Comune di Ragusa, buio quasi totale

“Toglieremo le persiane dalla abitazioni per eliminare le imposte…cancelleremo le strisce pedonali per aumentare gli investimenti…faremo i cessi trasparenti per verificare i reali bisogni della popolazione”
Sono stato svegliato da una voce che declamava forte queste affermazioni, pensavo fosse una riunione del cerchio magico del sindaco di Ragusa allargata al suo neonato movimento politico. Era. solo un sogno.
Tutto come prima, come quel famoso detto, attribuito al filosofo ed economista tedesco Karl Marx, ricordato oggi 17 settembre 2024 nella trasmissione mattutina de La 7, “la storia si ripete sempre, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”, che rappresenta bene gli ultimi decenni di vita politica del nostro paese e, segnatamente, della nostra città, la tragedia intesa come fallimento degli ultimi mandati delle amministrazioni precedenti (che certamente non passeranno alla storia come le migliori, almeno quelle che si sono succedute nelle ultime 3 tornate elettorali) e la farsa che rappresenta al meglio lo stile politico dell’attuale amministrazione capeggiata dal nostro primo cittadino, capace, a parole, di accontentare tutti e, forse, di mantenere il consenso, ma nei fatti sempre e costantemente “mancante”.

Il mese di agosto, che doveva essere, normalmente, un mese di pausa, di riposo, di riflessione, si è trasformato in una Waterloo di immagine per il sindaco Cassì.
Ancora dolorante per i fatti legati al PRG, all’inciucio politico ormai allo scoperto, l’amministrazione è stata travolta, sempre come immagine, da una valanga incontrollabile di contestazioni che non si è riusciti ad arginare, né, soprattutto, a rintuzzare, se non con evidenti difficoltà e contraddizioni.
Sembrano lontani come i tempi delle favole i rilevi del consigliere di maggioranza Bennardo sulla gestione della piscina comunale, sembrava che tutto fosse occupato dalle faccende del PRG; invece, si lavorava sottotraccia per onorare uno dei punti cardine del programma elettorale, quello di affidare a privati la gestione dei più importanti siti culturali.
Tutto troppo in silenzio, nel chiuso delle stanze, nessuna condivisione, neanche con molti esponenti della cosiddetta maggioranza, a cose fatte per una prima proposta di Partenariato Speciale Pubblico Privato, scoppia il finimondo per procedure che, certo, non sono state ineccepibili, se non altro sotto l’aspetto dell’opportunità politica, e che hanno provocato, addirittura, l’intervento del prefetto e del Libero consorzio dei Comuni che hanno intravisto, riteniamo noi, un attentato alle disponibilità di importanti beni della comunità.
Tutto è avvenuto sullo sfondo di un parere legale, chiesto dallo stesso sindaco Cassì, per conto dei sindaci del territorio provinciale, circa la legittimità della nomina dell’amministratore unico di Iblea Acque, sulla cui gestione, che dovrebbe essere sotto attento controllo dei sindaci, pendono irregolarità nelle assunzioni, ammesse dal sindaco Cassì, ma ritenute regolari dall’amministratore unico.
Confusione su confusione, tutto, intanto, resta immobile.
Ma non basta: anche il trasferimento al centro storico superiore di Ragusa degli spettacoli di Ibla Buskers diventa un caso: il sindaco sapeva ? il sindaco ha lanciato segnali per invogliare a chiedere di bloccare il contributo all’associazione organizzatrice ? c’è stato un passo indietro o un compromesso ?
Risibili i risultati di uno spettacolo per Capodanno e l’impegno a ritornare a Ibla, nel 2025, assai più gravi i danni del malcontento che hanno portato quattro consiglieri della coalizione di maggioranza ad entrare in forte, ancorché non espresso pubblicamente, dissenso con il primo cittadino.
Ma non basta ancora, si scoprono i movimenti per un’altra procedura di Partenariato Speciale Pubblico Privato per la Sala Falcone Borsellini, un’altra cessione in gestione, questa volta, pare, senza investimenti e senza lucro per il Comune, con l’aggravante che sembra già nato chi assumerà la gestione, nome altisonante del panorama locale che sarebbe un toccasana, non solo per la sala Falcone Borsellino, ma per una più ampia visione del progetto culturale, mai decollato della città, ma che perde molto in immagine per essere stato coinvolto in queste beghe di bassa e piccola politica, tenuto conto che non ne avrebbe bisogno, artisticamente e personalmente.
Infine, ci si mette anche la Tassa di Soggiorno, che dal 1° gennaio subirà un aumento, deliberato alla fine del 2023. Malcontento delle categorie interessate, anche importanti voci della politica dissentono, ma da noi si vola sempre basso: a Siracusa, Fabio Granata lavora per uniformare la tassa su tutto il territorio del sud-est, per eliminare concorrenza e difformità, da noi si discute per 50 centesimi con gli operatori del settore ricettivo, invece di pensare in grande per il turismo.
Un quadro buio, con poche luci accese, dove si va a tentoni per capire perché ancora non si parla di parcheggio di Ibla, nonostante il determinante aiuto del Libero Consorzio, tutto è fermo per la Villa Moltisanti e per la Vallata santa Domenica, non si chiede nemmeno, agli uffici competenti, come è finita per metroferrovia.
Per centro storico, per via Roma, per piazza Libertà, tutto è nei cassetti, è normale che al buio non si sa dove mettere mano.
Nel buio che ammanta Palazzo dell’Aquila c’è anche la questione latente dell’ultimo grave scontro in maggioranza, con un assessore che sarebbe uscito di senno e avrebbe inveito, assai pesantemente, contro quattro firmatari di un atto di indirizzo, dei consiglieri della maggioranza Sortino, Mezzasalma, Galifi e La Licata, si dice non condiviso in maggioranza, atto che è stato fatto poi ritirare.
Usiamo il condizionale perché tutto è naturalmente ammantato da una coltre di assoluta omertà, si vorrebbe tenere nascosto l’accaduto, ma hanno assistito e ascoltato le troppe persone in sala giunta, ci sono le risposte dei consiglieri interessati, ai tanti messaggi di solidarietà, consiglieri che non hanno negato o minimizzato l’accaduto, qualcuno del cerchio magico minimizza perché gli epiteti sarebbero stati inoltrati per il fatto di non aver ritirato l’atto in tempo e per iscritto. Ma l’accaduto resta in tutta la sua realtà
C’è stato anche il capogruppo del Partito Democratico a ufficializzare quanto accaduto, senza che sia stato smentito, qualcuno si attendeva una reazione forte e determinata dei consiglieri offesi, la totale indifferenza e la mancanza di ogni minima reazione induce a pensare che abbiano ritenuto appropriati gli epiteti a loro rivolti, agendo di conseguenza senza ribellarsi.
Certo una rivolta per le offese ricevute costituirebbe un pesantissimo problema per Cassì, sarebbe costretto a prendere una posizione netta.
In ogni caso, non tutti i mali vengono per nuocere, Cassì e l’amministrazione potranno risparmiare tempo perché d’ora in poi non ci sarà bisogno di condividere iniziative per la lotta alla violenza contro le donne: il silenzio dell’amministrazione, e segnatamente delle donne in giunta, depone malissimo, una violenza verbale inusitata come quella che hanno subito le due donne in giunta andrebbe considerata nella giusta maniera. Purtroppo, nelle arterie e nelle vene di amministratori e consiglieri scorre sangue avariato, anche se tutto non fosse accaduto, come si vuol fa passare, il troppo silenzio desta non poche perplessità.

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