Consiglio comunale, la seduta degli asini volanti

Seduta del Consiglio comunale successiva all’annunciato passaggio del sindaco a Forza Italia, comprensibili le aspettative che sono andate del tutto deluse per l’assenza del primo cittadino che ha preferito disertare la seduta.
Non ci sono state giustificazioni in merito, né per impegni istituzionali, né per impegni personali, per cui è legittimo pensare che il primo cittadino abbia voluto evitare il diluvio di critiche, in un clima di certo teso, per il quale si sono avute notizie di ‘agitazioni’ anche fra i consiglieri di maggioranza, in una informale riunione di questi ultimi.
Fra ai punti all’OdG approvati solamente i verbali di precedenti sedute, la variante Tecnica n. 1 al progetto esecutivo del Lotto della Ragusa Catania, mentre rinviato il punto del Regolamento Comunale per la concessione di contributi per il recupero dell’edilizia abitativa nel centro storico, in quanto alcuni emendamenti allo stesso necessitavano dei pareri tecnici.

Non sono mancate le solite comunicazioni dei consiglieri sulle emergenze della città, i vari la Porta, Chiavola, Calabrese hanno posto i soliti problemi di viabilità, di scerbature, di sicurezza del pedone. Calabrese, in particolare ha chiesto se Iblea Acque ha completato le volture al 30 giugno, ma non ha avuto risposte, mentre sul lento iter del Piano Urbanistico del Demanio Marittimo, in relazione al crescere delle autorizzazioni stagionali che stanno limitando lo spazio delle spiagge libere a Marina di Ragusa, ha avuto assicurazioni che qualcosa si sta muovendo.
Importanti gli interventi della consigliera Caruso per la questione alloggi di via Risorgimento, di cui ci siamo occupati in altra parte del giornale, come pure per l’intervento del consigliere Bitetti sulla casa di comunità.
Sintomatico che questi due consiglieri di centro destra non hanno toccato la questione del passaggio del sindaco dal civismo a Forza Italia, forse ordini di scuderia per non accendere polemiche interne alla coalizione.
Assai deciso, invece, l’intervento del consigliere Mauro, pesante quello del consigliere Buscemi, di entrambi ci siamo già occupati in altra parte del giornale.
Per il resto un diluvio di interventi assai critici che, peraltro, hanno assunto più forza di fronte alla mancanza di risposte degli esponenti di maggioranza, sui quali ricadono gli effetti più imbarazzanti della scelta del sindaco.
Il lungo post per annunciare e cercare di spiegare la sua scelta non è servito minimamente a far capire le motivazioni, post peraltro, come pochissimi in questi anni, severamente censurato nei commenti.
Sergio Firrincieli ha parlato di rappresentazione plastica del falso civismo al quale, peraltro, pochi avevano creduto per la diffusa presenza, in giunta e in coalizione, di diversi rappresentanti di partiti, già dal tempo della campagna elettorale.
Fra l’altro, nessun annuncio ufficiale, sarebbe stata carpita la fiducia degli elettori e favorito il fenomeno dell’assenteismo.
Morbido, come anche l’altro esponente del Partito Democratico Podimani, il consigliere Chiavola che si è astenuto da critiche, non potersi esimere dal rilevare come tante cose sono state dette e totalmente disattese.
Solidarietà ha espresso Podimani alle molte facce tristi e smarrite fra i banchi della maggioranza, per una decisione del primo cittadino che non ha mancato di creare imbarazzo nella coalizione.
Il consigliere Bennardo ha parlato della caduta di presunte verità che avevano illuso molti, lui per primo, in campagna elettorale, sottolineando come non ci sia stato confronto in maggioranza, sulla scelta che si rileva solo di convenienza, senza nessun riguardo per gli elettori e quanti hanno sostenuto Cassì, un puro tradimento alle liste e ai cittadini.
Più duro Peppe Calabrese che, senza mezzi termini, ha parlato di poltrona più comoda della sedia, ribadendo, come il collega Buscemi, l’esigenza di dignitose dimissioni del sindaco, una scelta per esclusivo tornaconto personale che, senza dubbio, come ha avuto modo di esternare, sui social, anche il consigliere di maggioranza Iurato, non potrà non avere conseguenze e riflessi.
Nessuno della maggioranza, ad eccezione dei consiglieri Sortino e Antoci, hanno toccato l’argomento, meno che mai quei consiglieri che hanno mostrato irritazione per la scelta del sindaco.
Sortino ha ribadito la fiducia riposta nella persona, secondo lui, giusta, che non li ha delusi, auspicando di poter mantenere il clima di collaborazione, amicale, con i compagni di maggioranza.
Non ha toccato aspetti sensibili, quali quelli che emergono da una maggioranza civica che si trova ad essere guidata da un esponente di partito che, al partito e alla coalizione, dovrebbe rendere conto, senza chiarire se i civici si sentono alleati del centro destra o distanti politicamente, e, in particolare, a quale formazione farebbero, eventualmente, riferimento.
Se la materia avesse potuta essere ardua da trattare per Sortino, ci si sarebbe attesi molto di più dai sempre loquaci vertici di Direzione Ragusa, da Gurrieri di Terra Madre, da Giorgio Massari e dal sapiente Iurato, da Mario D’Asta, da Giovanni Iacono per un doveroso, ancorché difficile, chiarimento delle posizioni.
Ha parlato solo Marco Antoci, che ha sfornato una delle sue forzature, per usare un eufemismo, rigettando la richiesta di dimissioni del consigliere Buscemi, ribaltando su di lui l’ipotesi di aver tradito il suo elettorato, tralasciando la realtà di un Buscemi che non ha tradito il suo lettorato ma ha avuto la coerenza di allontanarsi da un leader saltimbanco che, venuta a mancare l’ipotesi di rivestire il ruolo di leader del campo largo e quella di un posto di peso nella coalizione di centro sinistra, è corso nella mani di Schifani, dichiarando apertamente che sarebbe stato meglio fare il numero due, cosa che, per lui, non avverrà mai, nella coalizione di maggioranza.
Un politico con diversa caratura, come molti cittadini, dovrebbe esaltare le scelte di Saverio Buscemi invece di metterlo a confronto con Cassì.
Ma non è stata la sola perla di Antoci che ha avuto la pretesa di voler tentare di chiarire la posizione del gruppo, con argomentazioni banali, “Cassì ha solo sempre contestato l’attività locale dei partiti”, Antoci ha filosofeggiato sul civismo limitato all’ambito civico e sul falso civismo, condividendo la scelta di aderire ad un partito per un politico che si vuole spendere ulteriormente per la comunità.
Poi le grandi dichiarazioni di intenti: “Resteremo fedeli a Cassì”, “continueremo a condividere il progetto civico”, “noi resteremo senza tessere di partito”, “per noi non cambia nulla”.
Di poca importanza gli interventi degli assessori Adamo, Distefano e Giuffrida sulle comunicazioni di competenza, tutti sempre improntati al “faremo”, vedremo”, stiamo progettando”, “ci stiamo pensando”.
In ogni caso ignorato accuratamente il caso del sindaco transitato in Forza Italia.

Ultimi Articoli