di Cesare Pluchino
Una commissione che diventa una ‘via crucis’ per i pentastellati, una di quelle sedute che non vedi l’ora che si chiuda perché, come ha detto qualcuno, spesso si finisce a parlare di aria fritta.
In data 21 ottobre, una più che legittima e giustificata delibera della Giunta Municipale, sollecitata da ANCI Sicilia, nella persona del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, proponeva all’approvazione del Consiglio Comunale una forte azione di protesta a tutela del territorio per esprimere totale e assoluto dissenso e contrarietà alle disposizioni del “Decreto salva Italia” del Governo nazionale e in particolare per l’art. 38 dello stesso. Protesta a sostegno di ANCI Sicilia e di alcuni Comuni siciliani che hanno aderito all’iniziativa di Greenpeace, Legambiente e WWF di presentare ricorso al TAR del Lazio contro il decreto del Ministero dell’Ambiente che sancisce la compatibilità ambientale del progetto “Offshore ibleo” dell’ENI.
L’intendimento è quello di esercitare una forte pressione sul Governo nazionale e su quello siciliano, sulla deputazione nazionale, sul Commissario dello Stato alla Regione Siciliana, per cercare di attutire gli effetti negativi delle nuove disposizioni in materia di trivellazioni, in terra e in mare, emanate esautorando le prerogative dello Statuto Siciliano e quelle dei territori che si vedono privati di ogni possibile potere decisionale sullo sfruttamento incontrollato del sottosuolo.
Una lotta contro i mulini a vento, considerato che una decisione di tale portata è stata presa senza consultare minimamente i territori, nell’ottica di una politica palesemente asservita ai poteri forti. Una di quelle decisioni per cui meno se ne discute meglio è per una rapida approvazione e per cui poche speranze ci possono essere di un passo indietro.
Sono riproposte, in pratica, le posizioni eternamente contrastate di chi privilegia le ricerche di energie fossili, con tutti i metodi possibili, per fare gli interessi delle multinazionali e per ottenere, a tutti i livelli, grosse contropartite economiche.
A queste posizioni si oppongono ambientalisti e difensori del territorio che mettono in guardia dai pericoli diversi di ricerche incontrollate e dai rischi, notevoli, d’inquinamento ambientale.
Nella logica delle cose, e dei programmi di ciascuno, i provvedimenti adottati, quelli di Renzi e quelli di Piccitto.
Quest’ultimo, naturalmente sfrutta la maggioranza consiliare per portare all’esterno l’istanza di un intero Consiglio Comunale. La delibera deve passare dalla Commissione, dove, però, non c’è maggioranza: poco male, perché si tratta di un organo che da un parere non vincolante, solo consultivo, non c’è da temere per l’approvazione che è sicura in Consiglio, ma sono dolori per i rilievi, forti, delle opposizioni consiliari.
Opposizioni che recitano alla perfezione il ruolo di contrasto all’amministrazione e alla maggioranza, ma che trova nelle sue file, anche i sostenitori delle trivellazioni, sostenitori che, come Giorgio Mirabella, di cui pubblichiamo a parte una nota sui lavori della commissione, antepongono i benefici di ordine socioeconomico, che sono certi e proporzionalmente collegati all’entità dei giacimenti, ai possibili rischi d’inquinamento.
Innanzi tutto è un ‘rosario’ di critiche all’indirizzo della Giunta, per un atto che viene giudicato inutile perché nulla può il Comune contro le decisioni prese a Roma e che dovrebbero essere impugnate, piuttosto, dalla regione. Sono Mario D’Asta e Sonia Migliore ad esternare queste riserve sulla competenza locale, addirittura si ritrova la consigliera Emanuela Nicita a prendere le difese delle ricerche petrolifere preoccupata per un eventuale esaurimento del prezioso liquido nero. Mentre Mario Chiavola, Lo Destro e La Porta ribadiscono che è tempo perso inoltrare istanze che non saranno ascoltate.
Sono quasi toccanti le repliche dell’Assessore Zanotto, ambientalista convinto, un puro e un competente sulla materia, uno di quelli che si ascolta con piacere perché mosso da convinzioni proprie e non da strumentali posizioni ideologiche. A poco valgono i suoi riferimenti ai morti di Priolo, di Milazzo, di Gela, al surplus di produzione di petrolio, al possibile sfruttamento di fonti alternative e al sole che, da solo, basterebbe a fornire l’energia sufficiente per la vita sulla terra.
Ma la sua resta voce isolata, non sostenuta a dovere dai commissari grillini che sono là solo perché gli hanno detto di convocare subito e presto la commissione, cosa che il Presidente Liberatore ha fatto con insolita e sconosciuta sollecitudine, delibera del 21 ottobre, seduta di commissione il giorno 29.
Troppo garbato, come sua natura, il pur esperto in materia, ing. Brugaletta, che tenta di parlare di fonti alternative di terza generazione.
Non si trova nessuno a sbattere i pugni sul tavolo e dire che la protesta potrà anche non sortire gli effetti sperati, ma servirà per far sentire una voce forte che parte dal territorio, in ossequio agli ideali e ai programmi del Movimento. Se poi qualcuno inscenasse forme di protesta plateali, forse, qualcosa si potrebbe ottenere.
C’è spazio, invece, per l’ormai consueto intervento di fuoco del consigliere Maurizio Tumino, ormai mattatore incontrastato dell’arena consiliare, che ne manda a dire di tutti i colori e, come sempre, ogni sua parola, pur pervasa da garbo istituzionale, penetra come una lama nelle tenere carni di una maggioranza inadeguata al ruolo di supporto di Piccitto e compagni.
Tumino considera l’iniziativa uno sforzo apprezzabile per produrre, comunque, atti, butta giù la devastante e provocatoria proposta di rinunciare alle royalties per essere coerenti ed esprimere una ferma e decisa volontà.
Senza mezzi termini esorta l’amministrazione e la maggioranza ad occuparsi di cose serie, eccepisce rilievi su questioni come quelle del parcheggio di piazza del Popolo, per cui preannuncia un ordine del giorno che sta per protocollare, dell’igiene ambientale, di appalti e proroghe, molte dei quali atti, da lui, giudicati illegittimi.
Per Tumino quella della Giunta è una mossa speciosa per andare dietro alle lobby ambientaliste, ma per questo non si può ricorrere a delibere con vizio di competenza per cui il consiglio non ha titolo per occuparsene.
La sua esortazione è per spingere l’amministrazione ad occuparsi delle emergenze serie della città, che sono molte, delicate e foriere di problemi gravi, se irrisolte.
L’Assessore Zanotto cerca di spiegare il perché della protesta corale di un gruppo di Comuni, considera le royalties briciole rispetto allo stupro del territorio, ma il mancato sostegno dei compagni di movimento e l’assenza di repliche alle parole di Tumino fa restare le stesse come un macigno sul tavolo della commissione.
