Confcommercio Ragusa pensa solo ai pubblici esercizi, e gli altri commercianti ?

Sin dall’inizio di questa emergenza pandemica la Confcommercio di Ragusa e il suo Presidente provinciale, Gian Luca Manenti, hanno sempre sottolineato e messo al primo posto le esigenze del comparto pubblici esercizi, ristoratori e somministratori, di certo fra quelli più danneggiati dalle chiusure e dalle limitazioni di orario di apertura che hanno messo in ginocchio parecchie aziende.
Giuste e sacrosante le rivendicazioni di un settore dove non solo i titolari ma più ancora i dipendenti soffrono di situazioni non totalmente tutelate dai ristori che, in buona parte, se non esclusivamente, riguardano le aziende e non i dipendenti.
Siamo i primi a comprendere il disagio di tanti piccoli imprenditori, ma non riusciamo a comprendere come, in prevalenza, le preoccupazioni della Confcommercio siano troppo spesso rivolte a questo settore.
Ci chiediamo perché Confcommercio non ha ugualmente sottolineato il grave stato di crisi di commercianti di automobili, di negozi di abbigliamento, di scarpe, di articoli da regalo, di accessori e di pelletteria, di arredamento, la lista non si esaurirebbe mai, comprendendo anche un a mare di attività che, per quanto aperte, risentono di un generale stato di smarrimento che porta la gente a non uscire di casa, a non pensare agli acquisti, a spendere soldi in questo clima di tremenda incertezza.
A qualcuno si deve pur credere e se si riconosce che certe precauzioni sono legittime non si può dire che c’è stato accanimento verso il settore, piuttosto sarebbero da guardare quelle attività che hanno badato poco alle regole e hanno favorito gli assembramenti, anche dentro i locali.
Si tratta, certo, di un problema sociale collettivo, ma i ristori futuri sui costi fissi non possono riguardare solo i pubblici esercizi ma devono tutelare tutte le categorie commerciali e, soprattutto, i dipendenti, anche quelli non adeguatamente inquadrati che, purtroppo, proprio in certi settori dilagano, spesso senza adeguate tutele e senza nessun sostegno da parte delle associazioni che sono solo dalla parte dei titolari delle aziende.

Appresso la nota sulla quale abbiamo voluto esternare le nostre riflessioni:

“Il governo ha praticamente scaricato sui pubblici esercizi e su pochissimi altri settori l’onere di appiattire la curva dei contagi”.
Parole amare quelle che arrivano dal presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, che, anche a nome degli iscritti Fipe, parla di “una decisione politica, certamente legittima, ma che denota un accanimento pericoloso verso il settore, nonostante sia stato ampiamente dimostrato che i pubblici esercizi sono luoghi sicuri, anche in ragione dei rigorosi protocolli sanitari che sono stati loro assegnati”.
“Ecco perché, con la chiusura o la limitazione degli orari di queste attività – ha detto Manenti – le stesse si stanno facendo carico di un problema sociale collettivo, ma questo sacrificio mette a repentaglio la sopravvivenza stessa del settore. Ed ecco perché, chi ha messo le attività in queste condizioni ha il dovere di provvedere a ristorare adeguatamente le nostre imprese, in base alla reale perdita di fatturato. Dopodiché ha il dovere di aprire un tavolo di confronto permanente per porre le basi di una ripartenza definitiva e sicura, che non può essere più procrastinata”.
“Questo non è più il tempo di parlare di distanziamento tra i tavoli e di mascherine – aggiunge Manenti – È ora di discutere di come ridurre i costi fissi delle nostre attività, canoni di locazione, utenze, assicurazioni, tasse locali e oneri finanziari. Ed è il momento di individuare soluzioni che garantiscano nuova liquidità ai pubblici esercizi, con piani di ammortamento sostenibili. Serve, insomma, un piano per le riaperture e la ripartenza di un settore strategico per il Paese. E serve subito”.

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