Confcommercio, per la grave crisi troppi comunicati e poche azioni concrete

Il perdurare della crisi che incide particolarmente sul settore commerciale e, segnatamente, su quello della ristorazione e della somministrazione, non induce Confcommercio, una delle più autorevoli associazioni di categoria, ad azioni concrete e a rapporti con i governi meno attenti al rispetto istituzionale e più dedicati ad una tutela forte degli associati.

La riflessione per una azione più decisa parte dalla nota sul via libera della Commissione Bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana per i ristori nelle ex zone rosse.
Solerte il governo regionale per una scelta che non ha dato i risultati che si speravano, puntuale nelle ordinanze, per i ristori c’è la trafila burocratica e l’associazione di categoria “chiede” solamente “che gli indennizzi siano congrui al numero di imprese presenti sul territorio”.
Addirittura, Confcommercio Sicilia si attende che “i tempi possano essere il più possibile ridotti”, invece di bussare per erogazioni immediate.
La nota si preoccupa più di ringraziare gli esponenti del movimento politico del presidente della Regione, con parole che sono la summa del politichese. Nonostante si citi che molte aziende sono al collasso, solo il passaggio in commissione viene considerato producente per il futuro, da parte di un governo che ancora deve erogare il 70% dei fondi stanziati ad aprile in finanziaria per aiuti a famiglie e imprese.

In una altra nota dell’associazione si parla dei dati sconfortanti per i consumi dell’area iblea nel mese di novembre 2020.

Nell’ultimo trimestre del 2020, infatti, il quadro economico si è ulteriormente indebolito anche se con un’intensità più ridotta rispetto alla primavera. Tra i settori più colpiti: commercio non alimentare, trasporti, servizi ricettivi e di ristorazione, spettacoli e ricreazione.
Nel confronto annuo, l’indicatore del territorio ibleo è tornato a registrare una riduzione a doppia cifra (-16%), a causa della contrazione della domanda nel comparto dei servizi e, in particolare, del turismo che si appresta a chiudere l’intero 2020 con cali che approssimano, o superano, il 50%.
Il permanere di una situazione sanitaria ancora molto difficile, con le misure restrittive, e l’approfondirsi dell’incertezza sulle prospettive economiche portano ad una stima della variazione del Pil per il mese di dicembre del -1,4% su novembre e del -9,6% su base annua. L’ultimo quarto dell’anno in corso dovrebbe chiudersi con un -3,1% sul terzo trimestre e un -7,6% sullo stesso periodo del 2019, per una riduzione del 9,1% in termini reali per l’intero 2020.
Sono le valutazioni del Presidente provinciale i Confcommercio, Manenti, che aggiunge: “Allo stato di crisi, come se non bastasse, si associa una perdurante deflazione. Da maggio, infatti, la variazione su base annua dei prezzi al consumo è in territorio negativo. Il 2020 si chiuderà con una riduzione dei prezzi dello 0,2% rispetto al 2019, lasciando peraltro un’eredità negativa al 2021.
La percezione di evoluzione del mercato per quanto riguarda le imprese del commercio è peggiorata, a novembre, del 3,7% mensile (-11,9% la variazione annua). Considerando che anche parte del mese di dicembre è stata in qualche modo caratterizzata da restrizioni, a macchia di leopardo e di diversa intensità, e da una forte incertezza, si stima per il mese in corso un calo congiunturale del Pil, al netto dei fattori stagionali, dell’1,4%.
E’ un dato che porterebbe ad una decrescita del 9,6% rispetto allo stesso mese del 2019. Nel quarto trimestre, poi, il Pil, in provincia di Ragusa, è stimato a ridursi del 2,9% rispetto all’ultimo quarto e del 7,4% nel confronto annuo, dato che porterebbe a un calo dell’8,9% per il 2020 nel complesso.”
Ma non si preannunciano azioni incisive, anche in sede locale, per le politiche dei Comuni, c’è poi la situazione particolarmente grave che insite sul settore della ristorazione, al netto degli ultimi provvedimenti che, come già anticipato, con le chiusure assolute di Natale e Capodanno, costituiranno il de profundis per molte aziende del settore.
Ma se non c’è una voce univoca contro le decisioni del governo centrale per la consapevolezza che la salute può venire prima dell’economica, è grave la mancanza di immediate istanze per l’erogazione, contemporanea alle misure restrittive, di adeguati ristori.

Tra giugno e ottobre un calo medio pari al 36% del fatturato per le imprese della ristorazione dell’area iblea e secondo Confcommercio Ragusa le prospettive per il futuro sono nere
Confcommercio Fipe torna a fare parlare la “fredda” logica dei numeri denunciando che tra giugno e ottobre, anche in provincia di Ragusa, si è registrato un calo medio per le imprese della ristorazione del 36% del fatturato e sottolineando che le prospettive per il futuro, anche alla luce delle restrizioni decretate in queste ultime ore dal governo nazionale, sono nere.
Secondo l’ultimo report dell’Istat ripreso dall’Ufficio studi della federazione, infatti, i mesi invernali vedranno un’ulteriore contrazione dei volumi d’affari, con il 34,1% delle imprese del territorio ibleo che si aspettano fatturati più che dimezzati nel periodo dicembre-febbraio e soprattutto con un imprenditore su dieci che ha già previsto un azzeramento totale degli incassi.
Inoltre, “secondo la fotografia scattata dall’Istat – è chiarito dall’Ufficio studi – il 4% circa delle imprese della ristorazione che ha completamente chiuso i battenti durante l’autunno non ha alcuna speranza di riaprire. Una percentuale anche cinque volte più alta rispetto ad altre categorie di imprese e professionisti”.
Una situazione di gravità eccezionale che non sembra risolvibile con le solite chiacchere e i proclami delle esigenze, il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, in tal senso replica con le solite parole di circostanza: “Chi ha messo le attività di ristorazione in queste condizioni ha il dovere di provvedere a indennizzare adeguatamente le nostre imprese, in base alla reale perdita di fatturato. Dopodiché ha il dovere di aprire un tavolo di confronto permanente per porre le basi di una ripartenza definitiva e sicura, che non può essere più procrastinata. Bisogna discutere di come ridurre i costi fissi delle nostre attività, canoni di locazione, utenze, assicurazioni, tasse locali e oneri finanziari. Ed è il momento di individuare soluzioni che garantiscano nuova liquidità ai pubblici esercizi”.

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