di redazione
Precisazioni del Direttore Generale, dr. Aricò, con il supporto di puntuali dati statistici che confermano l’eccellenza del reparto nel 2015
Solo un falso allarme, amplificato dai giornali che hanno amplificato la notizia di 14 decessi in sei mesi nel reparto di Chirurgia del Civile dei Ragusa.
Per sgombrare il campo da ogni possibile equivoco occorre subito evidenziare i dati sciorinati in conferenza stampa dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Ragusa, dr. Aricò
Nel reparto di chirurgia del Civile di Ragusa, nel periodo da maggio a dicembre 2015 sono stati eseguiti 429 interventi, l’attività chirurgica è stata di complessità elevata, se confrontata a quella di tutto il 2014.
In tutto il 2014 sono stati eseguiti 439 interventi, quindi nei soli otto mesi del 2015, quelli presi in esame, attività quasi identica, in percentuale si è operato di più.
Nel 2014 indice di complessità, peso medio derivato da un calcolo standardizzato 1,183
Nel 2015 indice di complessità 1.545, più elevato, di un terzo, si è operato molto di più e su casi molto più complicati.
I dati relativi alla mortalità danno 14 decessi negli otto mesi del 2015, con una percentuale del 3,2% – mentre per il 2014 si
hanno 20 decessi, per una percentuale del 4,5%
Si può rilevare, quindi, nell’anno 2015, una mortalità ridotta di 1/3, a fronte di complessità più elevata di 1/3 e interventi aumentati di 1/3.
Complessità degli interventi legata a interventi di chirurgia oncologica, complessi, tale da poter rassicurare la collettività sul fatto che non esiste problema di sistema della chirurgia a Ragusa.Il Direttore Generale, dr. Aricò, e il Direttore Sanitario, dr Drago – era presente anche il Direttore amministrativo, dott.sa Amata – ha fornito ulteriori dati statistici, a conforto di quelli presentati, specificando che la letteratura scientifica parla di un rischio mortalità, in pazienti sottoposti a intervento chirurgico, del 4,5 %, percentuale non superata nel 2014, mentre nel 2015 è scesa a 3,2%.
Le percentuali, riportate dalla letteratura scientifica, salgono al 7 % per interventi in urgenza e per ricoveri necessari in terapia intensiva.
La Direzione ha sottolineato come su 14 casi, con due sole denunce, di cui una avviata all’archiviazione, sono stati solo 8 i casi che sono stati ritenuti degni di un approfondimento nelle indagini interne.
Informalmente stato specificato anche che si è voluto adottare un severissimo criterio di analisi sui casi ritenuti meritevoli di approfondimenti, ma è stato detto anche che nessuno dei decessi è avvenuto in sala operatoria, nessuno nella prima giornata post intervento, molti sono deceduti, successivamente in terapia intensiva per le complicazioni del caso clinico, non legate all’intervento operatorio. Ci sarebbero, addirittura, casi, in cui, sotto esame sono le modalità di acquisizione del consenso informato.
Nessuna situazione allarmante, quindi, della chirurgia, del resto inserita in un contesto di sanità di livello decisamente superiore.
Attualmente la struttura di chirurgia di Ragusa è affidata ad un Direttore incaricato, temporaneamente assente per convalescenza dopo un intervento chirurgico. È stato già bandito il concorso per l’assegnazione definitiva del primariato, ci sono 12 candidati, verosimilmente anche l’attuale Direttore concorrerà all’assegnazione.
Da una indagine informale all’interno dell’ospedale e del reparto la situazione sembra tranquilla, nonostante il clamore mediatico che ha portato la struttura alla ribalta delle cronache.
Come anche è stato sottolineato dal Direttore Generale, l’attività finora svolta è risultata egregia, di alto livello, e si auspica che il dr. Fazio, che ha tenuto la reggenza della unità operativa complessa di chirurgia generale, possa risultare vincitore della selezione e tornare a dirigere il reparto.
Non mancano le illazioni sul clamore mediatico suscitato per i decessi analizzati, che sono stati impropriamente evidenziati a danno della struttura, come pure si auspica che la scelta del nuovo primario avvenga in maniera del tutto svincolata da logiche politiche e di scuole universitarie che, di solito, condizionano gli esiti di questo tipo di concorsi.
