Come era stato anticipato, doppio appuntamento, a Ragusa, per le celebrazioni in occasione del 331 anniversario del terremoto del 1693.
A Ragusa il solito programma, come ogni anno, come abbiamo riferito, sembra che, da parte dei sangiovannari, non sia stata gradita la consueta partecipazione al programma della parrocchia di San Giorgio, pare per evitare possibili surriscaldamenti dell’atmosfera conseguenti alle recenti polemiche sulla questione del Patronato della Città
A Ibla, quindi, parroco di San Giorgio e associazione storico culturale San Giorgio in prima fila, hanno organizzato un programma a parte.
Programma che ha viso, nella serata del 10 gennaio, l’organizzazione di una conferenza, tenuta da uno storico della provincia, sul ruolo di San Giorgio nella città di Ragusa, ruolo di Santo e, nei tempi passati, di Patrono della Città.
Una iniziativa chiaramente strumentale per riportare all’attenzione la questione fra sangiovannari e sangiorgiari dell’effettivo patronato attuale della città, dopo il pronunciamento delle autorità ecclesiastiche che, addirittura, hanno confermato come San Giorgio sia uscito, a far data dagli anni del secolo scorso, dal calendario liturgico.
Rivendicazioni e polemiche che, ancorché legittime e comprensibili, si sarebbero potute evitare nel giorno delle celebrazioni del terremoto del 1693, tragico episodio che travalica ogni volgare bega di paese.
In ogni caso, il sindaco Cassì, affiancato dalla solita corte di assessori e di consiglieri che lo seguono per gli appuntamenti, più o meno importanti della città, è intervenuto, in serata, a due momenti del programma organizzato a Ibla dal Duomo di San Giorgio.
I rappresentanti delle istituzioni e i cittadini hanno voluto commemorare le vittime del “terremotu ranni” dinanzi all’antico portale gotico di San Giorgio, il sindaco Cassì e il Presidente del Consiglio comunale, Fabrizio Ilardo, hanno scoperto una vecchia lapide commemorativa della presenza del portale, unico resto rimasto integro fra le macerie dell’antica chiesa di San Giorgio.
Dopo la breve cerimonia, una partecipata fiaccolata fino al Duomo dove, dopo un momento di adorazione eucaristica, dopo le litanie dei santi e il canto del Te Deum, si è celebrata la Santa Messa.
Al termine della funzione, il simulacro del Santo è stato riposto nella sua nicchia, da dove era stato traslato al transetto dell’edificio sacro, appunto per queste celebrazioni.
Nel pomeriggio a Ibla alle 15, al Duomo, c’era stato il suono a distesa delle campane e la riproduzione “dell’effetto terremoto” con l’organum maximum Serassi in coincidenza con l’orario di quando, secondo quanto riportato dalle cronache, la terra tremò in maniera devastante.
