Scontato l’eloquio fluente e disinvolto di un sindaco che viene riconfermato nella carica con 22 mila voti di preferenza personali, e va ascritta al sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, l’assenza di emozione e di tentativo di trascinare l’analisi sul sentimentale, come gli era capitato di fare in campagna elettorale.
Un momento particolare, vissuto con la vicinanza e il partecipato sostegno di amici, simpatizzanti e alleati che hanno voluto tributare l’ennesima dimostrazione di grande apprezzamento e smisurata stima nei confronti della persona, prima ancora che del politico.
E tutto questo non ha potuto che rafforzare la consapevolezza di un risultato inaspettato nelle dimensioni ma che, negli ultimi giorni, era percepito anche dagli elettori e, a maggior ragione, da lui stesso.
Nell’esprimere gratitudine per quanti lo hanno accompagnato nell’avventura alla riconquista di Palazzo dell’Aquila, Cassì ha voluto significare come la gente ha apprezzato il lavoro svolto nei 5 anni e come ha saputo anche apprezzare il rapporto intrattenuto con tutti, corroborata anche da una comunicazione che ha informato puntualmente su quanto si stava facendo per la città.
Considerazioni ineccepibili, perché è chiaro che la gente ha apprezzato il lavoro svolto, ha apprezzato la persona, ci ha creduto, come ha creduto nella comunicazione.
In pratica su 63.000 elettori solo 35.000 sono andati a votare, di questi circa 22 mila hanno avuto fiducia cieca, oltre 12 mila non lo hanno votato, siamo in democrazia e non c’è nulla su cui discutere.
Se proprio si deve andare a cercare un capro espiatorio della esaltante vittoria o della sconfitta, va trovato nelle fallimentari strategie dei rivali, dei loro comunicatori, degli apparati di partito, che sono risultati del tutto inadeguati se è vero che, a un mese dalle elezioni, Cassì era sì in vantaggio e vicino alla vittoria al primo turno, con un 38% che imponeva ben altre strategie.
Invece, proprio nelle ultime settimane, lo spirito della campagna elettorale si è affievolito e questo ha contribuito a far salire il livello di considerazione per il sindaco uscente.
Ed è proprio Cassì a portarci all’analisi delle altrui strategie, con alcune sue considerazioni sugli avversari che hanno concentrato, eccessivamente, su di lui, tutte le attenzioni, distraendosi dal cercare il voto per sé stessi, cercando solo di distogliere dal votare per Cassì.
A ciò aggiunge, ma non lo riteniamo fondamentale per la sconfitta, il risentimento personale, una tossicodipendenza da rancore che avrebbe dominato qualche avversario politico, alla quale avrebbe opposto una strategia remissiva che, alla luce dei risultati, avrebbe pagato.
Per l’analisi del voto Cassì afferma che deve essere spietata e feroce, ma, escludendo un piccolo riferimento al segretario cittadino di Fratelli d’Italia, non va oltre, parla di liste messe su all’ultimo momento che hanno superato partiti politici blasonati ma non fa nomi.
In pratica l’analisi non è né spietata, né feroce, nessun cenno ai parlamentari di Fratelli d’Italia che dopo averlo fortemente criticato hanno mostrato un partito di poco peso, con individualità che hanno deluso del tutto per numero di consensi, non parla dei vertici della Lega che, volutamente, non hanno voluto consentire alla lista di INSIEME di raggiungere il quorum, non parla della inesistenza totale del partito del Presidente della Regione, dove ci sono stati 7 candidati con zero preferenze, 7 con preferenze a una cifra e il più votato ha ottenuto 44 consensi.
Non parla dell’inconsistenza, anche qualitativa, delle liste del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, non si spinge oltre contro i partiti, anzi è protagonista di una giravolta epocale, prodromica, forse di un cambio di atteggiamento nei loro confronti, per evidenti motivi di opportunità politica e di possibili aperture ai tanti infiltrati dei partiti nelle liste che lo hanno sostenuto.
