuto a Modica per presentare la candidatura
di Ignazio Abbate.
Tralasciamo il particolare che, nell’occasione, si è dimesso il vicesegretario regionale Pinuccio Lavima, unico esponente di spicco del partito a Ragusa e provincia, per non aver condiviso il fatto che il partito si sia offerto al candidato e non viceversa, in rotta totale con il suo partito che lo ha indicato a Presidente del Consorzio Universitario di Ragusa, carica che però Lavima non ha lasciato.
Tralasciamo anche che il segretario regionale della Lega, il modicano Minardo, aveva tuonato che, in presenza di un accordo di coalizione nazionale fra il centro destra e l’UDC, la candidatura alle regionali di Abbate non avrebbe avuto valore, tutto si doveva mettere in discussione.
In queste ore si apprende di un incontro del leader UDC Cesa con l’assessore regionale Cordaro per la sua candidatura alle regionali. Nell’occasione Cordaro è stato indicato dal Segretario Cesa e dal presidente del partito De Poli come responsabile nazionale UDC per i rapporti con le Regioni.
Come si legge ancora su RTM news, il segretario nazionale Cesa ha voluto sottolineare che lo scudocrociato dell’Udc correrà da solo con la propria lista, senza apparentamenti.
Forse solo in Sicilia, dove non sarebbe il primo di esperimenti in contrasto con quanto si fa a Roma.
Teatrino dappertutto.
Si comprende che Abbate non è fra i big candidati a Palazzo dei Normanni, solo un outsider che deve fare anche i conti con il superamento della soglia di sbarramento da parte dell’UDC in sede regionale, ma un po’ di chiarezza sarebbe auspicabile.

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