Peppe Cassì vince la corsa a Palazzo dell’Aquila e diventa Sindaco della Città di Ragusa.
La competizione elettorale ha presentato una molteplicità di aspetti, molti dei quali che hanno avuto poco a che fare con una politica dall’iniziale maiuscola.
La vittoria di Cassì, a urne chiuse e seggi smantellati, assume, quasi le sembianze di una operazione ordinaria, dagli esiti scontati per quello che c’era in campo.
Va letta, invece, non solo per gli aspetti riguardanti i candidati e, in particolare i due contendenti al ballottaggio, ma per quelli riguardanti le strategie che hanno animato una campagna a elettorale quanto mai combattuta e, spesso, condotta, ai limiti della correttezza politica.
Non a caso ha vinto la candidatura che, unica, rappresentava la spinta di ben identificate fasce della cittadinanza che spingevano un loro candidato ad assumere le responsabilità di governo della loro città.
Tutte le altre candidature si reggevano su un consenso, virtuale, artefatto, artificioso, autoreferenziale, che rivendicava partecipazione e sostegno diffuso, entrambi non supportati dai risultati che hanno, meramente, rispecchiato, solo, il lavoro di ricerca smodata di voti, spesso ottenuti con promesse irrealizzabili e programmi utopistici.
Il consenso si dimostra con i voti, non diffondendo messaggi inneggianti a mirabolanti e oceanici sostegni.
E in questo contesto falsato da smania di protagonismo e di leadership ai limiti del patologico, elemento fuorviante è stata la comunicazione affidata, spesso, a pseudo professionisti che hanno aggravato la delicata situazione con contenuti mediatici incomprensibili, che hanno solo prodotto effetti negativi per la comunicazione dei candidati, comprovati, in assoluto, dai risultati ottenuti.
Non a caso, l’obiettivo è stato raggiunto da chi si è posto con garbo e moderazione politica all’attenzione dell’elettorato, da chi si è contornato di validi collaboratori, di elevata caratura professionale, per la comunicazione e per la gestione della campagna elettorale, da chi, con professionalità ha curato il marketing politico riuscendo a gestire una competizione elettorale non certo facile.
Peppe Cassì ha imposto la sua connotazione alla campagna elettorale, ma la sua scelta migliore è stata quella di seguire le strategie di Ciccio Barone, vero uomo cardine della campagna elettorale del candidato che, da uomo formato e navigato al gioco di squadra, ha espresso il meglio di sé stesso.
Non è stata altro che una partita di basket, con l’allenatore fuoriclasse che ha messo insieme la formazione, che ha stabilito il quintetto base e gli occupanti della panchina, che ha saputo gestire lo staff tecnico e organizzativo, che ha voluto in squadra gli elementi migliori, che ha costruito il gioco attornio al leader, che ha studiato gli schemi per il fuoriclasse, che lo ha messo nelle condizioni di rendere al meglio.
Come nelle dispute che si ricordano, si può dire che: “Ci fu ‘u zittiti !”, le dimensioni della vittoria risplendono nella loro consistenza e nella loro limpidezza, ha vinto il leader, ha vinto il fuoriclasse, ma si può ben dire che abbiamo vinto tutti, nel senso che hanno vinto i ragusani che potranno godere di un successo puro.
Amministrare sarà ben altra cosa, non si tratta di vincere una finale ma di conquistare uno scudetto al termine di un lungo campionato: c’è da stare tranquilli perché c’è la squadra, c’è l’organizzazione, c’è l’esperienza, ci sono gli elementi per restare al vertice, bene, per molto tempo.
