Come avevamo previsto, anche l’ultima seduta di consiglio comunale del mese di luglio, quella dedicata agli assestamenti degli equilibri di bilancio, previsti dalla nuova contabilità armonizzata ma imposti dal diminuito introito delle royalties, sarà esitata al terzo appello, dopo che ieri le opposizioni hanno fatto venir meno il numero legale, dopo le ormai consuete comunicazioni.
Ennesima seduta doppia per un solo punto all’Ordine del Giorno.
Sottolineamo sempre che è tutto perfettamente legittimo, anche se qualcuno dei consiglieri tollera con malcelato fastidio le nostre sottolineature.
Sotto l’aspetto formale, ma come dice spesso il consigliere Tumino la forma è sostanza, ieri erano presenti solo 5 consiglieri del Movimento 5 Stelle, troppo pochi per indurre, moralmente, le opposizioni a tenere il numero legale.
Ben 12 le presenze delle minoranze, politici di altra caratura indurrebbero i grillini a strategie diverse, ma si deve considerare che i 5 Stelle si sono assentati in primo e in secondo appello certi della strategia delle opposizioni che avrebbero fatto mancare il numero legale dopo le comunicazioni.
In effetti così è stato, ma con una novità: mentre prima si salvava la faccia e c’era un esodo preventivo, un abbandono, indifferente dell’aula, per lasciare un consigliere che, smarrito e spaventato nell’aula vuota, chiedeva la verifica del numero legale, ieri la verifica è stata ampiamente preannunciata, con la sottolineatura che sarebbe stata chiesta se non ci fossero stati altre richieste di intervento per comunicazioni.
Dopo che i consiglieri hanno terminato di comunicare, prima è stato chiesto il numero legale e, successivamente, alla spicciolata, le opposizioni hanno abbandonato l’aula.
Questa volta non una verifica ma un’azione palesemente preordinata, c’è da pensare anche che, per compendiare le esigenze di entrambi, la mossa sia concordata, ma questo non lo può sapere, né tantomeno dimostrare nessuno.
Questo è l’attuale civico consesso, questi, presenti e assenti, sono la rappresentazione della politica cittadina, contro cui nulla ha potuto o voluto la tanto attesa rivoluzione grillina.
Ecco perché molti elettori, soprattutto quelli che hanno in disaffezione la politica dicono solo: “Tutti a casa”, ma dopo, chi viene?
