Bilanci della Regione e Corte dei Conti: per i politici, la colpa è sempre delle fazioni opposte, degli altri

La situazione finanziaria della Regione Siciliana è stata sempre un rebus, da un lato si parla di una enormità di debiti, di esposizioni spropositate, di aiuti dello Stato e di piani di rientro, dall’altra piovono fondi a tempesta, come ha fatto Musumeci negli ultimi mesi del suo governo.
Ma, ad ogni nuovo governo, ci sono problemi nuovi. Lo scaricabarile è sempre lo stesso, la colpa è degli altri, dei passati governi, dei conflitti fra organi dello Stato che, invero fanno troppa confusione e, sempre, tardi rispetto al periodo al quale si riferiscono i rilievi.
Di queste commedie periodiche poco interessa alla gente, anche perché si capisce sempre troppo poco, per la complessità della materia e per una informazione che non solo è parziale ma è anche di parte.
E i politici, a vario titolo, concorrono a questa commedia indecorosa e poco dignitosa, senza che si possa capire di chi sono le colpe.
La Corte dei conti ha sospeso la parifica del bilancio regionale 2020 e ha sollevato la questione della legittimità costituzionale sollevata a proposito del decreto legislativo firmato dal presidente del Cdm e dal Capo dello Stato, che consentiva alla Regione di spalmare il proprio debito in dieci anni.
La notizia nel corso dell’udienza pubblica della Corte dei Conti, presenti, oltre al Presidente Schifani, nell’aula magna di Giurisprudenza a Palermo, l’assessore regionale all’Economia, Marco Falcone, l’assessore regionale alla Famiglia, alle politiche sociali e al lavoro, Nuccia Albano, il ragioniere generale della Regione, Ignazio Tozzo, l’avvocato generale della Regione, Giovanni Bologna, il segretario generale della Presidenza della Regione, Maria Mattarella e autorità istituzionali.

Dopo l’udienza, ha inizio il carosello delle dichiarazioni e dei commenti.
Schifani afferma : “Pur non condividendo tale iniziativa che, a onor del vero, avrebbe potuto essere portata avanti un anno fa e non lo è stata, ci attiveremo perché il Governo e il Parlamento nazionali confermino i loro provvedimenti, per le le altre partite che sono state contestate, le valuteremo per apportare i dovuti correttivi»
Il nuovo assessore al bilancio, Falcone, distante anni luce dal suo predecessore Armo, per competenze specifiche nella materia, assicura, contrariamente ai commenti diffusi, che non è a rischio l’attività amministrativa e finanziaria della Regione Siciliana.
“È doveroso in questa fase rassicurare i cittadini, i dipendenti, le imprese e gli attori sociali a vario titolo sul fatto che la tenuta economica della Regione non è in discussione.
Rimaniamo convinti della piena legittimità del decreto legislativo che consente il ripiano del disavanzo in dieci anni, ma, per dirimere e velocizzare la soluzione della questione, ci confronteremo con il Governo nazionale e il Parlamento per ottenere in tempi brevissimi la condivisione di una norma che risolva il problema e il conflitto tra poteri dello Stato (Corte costituzionale e Governo nazionale), sollevato oggi dalla Corte dei conti”.
Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia all’ARS, il nostro onorevole Giorgio Assenza, interviene in risposta ai primi rilievi di alcuni colleghi di opposizione: “Dopo la decisione odierna della Corte dei Conti, la Regione ha l’occasione giusta per mettersi definitivamente alle spalle i disastri lasciati dal Governo Crocetta-Pd. Vorremmo ricordare agli on. Micciché e D’Agostino – che di quella triste pagina politica furono l’uno l’artefice, con la Sua candidatura divisiva, e l’altro un protagonista – che il Governo Musumeci si trovò a ereditare un buco da ben 1,2 miliardi di euro.
Per scongiurare il tracollo, si lavorò negli anni 2018 e 2019 per trovare un accordo con lo Stato che ci consentisse di rateizzare il debito targato Pd in dieci anni. Oggi viene sollevata una questione di legittimità costituzionale che dovrà dipanare la Consulta, mentre sarà il Governo Schifani in collaborazione col governo Meloni a voltare definitivamente pagina e completare il risanamento della Regione”.
Rassicuranti le dichiarazioni degli esponenti di governo e della maggioranza, non è successo nulla, colpe addirittura di Crocetta del PD, nulla può essere addebitato a questa amministrazione ma neppure alla precedente di Musumeci.
Tutto molto semplice. Ma, dal suo buon ritiro, si fa sentire l’ex Presidente Crocetta che dice:
“Le esternazioni di Schifani che attribuiscono la responsabilità della mancata parifica del bilancio 2019 all’azione del mio governo, sono totalmente destituite di fondamento.
Nei cinque anni del mio mandato i bilanci della Regione sono stati regolarmente parificati e ciò dimostra che erano in regola”.
“Nei primi due anni del mio governo il bilancio regionale è stato portato in pareggio e nei tre anni successivi è stato prodotto un avanzo di circa 1 miliardo e 500 milioni – aggiunge l’ex governatore – Solo che, con la logica del ‘bonus pater familias’ tale avanzo è stato destinato a diminuire l’indebitamento precedente, come prevede la legge. Il governo Musumeci ha preferito utilizzare l’avanzo prodotto dal mio governo, invece, per finanziare anche spese correnti: ecco la ragione del buco di bilancio e della mancata parifica”.

