Se si dovessero riconfermare vincenti, sarebbe il trionfo della vecchia politica e, di conseguenza, il fallimento del nuovo, del cambiamento.
Ci hanno provato, in un passato recente politici come Iano Gurrieri o Roberto Ammatuna, tornati a fare i sindaci nelle proprie città dopo un lokdown politico più o meno breve.
Ora la moda del neovecchio, almeno per le candidature torna con irruenza: aveva iniziato Innocenzo Leontini, che si candida a sindaco di Ispica, ora c’è anche Ciccio Aiello che torna a bussare alla porta di Palazzo Iacono, a Vittoria, la stessa città dove, dall’altra sponda politica, avanza la sua candidatura anche il coordinatore di Fratelli d’Italia, Sallemi, che certo vecchio non è ma solo anagraficamente, perché sostenitore dell’amministrazione costretta ad andare a casa, una maniera per rientrare dove ti avevano cacciato come partito e come coalizione politica.
Sono segnali inquietanti perché vuol dire che il nuovo, il cambiamento, il rinnovamento, non hanno trovato terreno fertile per attecchire, vuol dire che la nuova classe politica si è rivelata inadeguata e qualcuno è autorizzato a pensare che si stava meglio quando si stava peggio.
Dappertutto c’è agitazione e fermento, gli unici che mostrano coerenza sono i deputati eletti che, forti del loro consenso, più volte acclarato, fanno politica e, fino a quando sono in attività, non potranno mai assumere la definizione di vecchio.
Ma anche Minardo e Ragusa si propongono con una nuova veste, pur in attività, e passano sul carro di quello che è ritenuto il prossimo vincitore.
Anche in Forza Italia c’è un Miccichè sempre attivo ed eccellente politico ma deve fare ricorso al déjà vu, pur in attesa di trovare le facce nuove: ma a bussare al portone di Forza Italia, sono sempre i vecchi papaveri o loro strette emanazioni.
I critici asseriscono che sono strategie per restare attaccati al potere, ma, in effetti mancano i soggetti politici degni di questo nome per un nuovo corso che stenta a partire.
A livello nazionale c’è un certo ricambio nella classe politica, anche all’interno di compagini come il Partito Democratico e, più ancora, come il Movimento 5 Stelle.
Nella nostra città il cambiamento si avverte nella mentalità, nelle intenzioni del Sindaco che ormai nuovo non è, di meno nella compagine assessoriale che non mostra nella sua interezza, i caratteri del nuovo.
Ma si affacciano sempre gli stessi nomi e non se ne vedono di nuovi che vogliono fare politica, si parla di nuovo di Calabrese come segretario del Partito Democratico, c’è Barone che si agita sognando di passare in Fratelli d’Italia mentre qualcuno vorrebbe tirargli la giacchetta verso Forza Italia, senza vedere che il suo gruppo in consiglio comunale è sulla via del dissolvimento.
Non ci sono elementi nuovi per guardare alle prossime regionali o alle prossime comunali con una atmosfera sanificata dal pulviscolo della vecchia politica.
Senza dire che la disaffezione alla politica e al voto cresce in maniera esponenziale, ma di fronte alla smania di procurarsi una poltrona nessuno ci fa caso.
Perché, poi, uno si domanda: “Ma se devono essere sempre elementi del passato, ci teniamo allora quelli che sono già eletti, perché provare altre emozioni ?”
La cosa dannosa e prevedibile è che i neo vecchi che si ripresentano o ambiscono a presentarsi alla ribalta non si vogliono dotare, nemmeno, di uno staff nuovo, c’è sempre l’adunanza dei collaboratori stretti di un tempo, personaggi fidati che, spesso, sono la causa dell’antipatia per il politico.
Le lezioni di ottobre saranno una cartina al tornasole per verificare la bontà di questa nuova sperimentazione e potranno dare indicazioni utili a quelli che sono in fase di riscaldamento.
