Comuni siciliani in fibrillazione, Ragusa, come al solito, l’isola felice

Una nuova legge varata e anche perfezionata dall’Assemblea Regionale Siciliana, che non ha mancato di sollevare eccezioni di incostituzionalità, prevede che nei Comuni dove siano stai sciolti i consigli comunali per la mancata approvazione
dei bilanci nei termini previsti, anche con effetto retroattivo, sono da ritenersi decaduti anche i sindaci, per cui i comuni saranno commissariati.
In virtù delle nuove norme sono decaduti i sindaci di San Piero Patti, Castiglione di Sicilia, Valdina, Monforte San Giorgio, Monterosso Almo, Calatafimi Segesta e Casteldaccia.
Il Consiglio di Giustizia amministrativa, in sede consultiva, aveva risposto ad un quesito posto dall’assessore regionale agli enti locali, Luisa Lantieri, sostenendo che la legge «non trova applicazione immediata, ma si applica a decorrere dal primo rinnovo degli organi comunali successivo alla data di entrata in vigore della legge regionale n.17 del 2017».
Ma i solerti legislatori hanno provveduto a inserire in Gazzetta ufficiale una norma di interpretazione autentica che prevede la decadenza dei sindaci. Per cui il CGA ha provveduto a ribadire, su richiesta di parere del Presidente Crocetta, che la legge non può essere disapplicata se non in contrasto con il diritto europeo o con la Costituzione.
In pratica si tratta delle norme che prevedono la decadenza dei sindaci e dei consigli comunali che non hanno approvato i relativi bilanci, anche prima dell’entrata in vigore della stessa legge.
Il CGA, non essendosi espresso in sede giurisdizionale, non può porre il quesito alla Consulta, ma questo stesso passaggio fa capire che là si arriverà, intanto attraverso il passaggio del ricorso al TAR da parte dei sindaci che si riterranno danneggiati dalla norma, per i quali la Regione potrebbe anche non opporsi per facilitare le sentenze del tribunale amministrativo.
Al momento, la regione deve disporre la decadenza dei sindaci dei comuni i cui consigli siano già stati sciolti, nonché, per i comuni i cui consigli comunali debbano essere sciolti, deve disporre la decadenza dei rispettivi sindaci.
L’ANCI ha già preannunciato che avvierà ogni possibile iniziativa legale a sostegno dei sindaci, non appena ci saranno le condizioni giuridiche per opporsi alla nuova norma.
La preoccupazione, espressa dal presidente Leoluca Orlando, e dal segretario generale di Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano, è quella che possono essere messi in difficoltà circa 250 amministratori siciliani, quelli che non hanno ancora approvato il Bilancio di previsione 2016.
Subito dopo la pausa pasquale, già martedì 18 aprile, ci sarà un consiglio regionale allargato ai sindaci siciliani, per studiare le prime mosse.
La norma sulla decadenza dei Consigli Comunali per mancata approvazione del bilancio è stata, da tempo, in vigore, ma mai applicata. L’anno scorso fu legiferato per applicare anche la conseguente decadenza di sindaco e giunta, norma che fu consolidata da una interpretazione autentica, da parte di una maggioranza trasversale, per l’immediata applicazione.
Ci sarebbe anche la possibilità che, entro il 30 maggio, entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta ufficiale, il Consiglio dei Ministri possa impugnare la norma.
La vicenda, che si dipana sullo sfondo della contorta e confusa politica regionale, secondo i vertici dell’ANCI, rischia di coinvolgere molti dei sindaci dei Comuni siciliani che hanno approvato o devono approvare in ritardo i bilanci 2016, e non hanno potuto procedere all’approvazione del previsionale 2017.
Come sempre, e come puntualmente ricordato nei suoi interventi dall’assessore al bilancio del Comune di Ragusa, secondo Orlando e il segretario dell’ANCI, i ritardi nelle approvazioni sono da addebitare alla mancanza del bilancio regionale e dalla conseguente mancanza di dati sui trasferimenti.
Nessuno si cura di spiegare se è possibile o meno presentare e approvare un bilancio in mancanza del bilancio regionale e dell’entità dei trasferimenti: se non fosse possibile non si spiega che senso avrebbero le norme in questione.
Anche a Ragusa non è stato approvato il consuntivo 2016, né si intravede il previsionale 2017, anche per quest’anno notevoli ritardi e c’è da sottolineare che, in occasione del previsionale 2016, l’assessore al bilancio vantò una raggiunta autonomia finanziaria dell’ente, rispetto ai trasferimenti regionali e nazionali.
Tutto apparentemente tranquillo, una condizione fisiologica per i 5 Stelle che, a Ragusa non hanno mai mostrato soverchie preoccupazioni in vista di possibili commissariamenti, anche se ora non di commissariamento si tratta ma, addirittura, di decadenza.
In passato, le forze di opposizione si agitavano minacciando fuoco e fiamme, ma la mancata approvazione dei bilanci avrebbe provocato la decadenza del consiglio, permettendo al sindaco e alla giunta di restare in carica, amministrando in presenza del commissario che avrebbe sostituito l’organo consultivo.
Alla luce delle nuove normative, cambiano le condizioni che potrebbero far preferire alle opposizioni, ove si intravedessero situazioni favorevoli per eventuali candidature, il ‘tutti a casa’ per anticipare le ammnistrative, in un momento nel quale, in ogni caso, la consiliatura volge al termine.
Al momento tutto sembra tranquillo, le opposizioni sono indaffarate con cessi pubblici e verde comunale, forse neanche si sono rese conto dei possibili sviluppi derivanti dalle ultime normative.
I 5 Stelle, forse, appaiono indifferenti perché nuove elezioni sulla scia di quelle regionali sarebbero viste positivamente per il previsto successo che anche gli avversari politici giudicano, ormai, inevitabile.

Ultimi Articoli