Aperto, finalmente, il Museo del Costume, al Castello di Donnafugata

Abbiamo atteso quasi ventiquattr’ore prima di parlare dell’inaugurazione del Museo del Costume, al Castello di Donnafugata, per riprenderci da una certa delusione di fondo e per trovare conforto e condivisione alle nostre perplessità, conforto e condivisone che avevamo già riscontrato nella stessa serata.
Anni di preparativi e di attesa, prima dal 2014 al 2018, sotto l’amministrazione di Federico Piccitto che, con Stefania Campo assessore alla cultura, diede il via a questo progetto, con l’acquisto della collezione di abiti d’epoca, per poi procedere all’affidamento dell’incarico ai progettisti, gli eccellenti architetti Giuseppe Gurrieri e Nunzio Gabriele Sciveres, per il restauro dei bassi del Castello.
A metà del 2018, è il Sindaco Peppe Cassì che prende in carico il compito di dare vita al Museo del Costume, occupandosene, direttamente, fino a gennaio di quest’anno anche in qualità di detentore della delega alla cultura, passata poi nelle mani di Clorinda Arezzo.
Sullo sfondo, e li citiamo in maniera del tutto positiva, nulla eccependo sulla passione, sull’impegno e sulla competenza profusi in tutto questo tempo, l’insostituibile lavoro dell’architetto Nuccio Iacono, con Piccitto collaboratore del sindaco, con Cassì manager culturale con il compito di dedicarsi al patrimonio culturale della città, e di tutta la squadra che ci piace citare, Giuseppe Cosentini, Simona Occhipinti, Antonio Sortino Trono e Giancarlo Tribuni Silvestri,
Una squadra che ha coccolato tutti i 2.782 reperti della collezione, con dedizione maniacale, che, ne siamo convinti, in altre mani avrebbero fatto una fine diversa.
Un insieme di persone che, tutti, avrebbero meritato un epilogo migliore di quanto non sia stata già l’inaugurazione del Museo del Costume, inaugurazione che, in ogni caso, non deve essere considerata un punto di arrivo ma solo la stazione di partenza di un lungo viaggio per la crescita e la valorizzazione del territorio attraverso l’ingente patrimonio artistico culturale del quale la collezione rappresenta un importante tassello sotto l’aspetto dell’offerta per portare visitatori e turisti nel nostro Comune.
Senza dubbio, la valenza e le caratteristiche dell’esposizione attireranno un pubblico numeroso, anche in questo caso ingenti saranno gli incassi, come lo sono stati per il Castello, ma è sotto gli occhi di tutti che gli incassi notevoli non hanno modificato in meglio l’immagine del Castello e del suo Parco, tanto che ora si è provveduto anche ad operare in tal senso con una operazione di lifting grafico artistico per migliorare l’appeal del sito, ma in maniera poco soddisfacente e con criteri di selezione dei fornitori, della grafica e dei servizi, del tutto arbitrari, con scelte quasi personali.
Nulla da eccepire sul progetto architettonico e di recupero degli spazi che avevamo avuto modo di apprezzare già nel maggio del 2018, prima del cambio di guardia a Palazzo dell’Aquila, resta solo la delusione di non poter apprezzare nella loro elegante idea progettuale le gabbie e i tendaggi coperti alla vista da un eccesso di manichini con abiti esposti che rubano tutta l’attenzione del visitatore, in pratica l’allestimento espositivo oscura quello del sito.
Non ci è piaciuto l’ingresso del Museo, una miriade di didascalie, troppo numerose per leggerle tutte, ha macchiato la vivida limpidezza del rosso all’entrata, una entrata che, peraltro, avrebbe potuto ricevere una minima manutenzione, senza presentare, al di sopra della porta di ingresso, il tetto scrostato.
Ci riserviamo di poter visitare il Museo accompagnati dall’architetto Nuccio Iacono, le cui melodiose e dotte spiegazioni potranno contribuire a modificare, in positivo, la nostra delusione, per la quale siamo pronti a ricrederci pubblicamente, per poter apprezzare nella sua essenza l’esposizione.
Non ci possiamo, però, esimere dal rilevare come, in tutte le stanze, ci sono molti reperti, che si nascondono a vicenda, troppe le teche di vetro, inadatte al volume dei locali quelle grandi che già erano pesanti nelle stanze del Castello, esteticamente non accettabili quelle basse in vetro e ferro smaltato, tipico degli anni 60 del secolo scorso.
Speriamo di poter rivedere, presto, il nostro giudizio, ci resta l’amaro in bocca per una serata organizzata male, senza un minimo di protocollo, con le autorità che giravano all’esterno del Castello per trovare l’ingresso, senza un minimo di ordine per far accomodare gli ospiti, nonostante un parterre di intervenuti di prim’ordine, con l’assessore regionale Edy bandiera in rappresentanza del Presidente Musumeci, con il Prefetto, il Questore, i Comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto.
Intervenuti l’ex sindaco Piccitto e l’on.le Stefania Campo, ai quali non sono stati adeguatamente e  ampiamente riconosciuti i meriti della brillante e lungimirante iniziativa della collezione e del Museo, il Presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa, dott. Arturo Schininà, il vice presidente, dott. Carmelo Arezzo e il Direttore Generale, Saverio Continella.
Presenti gli assessori Licitra, Spata, Iacono, Giuffrida, oltre, naturalmente alla padrona di casa, l’assessore alla cultura Arezzo.
Prima del taglio del nastro, gli interventi del Sindaco, dell’assessore Bandiera, dell’assessore Arezzo e dell’architetto Iacono.
Nemmeno delle hostess per accogliere gli ospiti e accompagnarli all’interno del Museo.
Il catering del quale aveva parlato in aula consiliare, e in un suo comunicato, l’assessore Arezzo è consistito in un bicchierino di granita di gelsomino e in un boccione di acqua aromatizzata con limone, menta e zenzero, serviti ad un tavolo di legno grezzo, senza nemmeno il tovagliato, deludente anche la carpettina (di scadente cartoncino), contenente banali fotocopie dove si intrecciavano interventi del Sindaco e dell’assessore assieme alle modalità di visita, l’intervento qualificato dell’architetto Nuccio Iacono, nella qualità di curatore dell’allestimento museale, sulla collezione e sull’aspetto museologico, e quello ancora più qualificato degli architetti progettisti, assieme a cenni sul progetto grafico artistico e della promozione unitamente al quadro economico e ai credits, il tutto vantato dalla firma dell’Assessorato alla Cultura che meglio avrebbe potuto provvedere a quanto citato, dopo aver impegnato somme non indifferenti.
Come dicevamo, nella nostra delusione siamo stati confortati dagli autorevoli pareri di diverse persone che, come noi, si attendevano di più, ma il difficile è passato, il Museo è aperto, passano anche gli assessori.
Attendiamo tempi migliori.

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