Castello di Donnafugata, concomitanza di eventi e scoppia la polemica

Lo abbiamo sempre sostenuto, il Castello di Donnafugata è solo una antica dimora di campagna, ancorché del nobile, forse, più titolato della città, nessun pregio architettonico, nessuna opera di valore artistico, solo opulenza trasferita in molti particolari del vastissimo immobile, sintetizzata in circa 25 stanze delle 120 della struttura, un luna park d’epoca, come amiamo definirlo, per sognare, la stanza dove si fumava, dove si ascoltava musica, dove si ballava, la biblioteca, forse l’unica stanza con veri ‘tesori’, accanto alle stanze del vivere quotidiano, appartamento degli ultimi proprietari, il parco, il tutto, arricchito, negli ultimi anni, dal Museo del Costume che raccoglie una collezione di abiti d’epoca, con qualche pezzo di rilevanza per la sua vetustà.
Chi passa per gestore del progetto culturale a Ragusa ne fa il polo culturale della città, in barba ai tesori archeologici e del riconoscimento UNESCO, non si capisce per quali prerogative culturali.
Questa struttura, da anni, suscita comunque l’interesse e l’attenzione di visitatori e turisti che permettono all’amministrazione comunale, proprietaria, di incassare somme considerevoli, ogni anno, oltre mezzo milione all’anno, ancor prima dell’apertura del Museo del Costume.
L’amministrazione ha deciso di farne una macchina per far soldi o, comunque, per accrescerne l’immagine, così che il Castello è diventato location di eventi di ogni tipo, appuntamenti teatrali, convegni, picnic sull’erba del parco, conferenze, proiezioni e festival cinematografici, cene di gala o ritenute tali, matrimoni di personaggi illustri e di semplici cittadini, con annesso abbandono di biancheria intina nell’oscurità del parco.
Fuori, in una struttura annessa dell’immobile, un Museo che doveva essere del prodotto contadino che, al momento, in attesa di definitivo decollo, si muove fra bancarelle dell’agroalimentare e foyer per la presentazione di libri, negli altri immobili della corte di ingresso al Castello, di privati, negozi di souvenir, ricotta calda, ristoranti e paninerie, con annesso carattere distintivo della campagna ragusana, con tanto di allevamento di bovini e relativo olezzo di letame che accoglier turisti e visitatori.
In questa fantasmagorica location capita che si incrociano alcuni eventi, comprensibilmente per le ampie zone disponibili, indipendenti fra di loro ma non acusticamente parlando.
E scoppia la polemica: gli organizzatori del Donnafugata Film Festival, prestigiosa rassegna cinematografica che si svolge nella suggestiva cornice del Castello di Donnafugata, meta ambita di cinefili e turisti provenienti da ogni angolo d’Italia, denunciano come una serata sia stata gravemente compromessa da una festa privata di un club service della città, organizzata sulla terrazza sovrastante all’ingresso.
Secondo gli organizzatori della manifestazione, un momento della prestigiosa rassegna trasformato in un’esperienza frustrante per spettatori e organizzatori che non hanno potuto godere, in pieno, dell’esaltazione del genio di maestri del cinema come Kubrick, Hitchcock, Anderson e Gondry.

Non ha peli sulla lingua Andrea Traina, direttore artistico del festival: “Siamo amareggiati e profondamente indignati,” dichiara. “È incomprensibile come si sia potuto organizzare un evento con musica ad alto volume e luci psichedeliche sulla storica terrazza del Castello, in concomitanza con le nostre proiezioni.
L’intollerabile disturbo generato dalle emissioni sonore e luminose della festa ha costretto un’ampia parte del pubblico ad abbandonare esasperata le proiezioni, compromettendo gravemente il festival e vanificando mesi di appassionato lavoro da parte dello staff organizzativo”.
“L’utilizzo di un luogo così importante per un evento privato,” prosegue Traina, “senza minimamente soffermarsi a valutarne l’impatto su un’importante manifestazione culturale in corso, denota una grave mancanza di sensibilità verso la comunità e solleva serie preoccupazioni sulla considerazione riservata a iniziative artistiche di questo livello.
Il DonnaFugata Film Festival, nel ribadire il suo impegno nella promozione della cultura cinematografica e nella valorizzazione del patrimonio artistico del territorio, condanna fermamente quanto accaduto, auspicando che le autorità competenti adottino le misure necessarie per prevenire simili situazioni in futuro.
“Non possiamo permettere che la cultura venga calpestata in questo modo”, conclude Traina. “Ci scusiamo sinceramente con il nostro pubblico per il disagio subìto, e ci impegniamo a fare tutto il possibile per garantire che incresciosi episodi del genere non si ripetano”.

Il tutto, segnale preciso di grande approssimazione nella gestione della struttura, piuttosto, fra le righe delle dichiarazioni del direttore artistico del Donnafugata Film Festival, trapelano dubbi sulla esistenza delle necessarie autorizzazioni per i vari eventi che si svolgono al Castello.
Sarebbe auspicabile che si facesse chiarezza anche su questi aspetti, nonché che chi si occupa della gestione ‘culturale’ della struttura, portasse a conoscenza, con adeguate relazioni, i risultati economici e di immagine, anche attraverso la specifica delle operazioni di promozione della struttura.
Quanto incassa la biglietteria del Castello, quanto quella del Museo e quanto quella del Parco, quali sono i costi per organizzare eventi di qualsiasi tipo e quale corrispettivo ne viene per il Comune?

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