Interessante un intervento di Claudio Giua, giornalista, Digital Strategy Advisor del Gruppo Espresso su Huffington Post, pubblicato alle ore 20.05 di mercoledì 15 marzo.
Tralasciando i toni critici verso le strategie di Grillo a proposito del suo blog, ma non potrebbe essere diversamente per un dipendente del gruppo Repubblica-Espresso, quello che attira l’attenzione è la tesi secondo la quale, avvicinando Grillo a Trump, e questo è di buono auspicio, viene rilevata una strategia raffinata che nell’ecosistema della comunicazione digitale e social rende politicamente, quella di spararle grosse.
Secondo il blogger ospitato dall’Huffington c’è anche una convenienza di carattere economico perché la costellazione di siti di notizie inventate (le cosiddette “fake news”) che ruota intorno al sole Breitbart.com (il sito controllato da Steve Bannon, potentissimo consigliere ultraconservatore di Trump) e quella che trae energia dalla luce della stella beppegrillo.it si sostengono grazie alla pubblicità.
Per ottenerne a sufficienza bisogna convogliare tanto traffico. Breibart.com, beppegrillo.it e migliaia di attivisti smanettoni possono contare sulle legioni di fan e creduloni pronti a bersi ogni storia verosimile.
Più l’accusa agli avversari politici è violenta, ancorché senza prove, più gli utenti planano a frotte sui siti e sulle pagine di Facebook che la rilanciano, più soldi arrivano dalla pubblicità.
Sarebbe un circolo informativamente truffaldino eppure lucroso. Per Trump, per la Casaleggio e per gli aspiranti autocrati di mezzo mondo, le notizie false e le ingiurie diffuse via Internet sono oggi il mezzo più efficace per autofinanziarsi e per finanziare i siti sostenitori.
Ci viene da pensare che, atterrando sui più modesti territori della politica locale, molti sono intenti alla guerriglia mediatica permanente, a chi la spara più grossa, anche alle ingiurie e alle offese personali, per ricavarne un vantaggio che, nella nostra modesta realtà non è certamente economico ma assicura visibilità e l’illusione di accrescere il consenso con roboanti interventi che, forse, nessuno ascolta e pochi leggono.
Ecco la spiegazione del perché sembra che molti siano al delirio, c’è uno stato di conflittualità permanente, da considerare premeditato, ormai fisiologico e determinante per il basso livello della politica, forse non solo a livello locale.
L’opposizione politica basata sullo sfottò, sull’offesa personale, sull’ingiuria, sulle accuse di incapacità e di inadeguatezza, ha passato ogni limite, mettendo da parte ogni parvenza di dibattito politico minimamente dignitoso.
Non si discute più di politica, di programmi, di progettualità, ma si mira, prima di tutto, a tentare di distruggere l’avversario politico, il concorrente, nella strenua lotta per arrivare al potere.
Da quattro anni ne sentiamo di tutti i colori, ma non sappiamo cosa farebbero gli oppositori una volta al governo della città, nessuno indica soluzioni, nessuno dà indicazioni precise su come risolvere le emergenze della città.
Ma parlare non costa niente, così c’è chi si indigna perché manca il numero legale per aprire la seduta di consiglio comunale ma non dice che lui stesso era assente, arrivato alla fine della seduta, come molte altre volte.
Oppure c’è chi eccepisce lo scarso afflusso di pubblico al comizio del grillino Di Battista dimenticando il fallimento totale delle iniziative del suo partito.
C’è chi fa le pulci ai 5 Stelle per la poca chiarezza sulle decurtazioni dei gettoni di presenza ma dimentica quanto avevano asserito compagni di gruppo in periodo elettorale, non mantenendo poi le dichiarazioni fatte ai microfoni.
C’è chi appartiene a partiti che sostengono il governo regionale e sembrano non capire quanto di negativo ne viene alla città e alla collettività appunto a causa dello stesso governo regionale.
Ma al delirio non c’è limite, se l’amministrazione trova sostegno, per la perduta maggioranza, in altre forze politiche si grida allo scandalo, se all’opposizione si mettono insieme, sia pure con scarsi risultati, alleanze strane che raccolgono elementi che sin dalle elezioni erano in contrasto e nel corso della consiliatura se ne sono dette di tuti i colori, si vuole fare apparire tutto come normalissime strategie politiche.
Addirittura si arriva a presentare esposti alla Regione, all’assessorato agli enti locali, e quando arrivano risposte che danno ragione all’amministrazione si dichiara che l’organo ispettivo è politicizzato, non si ha nemmeno il buon senso di ammettere che la denuncia non è stata tenuta in conto.
Ma anche figure politiche di primo piano sembrano affogate nelle tensioni che preludono alle prossime campagne elettorali, come l’ex sindaco della città ha voluto rintuzzare le considerazioni, onestamente esagerate, dell’on.le Di Battista che ha parlato in pubblico di una amministrazione pentastellata che avrebbe ereditato un comune disastrato, in condizioni pietose.
Una ennesima circostanza nella quale esponenti nazionali del Movimento 5 Stelle mostrano di non avere notizie precise sulle realtà locali: Ragusa non era certo in macerie, nel 2013, ancorché reduce da un periodo di commissariamento non certo esaltante, le differenze di vedute, fra vecchi e nuovi amministratori, derivano piuttosto da una visione diversa della gestione della cosa pubblica, insita naturalmente nella differenza fra sindaci diversi appartenenti ad aree politiche diverse.
C’è chi preferisce indebitare il Comune con un mutuo, per realizzare una infrastruttura, oppure rimandare un pagamento attraverso procedure legittime, c’è chi vede le stesse cose con altri criteri, e su questo il dibattito politico si può allungare a dismisura, saranno gli elettori a dover giudicare, come già hanno fatto una prima volta, meglio se saranno nelle condizioni di essere puntualmente informati, cosa che, spesso, non avviene con la dovuta trasparenza.
Legittime. quindi, possono essere considerate le rimostranze dell’ex sindaco per il giudizio sulle condizioni della città al momento dello scambio delle consegne che, peraltro, non avvenne fra i due sindaci ma con l’intermezzo del commissario.
Legittima ma non obbligatoriamente condivisibile la pretesa dell’accettazione della cultura politica rispettosa del lavoro dei predecessori istituzionali.
Un particolare, questo di assoluta rilevanza che non può essere considerato come atteggiamento irrinunciabile e dovuto, considerato quello che è avvenuto, nel tempo, a proposito dei fondi residui della Legge su Ibla, tanto per fare un esempio, o per gli effetti della famosa sentenza Tumino, o in occasione dei
passaggi di gestione del servizio di raccolta dei rifiuti.
Il rispetto delle amministrazioni precedenti non può significare l’omissione di denunce che sarebbero state doverose su violazioni della Legge o su errori che la collettività è chiamata a pagare.
Un particolare questo, del rispetto del lavoro dei predecessori istituzionali, che vale solo nel caso di un lavoro che ha rispettato la legge e le regole e che in ogni caso non può essere imposto come cultura politica a chi ne ha una diversa.
