Autorevole, e unico, commento sulla rielezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, grazie a Giorgio Massari

Conservazione rivoluzionaria

Non ci voleva molto a comprendere che il sistema politico e partitico italiano avrebbe potuto subire importanti cambiamenti da come si sarebbe arrivati all’elezione del Presidente della Repubblica.
Il concetto espresso da Tancredi nel “Gattopardo” trova una sua assoluta conferma nel suo opposto: Non bisogna cambiare nulla perché tutto cambi, come ci ha suggerito Massimo Franco.
Forse è quello che sta iniziando ad accadere: il Presidente della Repubblica è rimasto lo stesso, il Presidente del Consiglio non è cambiato, ma il sistema politico e dei partiti è entrato in una fase di grande trasformazione. Siamo entrati in una nuova fase della repubblica, dei partiti e del sistema dei partiti, dell’assetto istituzionale.
La fallimentare gestione del percorso verso un nuovo Presidente ha fatto saltare il centro-destra che, a detta dei suoi principali leader, non esiste più. Responsabilità di Berlusconi, che lo ha tenuto fermo per un mese nella velleitaria e fantasiosa ricerca di numeri a sostegno del suo sogno quirinalizio.
Responsabilità della Meloni, che nel chiaro tentativo di far saltare il governo Draghi ed andare ad elezioni subito, ha cercato lo scontro, imponendo che si votasse un candidato di destra anche con i soli voti della destra; in subordine un sostegno a Draghi Presidente che significava sostanzialmente la fine del governo per l’opposizione del M5S di Conte e della Lega a questa soluzione.
Responsabilità uber alles di Salvini incapace di comprendere che il problema non era fare nomi, ma trovare un metodo per un Presidente condiviso.
Dovranno ricostruirlo questo centro destra, ma sulle macerie non è facile; la lotta tra Meloni e Salvini non porterà da nessuna parte; Forza Italia ha iniziato a giocare un’altra partita, questa volta tutta di centro.
I centristi di tutte le epoche sono pronti ad un nuovo inizio.
Nel centro sinistra chi si muove fa danno. Conte, in rottura ufficiale con Di Maio, ha mostrato come tentare di intercettare i rigurgiti e i rimasugli populisti del suo movimento porti a disastri: la candidatura della Belloni in combutta con la Lega ha ridimensionato l’asse con il PD, riabilitando Renzi quale soggetto estremamente lucido nei giochi di potere.
Il Pd ed il resto della sinistra hanno giocato di rimessa ma sono riusciti a raggiungere il risultato auspicato da tanti esponenti significativi a partire da Stefano Ceccanti. Letta non aveva nessun obbligo a condurre le danze ed ha portato a termine il compito di evitare candidature sgradite e tentare di mantenere rapporti buoni con tutto ciò che si muove al di fuori della destra, Renzi compreso.
Il parlamento è stato elogiato come una” base di saggezza” per aver votato Mattarella prima ancora che ci fosse accordo tra le forze politiche a ricandidarlo. Un giudizio troppo generoso.
Il sostegno a Matterella in parte è motivato dalla convinzione che lo stesso fosse la one best way, voluta dai cittadini, ma non possiamo nascondere che sia stata presente anche una linea di opportunismo.
L’applauso lunghissimo tributato a Mattarella allo scoccare del 506esimo voto è stato, per un certo numero di parlamentari, un applauso liberatorio: ancora un anno là, con annessi e connessi. Ricordiamo che nel 2023 il numero dei parlamentari sarà ridotto, in virtù della legge 19 ottobre 2020, n.1, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi.
Prima conseguenza: la legge elettorale; sarà probabilmente proporzionale. Il che significa che ogni partito giocherà per conto suo, qualche partito scomparirà e partiti nuovi si affacceranno sulla scena politica sia a livello nazionale che regionale.
Seconda conseguenza: ritornerà il dibattito per la riforma della Costituzione spinto dalla umorale necessità che il Presidente della Repubblica venga eletto direttamente dai cittadini. Semi presidenzialismo alla francese o presidenzialismo americano non sembra possano essere la medicina per la politica italiana malata.
Tutto ciò innescherà nuovi percorsi, nuove aggregazioni che vedranno il livello locale protagonista ed attore importante.
In Sicilia si voterà a novembre per eleggere l’assemblea ed il Presidente della Regione. Ci sarà tempo per la nascita di nuove aggregazioni? Come si muoveranno i partiti di tutte le latitudini per selezionare i candidati e soprattutto come si muoveranno per scegliere i candidati presidenti?
Forse in Sicilia che questo gattopardismo alla rovescia si inneschi prima delle elezioni regionali sarà impossibile, ma sembrava anche impossibile risentire: Mattarella, Mattarella, Mattarella… 759 volte.
Che Mattarella ci aiuti!
Giorgio Massari
Coordinatore “Ragusa Prossima”

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