di Cesare Pluchino
Si avvia, forse, alla chiusura, il supermercato del Centro Commerciale ‘Le Masserie’: è la punta dell’iceberg di una crisi generalizzata, la stessa che, forse, ha bloccato la nascita di altre strutture in città
Le considerazioni sui centri commerciali, a Ragusa, non esulano mai da quelle che addebitano agli stessi la crisi del piccolo commercio, in città, con la chiusura di numerosi esercizi, e, in parte, il conseguente svuotamento del centro storico.
Nessuno ha centrato l’obiettivo sulla vera essenza di operazioni esclusivamente finanziarie, delle quali hanno beneficiato le società che hanno avviato le costruzioni per poi passare la mano a quelle di gestione del centro commerciale.
Altrove, basti vedere Catania o Siracusa, per restare sul territorio di questa parte di Sicilia, i centri commerciali traboccano di visitatori e di clienti, su Ragusa i grandi esperti di marketing hanno fatto male i conti e i risultati non sembrano all’altezza delle aspettative.
Numerosissimi gli spazi vuoti, i negozi che hanno chiuso e non sono stati rioccupati, pochi i grandi marchi presenti nella città iblea, un proliferare di normali attività commerciali, molte delle quali hanno ritenuto conveniente spostare i loro esercizi dalla città ai centri.
Eppure, pur fra mille lamentele per una crisi imperante, molti resistono, il flusso di persone, comunque, c’è, anche se è da tenere in conto il campanello d’allarme dei servizi di ristorazione con le saracinesche abbassate.
Certo siamo nella terra dove un McDonald ha chiuso i battenti, nella vicina Modica, quindi una terra che sfugge alle più raffinate teorie di marketing, ma forse, a Ragusa, i centri commerciali hanno fatto flop e si mantiene in vita il malato per non ricorrere all’eutanasia.
Il problema è quello di una crisi che non si può disconoscere, la mancanza di marchi di prestigio induce a fare gli acquisti nelle province vicine, in città esiste poco se non qualche negozio di lusso, per molti aspetti si intravede il degrado che si fa strada, senza che, ormai, ci siano alternative.
Se guardiamo al centro commerciale più periferico, quello alla fine di viale delle Americhe, numerosi sono gli elementi che destano perplessità.
Da un’area parcheggio dove abbondano pali segnaletici abbattuti e non ripristinati, segnali di una mancata cura e manutenzione, c’è l’impatto con il biglietto da visita di un centro commerciale: carrelli vecchi, consunti, spesso ammaccati, una rarità trovarne uno con le ruote efficienti che ti fanno scivolare il carello agevolmente sul pavimento di marmo.
Da qualche anno chiuso il locale bar-pasticceria-pizzeria-self service, la ristorazione è affidata ad una piccola pizzeria e ad un piccolo bar del supermercato. Numerose le saracinesche abbassate con i teli con grandi immagini della città ormai travisate dalla polvere. Prima si azzardava a scrivere: ‘prossima apertura’ o ‘stiamo lavorando per voi’, ormai si è capito che la presa in giro è superata.
Resiste il supermercato, che rimane, in ogni caso, cuore di ogni centro commerciale e attrattore primario, pur se rimaneggiato rispetto al progetto originario e sempre oggetto di supposti imminenti cambi di gestione che, però, non sono avvenuti.
E’ un centro commerciale che vive sul traffico proveniente dalla parte occidentale della provincia e da quella limitrofa di Caltanissetta, che, secondo noi, sopravvive per la presenza di nomi di eccellenza nel settore dell’elettronica, di qualche catena di abbigliamento che fa tendenza e isolate boutique che, comunque, creano movimento.
Sotto certi aspetti diversa la situazione nel centro commerciale situato appena fuori dall’abitato, sulla principale via d’accesso alla città, dotato di parcheggio coperto, dove pochissimi sono gli spazi vuoti, assai ricercato per gli spazi mobili, a tempo, che hanno trasformato, da tempo, i corridoi in mercatini rionali.
La continuità di negozi in attività fa intravedere un andamento più florido, ma non mancano, anche in questo caso, le perplessità e numerose.
Anche in questa struttura non manca la perla del biglietto da visita costituito dai carrelli in condizioni pietose, nonostante il supermercato sia alla quarta gestione ma i carrelli sono quelli della prima.
Dopo gestioni stentate, sono completamente chiusi bar, pizzeria e self service, sembra ormai definitivamente affondato il miraggio di un supermercato all’altezza della situazione e non si comprende come mai un marchio leader della grande distribuzione, in Sicilia, mantenga ancora la sua insegna in una situazione di enorme degrado.
Dopo l’originaria apertura della Standa, con prodotti di eccellenza e ricercati, ma completamente fuori dalla realtà locale, per prezzi e tipologia di prodotti, dopo due o tre esperienze sotto l’insegna di un grande nome della distribuzione organizzata in Sicilia, siamo arrivati al degrado assoluto.
E non può essere colpa del nome dell’insegna, perché altrove, in città, i supermercati del marchio costituiscono l’eccellenza del settore, per servizi, qualità e prezzi.
Ma non è ammissibile, per il marchio della grande distribuzione e per il centro commerciale offrire ai clienti lo spettacolo indegno di questi giorni: scaffali, per l’80%, vuoti, macelleria chiusa, salumeria con i resti che sembrano da buttare, interi reparti in abbandono, resta solo la merce non deperibile che viene offerta con uno sconto che non ha valore sulla base dei prezzi di partenza, una strategia che allungherà i tempi di una agonia ignominiosa.
Si può capire la crisi, evidenti gli errori di gestione che hanno portato a queste condizioni del tutto anormali, ma è inammissibile per la città offrire uno spettacolo simile, questo è solo degrado.