I partiti non sono più gusci vuoti, pur avendo ribadito, tante volte, di non voler avere a che fare con i partiti pur considerandoli “l’emanazione naturale e l’essenza della politica”, nonostante, nel corso del primo incontro alla Camera di Commercio avesse esaltato il civismo, denigrando partiti ei loro appartenenti, quando precisava che “i partiti mostrano solo fazioni contrapposte e lotte di ideologie, sulla strada rivolta solo alla conquista di posizioni”.
Nel corso della sua analisi del voto, Cassì si è limitato a dire che i partiti, solo da noi, avrebbero “smarrito la loro funzione trasformandosi in agenzia di collocamento”, “il partito è un luogo di incontro, di confronto, nel quale ci si riunisce non solo a tre mesi dalle elezioni per trovare un candidato, il partito serve per assumere decisioni, per risolvere i problemi, per trovare soluzioni e selezionare la classe politica”.
Nega di aver criticato i partiti, avrebbe solo criticato come sono stati gestiti i partiti, soprattutto da noi.
Un arrampicarsi sugli specchi per mettere una pezza a rapporti, forse, troppo estremizzati, un atteggiamento propedeutico ad una strutturazione della sua lista che rimane, con il 25%, la prima formazione politica in città.
In pratica, la sua lista, che praticamente è un movimento, dovrà e potrà diventare partito, condividendo il successo con gli alleati che, per la profonda condivisione di valori, sarebbero i naturali compagni di viaggio di nuove avventure politiche. Un viaggio che, naturalmente, ha già un conduttore al volante.
Con profusione di buone intenzioni, di obiettivi di necessario miglioramento, di promesse di “fare meglio la parte politica”, accettando le critiche che, implicitamente, accetta.
E, a suggello di questa inattesa predisposizione per i partiti, vanta i già ottimi rapporti con il Presidente della Regione, oggi leader del suo partito in Sicilia, e quelli con il sindaco di Catania emanazione diretta, anche per storia e tradizione familiare, dell’unico vero partito di destra in Italia, che, a Ragusa, ha osteggiato e rifiutato in assoluto.
A questo punto della sua analisi del voto, al centro dei discorsi si mette la prossima esperienza amministrativa,
l’intervento si fa più meditato, ogni parola è soppesata, precisa l’equilibrio che vede all’interno della sua variegata coalizione, ribadisce che non sarà disponibile a subire imposizioni di scelte o condizionamenti nell’azione amministrativa, lo dice come se già intravedesse, fra i suoi alleati, personaggi in grado di arrivare a tanto. È come se uno dicesse che non tollererebbe mai le corna dalla moglie, ritenendola, di fatto, capace di farlo.
Evidenti le difficoltà di esprimere i criteri di scelta degli assessori da nominare, segnale inequivocabile che non c’è più l’uomo solo al comando, oggi sostituito da chi deve dirimere ambizioni di eletti, di non eletti ed esigenze di maggiore presenza in giunta, dovendole anche anteporre alla naturale doverosa aspirazione di circondarsi di personale assessoriale di qualificate esperienze e professionalità che non si intravedono nel parterre attuale degli aspiranti, eccezion fatta per i consiglieri Giuffrida e Digrandi.
Ha fatto rumore l’annuncio che gli assessori dovranno essere amministratori a tempo pieno, particolare in cui non crede nessuno.
Solo cenni alle priorità del nuovo corso, nell’obiettivo l’intercettazione dei fondi strutturali 21/27, una continuazione sulla scia dello scintillio dei soldi per grandi progettazioni, un evidente segnale, collegato alla già citata strutturazione della sua formazione politica, di come Cassì è già proiettato oltre i prossimi 5 anni.
Rispondendo a chi gli chiedeva quale settore, trascurato nei 5 anni precedenti, fosse meritevole di maggiori attenzioni, Cassì ha glissato parlando del randagismo, quindi per trasporto pubblico, sviluppo economico, contrade e periferie, urbanistica, tutto a posto.
Anzi, ha precisato che il PRG sarà riportato in aula, solo con qualche emendamento degli uffici, e sarà sottoposto all’esame del civico consesso. Delle tante variazioni necessarie che gli alleati agitavano prima delle alleanze, nessun cenno.
