Un buon numero di studenti si è radunato, nella mattinata di venerdì 13 ottobre, in piazza San Giovanni, a Ragusa, per la manifestazione studentesca, organizzata in tutta Italia per protestare contro le degenerazioni dell’Alternanza Scuola-Lavoro.
Ma le questioni aperte nella scuola sono tante, i soffitti che crollano, le borse di studio sempre inferiori ai richiedenti e il numero chiuso degli atenei.
In generale, le Finanziarie – per quanto si possa apprezzare lo sforzo – non mettono al centro dell’azione di governo ‘scuola e ricerca’.
Manifestazioni e cortei in tutta Italia, a Ragusa l’iniziativa è stata cordonata da Alberto Distefano di Federstudenti e da Giovanni Accardi del Liceo Classico assieme ad Alberto Lauretta, Ausilia Gurrieri, Stefano Tumino e Adam Bouchmim,
Fra le richieste emerse, indirizzate al Ministero dell’Istruzione, che fine abbia fatto lo statuto delle studentesse e degli studenti in Alternanza scuola lavoro e il codice etico per le aziende.
Un disagio, quello dell’alternanza scuola-lavoro che gli studenti vivono sulla propria pelle, gli stessi studenti che non vogliono essere merce nelle mani delle aziende.
Le denunce degli studenti sono state molte, negli ultimi due anni (l’alternanza scuola lavoro è diventata obbligatoria e strutturata con la Buona scuola, legge dal 13 luglio 2015).
In questi giorni la Rete degli studenti medi ha portato a compimento uno studio e l’ha presentato alla Camera. Interviste a quattromila iscritti alla quarta superiore (17,6 per cento iscritti alle professionali, 26,7 per cento agli istituti tecnici, 55,7 per cento ai licei) hanno detto che il 48 per cento dei 17-18enni dà una valutazione positiva all’esperienza, il 33 per cento è fortemente critico.
Uno su due, ancora, ha assicurato che la scuola lo ha seguito, solo uno su quattro è soddisfatto invece dell’attenzione da parte dell’azienda. Solo il 27,1 per cento degli studenti intervistati ha sentito l’Alternanza calata sulle sue attitudini, per lo più iscritti ai tecnici e ai professionali, realtà che praticano il progetto da anni.
Distefano e Accardi hanno tenuto a sottolineare che l’esperienza non è da buttare, ci sono scuole che provano ad attrezzarsi bene, grazie anche alla volontà e alla serietà di molti professori, ma esiste un mondo del lavoro che non comprende il valore dell’investimento in formazione come risorsa per l’impresa, pochi studenti sono seguiti come si dovrebbe, molti sono relegati in situazioni di precarietà, spesso a fare tutto fuorché esperienze formative, con mansioni che non competono
Il 51 per cento degli studenti intervistati ha affermato di aver svolto l’alternanza al di fuori dell’orario di scuola: nel pomeriggio, in alcuni casi in estate. E un terzo dei ragazzi ha sostenuto spese per raggiungere la sede indicata.
“È diventato necessario che il ministero chiarisca cosa è e cosa non è Alternanza scuola lavoro, che si mettano criteri stringenti per il soggetto ospitante.
Vogliamo poter vivere a pieno le potenzialità di un percorso realmente formativo smettendo di far vivere agli studenti e alle scuole questo come un semplice obbligo da adempiere a tutti i costi”.
L’incontro in piazza è servito per porre all’attenzione anche altre criticità che gli studenti vivono nella loro esperienza giornaliera.
