Nel corso della seduta ispettiva del consiglio comunale di Ragusa, di ieri lunedì 9 ottobre, circolava notizia di un servizio giornalistico su una emittente televisiva locale su una riunione, convocata nel corso della settimana precedente, dal sindaco Cassì, nell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila, per presentare la persona che, come esperto d settore, dovrebbe occuparsi di turismo e, più in generale, di rilancio dell’immagine della città.
Invitati alla riunione, verosimilmente a porte chiuse, circa 30 persone, qualche assessore della giunta comunale, forse qualche consigliere, prevalentemente ‘uomini di cultura’, amici, “un gruppo d persone con le quali ha scambiato riflessioni sulla materia, incontrando l’esperto”, come dichiarato sulle pagine de La Sicilia di oggi, martedì 10 ottobre.
Testata sempre privilegiata La Sicilia, con la sua eccellente professionista, Laura Curella, che, però, in questa occasione, non erano stati invitati, come altre testate giornalistiche.
Oltre al video del servizio giornalistico, autorevole doppiamente in quanto l’autore era fra gli invitati di Cassì all’incontro, solo un accenno, in aula, del consigliere Mario Chiavola che chiedeva chiarimenti: il sindaco ha detto di aver voluto avviare una serie di interlocuzioni, nel tentativo di dare una impostazione alla strategia di sviluppo culturale e turistico della città.
Cassì considera i settori cultura e turismo importanti per lo sviluppo e la crescita della città, ha trattenuto, per questo motivo, le deleghe, ma non considerandosi un esperto ha cercato metodo ed esperienza sul campo.
Necessità che evidentemente non ha trovato nell’ex assessore alla cultura, Clorinda Arezzo, nominata, subito dopo l’insediamento, esperta per cultura, turismo ed eventi, né nel progettista del Piano Strategico del Turismo, già esperto collaboratore del primo cittadino.
Da ricordare che, oltre ai tanti uomini di cultura della città, molti dei quali saranno stati ospiti dell’incontro, c’è tutto il cerchio magico dell’ecomuseo, Carmelo Arezzo, Paola Schininà, Nuccio Iacono, Giorgio Flaccavento, e lo stesso comunicatore del sindaco, Fabio Manenti, tutti, ci pare, coinvolti, a vario titolo, nel comitato tecnico scientifico dell’ecomuseo.
Quali saranno le gerarchie nella strategia di sviluppo turistico culturale di tutti questi personaggi è da scoprire.
Prima di analizzare le riflessioni del servizio giornalistico, senza minimamente permetterci di giudicare la selezione e le qualità del prescelto, ci sia consentito esprimere un nostro modesto parere, che supporteremo appresso con alcune valutazioni che scaturiscono dal servizio giornalistico stesso.
Diciamo solo, in premessa, che Cassì pare abbia la fissa de comunicatori, tanto varrebbe, allora, tenerci il dr. Manenti, se necessario con doppio stipendio, di comunicatore e di esperto turistico culturale, anche per farci scrivere di meno, lo conosciamo, conosciamo la sua prosa eccelsa, ne abbiamo sperimentato l’efficacia nella campagna elettorale, siamo praticamente rassegnati, potremmo benissimo evitare di digerire altri soloni che, ci permetta Manenti, aggiungono l’aura continentale alle loro prerogative.
Ma su cosa ha riflettuto il giornalista di Video Regione, Distefano ?
Convocate da Cassì una trentina di persone, una compagine molto eterogenea, radunata con criteri ignoti.
Secondo il giornalista non era invitato il meglio della città, ha invitato trenta persone, bene o male conosciute, scelte con un criterio tutto suo, per presentare il dr Paolo Verri, persona dal curriculum notevolissimo, ‘mostruoso’, come lo definisce il giornalista, che si è occupato – il giornalista rifugge “da termini tecnici che lui stesso non comprenderebbe” – in termini molto semplici – come invece può spiegare – di rendere le città, d’accordo con le amministrazioni, da grigie, tristi, depresse, in decadenza a città, in crescita, visitate, turisticamente attive, culturalmente attivissime.
In pratica, diciamo noi, una sorta di santone, di taumaturgo, che ha ‘miracolato’ tante città’.
A questo punto, il giornalista dice testualmente che riferendosi alla sua città, Torino, il dr Verri, avrebbe detto: “Fondamentalmente, nel mondo, Torino era conosciuta (prima del suo intervento) per la Fiata e la Juve.
A questo punto, ritengo d poter affermare, se quanto detto dal giornalista corrisponde a verità in merito alle parole del Verri, che costui debba essere controllato, come controllato dovrebbe essere Cassì che lo sceglie.
Avrebbe altresì raccontato che Torino, nel 1998 era in fortissima decadenza, in dieci anni, con il suo staff, l’avrebbe riportata all’attuale splendore, come città attiva, molto vivace.
Cassì avrebbe incaricato, o avrebbe intenzione di incaricare Verri, d fare lo stesso per Ragusa.
Alla fine dell’incontro – riferisce ancora il giornalista nel servizio – tutti, o quasi, erano convinti che il dr Verri avesse detto cose ovvie, cose che si conoscono, addirittura meglio di lui, in quanto ragusani, cose che i ragusani, i presenti, avrebbero potuto fare da soli, addirittura 30 anni fa.
Strategie ovvie ma non concretizzate per l’indole del ragusano, fatto in un certo modo, ma il Distefano vede nel possibile intervento di Verri il catalizzatore delle diverse anime cittadine, addirittura con benefici riflessi per tutto il comprensorio.
Ma riferendosi anche al comprensorio, chi paga?
E questo aspetto, anche alla luce del curriculum di Verri, a cui accenneremo appresso, è la chiave di volta dell’incarico.
Classe 1966, laureato in storia dei media all’Università Cattolica di Milano, il Verri esperto è innanzitutto “uomo di libri”, prima direttore editoriale per varie case editrici e poi direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino dal 1993 al 1997. Dal 1998 si occupa di città e sviluppo urbano; direttore del piano strategico della città di Torino dal 2000 al 2006, ha diretto la Fondazione Atrium per la promozione delle Olimpiadi di Torino 2006 dal 2004 al 2006.
Dal 2007 al 2010 è stato direttore di Italia 150, il Comitato per il 150° dell’Unità d’Italia. Dal 2011 al 2014 ha diretto con successo la candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019.
Dopo le informazioni s fanno più rarefatte, ma lo spessore del personaggio è abbastanza chiaro, tanto da pensare: ma quanto costa il suo piano strategico? C’è uno staff in aggiunta, non si quali sono gli ambiti temporali in cui si muoverà, banale sarebbe chiedere cosa vuol fare ma non sapere se ci saranno metri di valutazione del suo operato, come pire sapere quali gli strumenti di controllo della sua attività citate nel curriculum.
Viene solo da pensare come potrà essere ricompensato un professionista abituato ad altri scenari, ma, soprattutto abituato a nuotare in piscine piene di banconote, per significare di aver operato nel contesto di investimenti di grande rilevanza.
Come mai viene nel profondo sud? Ma poi, la nostra città è veramente grigia, triste, depressa, in decadenza?
