Assemblea del Movimento NO TRIV Ibleo

di Cesare Pluchino
Una riunione per ribadire il netto dissenso per nuove perforazioni petrolifere sul territorio

Riunione all’aperto, in piazza San Giovanni, fra i componenti del Comitato NO TRIV Ibleo, per ribadire la ferma opposizione a ogni tipo di perforazione per ricerca di gas e idrocarburi, a quanto pare abbondanti nel nostro sottosuolo.
L’incontro, potenzialmente aperto alla partecipazione dei cittadini interessati ai possibili danni ambientali provocati da ricerche ed estrazioni di gas e idrocarburi, non ha suscitato grande interesse di pubblico, soprattutto di giovani che dovrebbero essere maggiormente attenti a queste problematiche.
Al riguardo sarebbe opportuno indagare quali strategie vengono adottate dal Comitato per un efficace coinvolgimento della popolazione, perché occorre verificare se il messaggio è arrivato nelle case della gente.
Se non lo si è fatto, questo tipo di incontri si risolve in sterile propaganda di pochi componenti un comitato, se, invece, la gente sapeva ma è rimasta indifferente, occorre prendere consapevolezza che a pochi interessa il futuro del territorio e dell’ambiente, del suolo e del sottosuolo, senza dimenticare che le sirene travestite da royalties possono aver condizionato l’opinione pubblica.
Uno sparuto numero di politici ha assistito alla riunione: degli amministratori invitati presente solo Cilia del Comune di Vittoria, e i consiglieri comunali Ialacqua di Ragusa, del Movimento Città e Giaquinta di Monterosso Almo, oltre all’assessore all’ambiente del Comune di Ragusa, Zanotto, che, pare, fosse presente solo a titolo personale.
Si è partiti, come anche sottolineato in un volantino distribuito ai presenti, dall’assunto, errato, che il Comune di Ragusa ha fornito parere favorevole alla compagnia petrolifera che vuole iniziare una campagna di sondaggi.
Il Comune di Ragusa, nella persona del Dirigente competente, sulle cui decisioni l’amministrazione non può interferire, ha solo concesso una licenza edilizia per la posa di una base in cemento armato per l’allestimento e il montaggio delle attrezzature di perforazione.
Lavori autorizzati in sede nazionale, dal decreto ‘Sblocca Italia’, per le perforazioni in mare, e dalla Regione Siciliana sulla base degli accordi del Presidente Crocetta con le società petrolifere, accordi sulla cui base si è espressa positivamente anche la Soprintendenza.
Deve essere riconosciuto, per onestà intellettuale, il ruolo marginale affidato all’ente locale che subisce decisioni dall’alto, che potrebbe essere solo umiliato con provvedimenti di autorità superiori che aggiungerebbero il danno alla beffa.
Le norme ci sono, ma se vengono disattese a livello centrale, come quelle sulla tutela del territorio, resta poco da fare.  L’area interessata è la foce del fiume Irminio, classificata come Riserva Naturale, sottoposta a vincolo paesaggistico,  con elementi di notevole interesse ambientale.
Il paradosso è che nelle aree tutelate non si può fare nemmeno il bagno, meno che mai avvicinarsi con il motoscafo, nelle aree in questione, di verde agricolo, un proprietario non può costruire nemmeno una casetta semplice, ma le trivelle ci stanno tutte, con il loro carico di inquinamento visivo e potenziale di danni irreparabili all’ambiente.
Ma di questo si parla poco in questo tipo di incontri, in cui prevalgono posizioni che non ammettono confronti e, spesso, scivolano, nella polemica di carattere politico.
Una conferma arriva dalla constatazione che nessuno ha parlato dello stop imposto dal Comune di Ragusa alle trivellazioni per la ricerca di gas e idrocarburi, nel contesto della delibera di giunta 142 del 24 marzo 2015, inerente le modifiche all’art 48 delle norme di attuazione del PRG, delibera di cui viene chiesto l’annullamento da parte delle società Irminio e ENI Mediterranea che, con apposito ricorso al TAR, palesano violazioni del decreto nazionale ‘Sblocca Italia’,  eccependo che il Comune non potrebbe decidere in che modo attuare lo sviluppo del proprio territorio che spetterebbe, invece, alla Regione, e ritenendo che una approvazione della determina porterebbe ad un indiscriminato blocco di tutte le attività esercitate con evidente pregiudizio per l’interesse nazionale all’approvvigionamento energetico.
Passaggi che, ove fossero accolti dal TAR, vanificherebbero ogni residua forma di protesta.
Ribadite le posizioni a favore di fonti di energia pulita e rinnovabile, ma non si intravedono, all’orizzonte, programmi seri e disponibilità verso l’eolico o il fotovoltaico.
Al riguardo anche l’utilizzo delle royalties vede una miriade di opinioni, anche contrastanti, sull’utilizzo, dal risanamento ambientale ai rifiuti, dall’incentivazione di forme di energia rinnovabile ai sussidi per disoccupati, ma, come spesso avviene, senza proposte concrete da sottoporre all’attenzione di chi deve decidere.
Si fanno intravedere grosse potenzialità per gli sbocchi occupazionali nei settori dell’energia pulita e rinnovabile, nella convinzione, nemmeno tanto sbagliata, che il petrolio è un modello di sviluppo superato.
Alcuni interventi hanno fatto rilevare come le royalties riservate al territorio sono poca cosa di fronte ai lauti guadagni delle aziende petrolifere, ma nessuno ha pensato a sollecitare i parlamentari locali per una più equa distribuzione dei proventi, anche nei confronti della stessa Regione che fa la parte del leone, senza riservare le giuste attenzioni alla città, nel silenzio più assoluto degli onorevoli che si inchinano al Presidente e non osano contraddirlo su temi così importanti per la collettività.
Si ribadisce il netto NO a nuove estrazioni petrolifere, per ricercare, in alternativa,  occasioni di sviluppo compatibili con il nostro territorio, che coniughino lavoro e ambiente sano, favoriscano il turismo, l’agricoltura, attività a basso impatto ambientale, un’occupazione duratura e pulita.
Nelle intenzioni del Comitato una prossima assemblea, possibilmente in zone di villeggiatura per sensibilizzare, maggiormente, l’opinione pubblica sui temi in oggetto.

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