Un deputato della maggioranza che sostiene Schifani, il leghista Figuccia non la vede bene: “La situazione dei conti pubblici regionali è drammatica dopo la decisione della Corte. È evidente che serve l’aiuto dello Stato per porre rimedio al disavanzo monstre che non ha, al momento, una via e un timing certi per la sua progressiva riduzione”.
Figuccia lancia l’idea di un confronto interno alla maggioranza. “Ritengo essenziale che la Regione accantoni gli 886 milioni per chiudere il rendiconto del 2020, anche prima della pronuncia della Corte Costituzionale, alla quale oggi è stato rimesso il giudizio finale sulle norme varate dal governo nazionale che consentono un ripiano decennale – spiega -. Ritengo opportuno un vertice di maggioranza per assumere una decisione da consegnare al tavolo romano. Il presidente Schifani concorderà che non c’è un minuto da perdere e saprà far valere le nostre ragioni. Ciò però non ci esime dall’affermare che l’impennata sul disavanzo, alla quale anche il precedente governo regionale ha dovuto far fronte, è il risultato del pessimo governo di centrosinistra a guida Crocetta e dei suoi accordi capestro con lo Stato che oggi ci fanno prendere atto che “il re è nudo”

Poi c’è la pletora di interventi preoccupati, fra i più eloquenti quello del capogruppo del M5S all’Ars: Antonio De Luca, dice che “il parere della Corte certifica il disastro del governo Musumeci: altro che Finanziaria, qui si bloccano spesa ed assunzioni nei Cpi e alla Regione. Schifani deve ritirare le variazioni di Bilancio”.
“Il rinvio della parifica del bilancio della Regione del 2020 e le troppe criticità sollevate dai magistrati contabili rappresentano l’eloquente e pesantissimo giudizio della Corte dei conti sull’operato dell’esecutivo Musumeci, un governo fallimentare, la cui unica nota di rilievo è stata quella di togliere il disturbo con anticipo”.
“É andata peggio delle peggiori previsioni – dice Antonio De Luca – ora, altro che Finanziaria approvata per tempo, qui si bloccano le spese per centinaia di milioni di euro per investimenti e le assunzioni nei centri per l’impiego e nell’amministrazione regionale.
A fare le spese di tutto ciò saranno i siciliani. Schifani, piuttosto che rivendicare la continuità col governo Musumeci, dovrebbe vergognarsene e, soprattutto, provare a cambiare rotta rispetto al passato. Intanto ritiri le variazioni di bilancio e prepari l’esercizio provvisorio”.
“Gravissime ci appaiono pure i rilievi della Corte su diversi profili interpretativi, considerati scorretti, la difficoltà nel recupero del vecchio disavanzo e l’assenza di riforme strutturali evidenziati.
Gravissime, a nostro avviso, sono pure le leggerezze sulle performance dei dirigenti, ‘promossi’ praticamente in massa con la più alta valutazione.

Anche il segretario cittadino del PD di Ragusa ha voluto dire la sua: “La sentenza della Corte dei Conti che ha contestato numerose irregolarità nel rendiconto 2020 sospendendo il giudizio di parificazione non ci ha colti di sorpresa: sono più o meno le stesse cose che il gruppo parlamentare del Partito Democratico sui conti del Governo Musumeci ha ripetuto e denunciato negli ultimi anni dai banchi dell’opposizione all’ARS”.
Lo dichiara Peppe Calabrese, membro della segreteria regionale del PD, che aggiunge: “Per questo sento di rivolgere un plauso all’attività politica del gruppo PD ARS che ha sempre spinto perché venisse fuori la verità mettendo in guardia sulle conseguenze cui si andava incontro.
Infatti, non sarà possibile approvare il bilancio di previsione 2023 entro il 31 dicembre e il Governo regionale dovrà procedere con l’esercizio provvisorio, mettendo da parte le variazioni di bilancio.
I primi a subire gli effetti di questa situazione saranno gli enti locali che riceveranno i trasferimenti economici che gli spettano con notevole ritardo e, quindi, ritarderanno a loro volta per i propri strumenti finanziari.
I servizi che i Comuni, solitamente, pagano proprio con i fondi regionali, dunque, e i disagi li vivranno i cittadini in prima persona”.
“La sentenza della Corte dei Conti – conclude Calabrese – non certifica solo il fallimento del governo Musumeci, la l’inadeguatezza amministrativa di tutta la destra che, dopo Musumeci, continua a governare la Sicilia con Schifani”.

Chi ha torto e chi ha ragione, in questo groviglio di addebiti reciproci, non è dato sapere, la politica resta sempre un teatrino.

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