Calabrese come Don Chisciotte contro i mulini a vento

Il segretario cittadino di Ragusa del Partito Democratico, Peppe Calabrese, sembra non rassegnarsi al consenso plebiscitario ottenuto dal sindaco Cassì e dalla sua coalizione, lotta ancora contro i mulini a vento, scambiandoli per giganti, ma non ci sono giganti, ci sono stati e ci sono opposizioni, inadeguate, quasi inesistenti, che hanno fatto diventare grande Cassì e i suoi alleati, anche quelli piccoli piccoli.
E di questa schiera di nani, politicamente parlando, il Partito Democratico incarna l’essenza di uno schieramento ormai giunto al capolinea, che è tenuto in vita solo dalla presenza dell’on.le Dipasquale.
Un partito che a Ragusa appoggiava, in maggioranza, Bonaccini e ha dovuto cambiare anche leader nazionale, inchinandosi alla mal digerita vincitrice Schlein, un partito che, nonostante la sconfitta, l’ennesima, non accenna a studiare e tentare nuove strategie per uscire dalle sabbie mobili di un declino che sembra, ogni giorno di più, inesorabile, si vive solo di ricordi e si pensa più a nuove collocazioni che a rilanciare il partito.
E come a Roma si ostinano a fare opposizione alla Meloni in maniera non convincente, anche Calabrese si sofferma sulla perdita idrica, sul segnale stradale, sulla segnaletica orizzontale, tutti problemi che c’erano anche prima e che non hanno toccato l’elettorato di Cassì che ha sgomitato, invece, per portargli consenso.
Un Partito Democratico e un segretario che hanno condizionato la coalizione riformista-progressista che si opponeva a Cassì, ma che non hanno per nulla riunito i cocci della stessa coalizione per una profonda analisi della sconfitta, con tanto di nomi e cognomi protagonisti del flop che è stato epocale.

Oggi, il segretario cittadino del Partito Democratico viene fuori ostentando l’ultimo rapporto Eurispes sullo stato delle acque in Italia che consegna l’ennesima posizione negativa a Ragusa, in fatto di classifiche nazionali.
In Sicilia siamo il primo comune capoluogo di provincia per perdite d’acqua nella rete di distribuzione, per il 63%, sesto in Italia.
Scrive Calabrese: “Un traguardo, tutt’altro che lusinghiero, del quale il sindaco Cassì andrà certamente fiero visto che in campagna elettorale si vantava (nei suoi cartelloni sei metri per tre) d’aver ridotto del 90% lo spreco d’acqua in città… È il sintomo di un’amministrazione inefficace, abituata ad imbonire la cittadinanza ripetendo allo sfinimento che va tutto bene, che è tutto meraviglioso. Così non è, lo diciamo di continuo e non ci stancheremo di segnalare puntualmente ciò che non va.”
Ma si rende conto Calabrese che per cinque anni le classifiche ci hanno relegato sempre in fondo e la gente, almeno quel determinante 63 %, non è stata nemmeno toccata?
Pensa invece di solleticare Cassì riferendosi alla gestione dell’idrico mollata a qualcun altro, ma, forse, non sa che è stato per le cervellotiche politiche regionali dalle quali la città non poteva esimersi.
Piuttosto, in un clima nel quale piove a dirotto su Iblea Acque, preferisce tacere.
“Andiamo avanti” diceva Cassì in campagna elettorale, lo diciamo anche noi chiedendoci, noi ‘imbecilli’, che vorremmo insegnare a fare opposizione, amici e confidenti del sindaco che scrivono “minchiate” (tutte definizioni e affermazioni di Calabrese), dove arriveremo di questo passo.
Forse ha ragione l’assessore Giuffrida, potranno lavorare sereni, come stanno facendo, fino al 2040.

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