Il Consiglio Comunale come una partita di softair

Si resta smarriti a vedere come il consiglio comunale si perde affrontando il nulla, sembra che i protagonisti si sforzino di apparire in guerra per il bene comune ma, a ben guardare sembrano, piuttosto, impegnati, in una partita di softair.
Negli antichi saloon del far west c’era il whisky doppio, l’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila è la casa della doppia seduta.
Si resta basiti di fronte all’indifferenza di tutti i componenti del civico consesso, senza distinzione di colore politico, nei confronti di un andazzo che è diventato consuetudine: si apre la seduta per permettere le comunicazioni, si abbandona l’aula per far mancare il numero legale, all’appello di un’ora dopo non c’è nemmeno uno solo dei consiglieri comunali, ormai nessuno si disturba anche solo per l’appello, si va direttamente al rinvio alle 24 ore.
Seduta aggiornata che serve solo alle opposizioni, per approvare velocemente due ordini del giorno sulla questione riguardante le insegnanti delle attività integrative, poi melina su un ordine del giorno in materia di tributi a carico dell’Istituto Case Popolari, con ennesimo abbandono dell’aula e chiusura definitiva della seduta.
In pratica, il nulla, o quasi, al netto delle poche cose dette nelle comunicazioni e dei due o tre atti esitati.
Il disinteresse e l’indifferenza della città nei confronti del consiglio comunale e della sua attività, ormai ridotta ai minimi e gestita, politicamente, in maniera del tutto discutibile, sono acclarati dai numeri dello streaming, in diretta e per le successive consultazioni, e depongono per un sempre maggiore disaffezione della gente dalla politica e dai suoi praticanti attuali che, per la maggior parte, sembrano i partecipanti ad un gioco, una partita di softair nella quale rivestono i panni di politici per una commedia che non suscita nessun interesse.
Le comunicazioni girano, a vuoto, senza interlocutori, attorno ai soliti problemi banali, che hanno visto già tentativi di amplificazione attraverso comunicati stampa, nessuna attenzione verso problematiche di grande interesse, verso argomenti scottanti che, in qualità di consiglieri, dovrebbero essere conosciuti, ma per i quali tutti si astengono anche dalla semplice segnalazione.
Le opposizioni, grazie all’astensione dei pochissimi grillini presenti in aula, portano a casa l’approvazione di tre Ordini del Giorno, due dei quali riguardanti le dipendenti comunali che erano adibite al servizio di attività integrative nelle scuole, abolito, di recente, dall’amministrazione, con apposita delibera, per destinare il personale stesso ai due asili nido prima tenuti aperti grazie al contributo dei fondi PAC.
Scene di giubilo, con applausi, alla presenza del personale interessato, da parte dei consiglieri di opposizione, per un successo in aula che non costituisce nessuna garanzia per il ripristino del servizio di attività integrative.
Non ci sono, infatti, segnali, da parte dell’amministrazione e, segnatamente, dell’assessore al ramo, in tal senso.
Scaramucce verbali iniziali fra i consiglieri Iacono e Lo Destro per rivendicare le priorità di due ordini del giorno sulla stessa materia che Lo Destro avrebbe voluto unificare.
Giovanni Iacono si irrigidiva, considerato anche che tre degli esponenti del gruppo misto, di Lo Destro, avevano prima sottoscritto il documento suo  e degli altri consiglieri di opposizione.
Sostanzialmente diversi i contenuti, l’atto proposto da Iacono, cofirmatari Castro, Massari, Morando, Migliore, Nicita, Marabita, Marino, Tumino e La Porta, mirava ad impegnare l’amministrazione per la revoca della delibera in questione e chiedeva l’istituzione di un tavolo di concertazione e di confronto fra lavoratori, loro rappresentanti, dirigenti scolastici, famiglie e rappresentanze politiche e istituzionali per arrivare a soluzioni condivise nell’interesse dei destinatari del servizio.
L’atto del gruppo misto mirava ad impegnare l’amministrazione, pur citando la possibilità del consiglio di intervenire sul DUP ma lasciandola come ipotesi, a trovare le risorse necessarie per il prosieguo delle attività integrative mantenendo inalterata l’organizzazione del servizio, tramite lo stesso personale comunale già utilizzato,  e l’esternalizzazione della gestione dei due asili nido, così da garantire e tutelare le aspettative del personale comunale, dei dipendenti delle cooperative che hanno gestito gli asili nido e delle famiglie utenti dei servizi in questione.
Il tutto, indicando di prelevare, prioritariamente, le risorse necessarie dalla missione relativa a spettacoli e valorizzazione attività culturali.
Come detto, atti approvati con l’astensione dei grillini presenti in aula.

In avvio di seduta, era stato prelevato il punto 4 all’Ordine dei lavori per l’OdG del consigliere Lo Destro finalizzato alla corretta denominazione del palazzo sede museale di via San Vito.
Il consigliere chiedeva di impegnare l’amministrazione per l’esatta denominazione dell’immobile, da riferire ai primi proprietari.
Iniziativa che ha trovato il consenso dell’aula ma che dovrebbe rientrare in una più ampia regolamentazione sulla materia, stabilendo, innanzitutto, quale sia la giusta denominazione, storica, da assegnare ad un edificio, in special modo se diventato pubblico.
Alcuni palazzi assumono il nome della famiglia proprietaria più in vista o che lo ha detenuto per più lungo tempo, altri fanno riferimento a eventuali utilizzi istituzionali, per restare nel novero di quelli di proprietà comunale.
Coerentemente, allora, il Palazzo della Cancelleria dovrebbe essere denominato Palazzo Nicastro, il palazzo, privato, di corso Italia, con i famosi mascheroni, è identificato con il cognome dei Bertini che non sono né i primi proprietari (Floridia), né gli attuali.
In tema di edifici di interesse pubblico, ancorché non di proprietà comunale, andrebbe fissata la giusta denominazione, a fini turistico culturali, per il Vescovado, originariamente palazzo Schininà, per i ponti, la cui originaria denominazione è stata variata per intitolazioni che nessuno utilizza, per la piazza Libertà che era piazza Impero, per il Palazzo della Camera di Commercio che era il Palazzo delle Corporazioni.

La seduta del consiglio comunale, che doveva esitare altri 5 punti all’Ordine del Giorno, si è arenata sul primo dei tre atti presentati dalle consigliere Migliore e Nicita, di carattere tributario, oggetto di una fitta serie di note fra le parti interessate e che si trascina da mesi, senza soluzione, più volte all’Ordine del Giorno ma sempre magicamente rinviato.
L’atto, del 1° febbraio, firmatari Migliore, Nicita, Iacono, Castro, Massari e Ialacqua, vuole proporre l’esenzione dell’IMU per gli alloggi popolari di proprietà dell’istituto Autonomo Case Popolari, agli atti c’è una relazione del responsabile comunale del servizio IMU, dott.sa Criscione, data 20 febbraio, che spiega perché gli immobili in oggetto non possono essere esentati, agli atti anche una nota del 19 aprile us, protocollata in entrata al Comune in data 8 gennaio, giorno della convocazione della seduta del consiglio comunale, dello IACP, a firma del Direttore generale, che sostiene le tesi a favore dell’esenzione dalla tassa.
In data 4 maggio, inoltre, il Dirigente del Settore Tributi, dott. Scrofani, aveva esteso, non si è potuto sapere sulla base di quale richiesta di chiarimento, una nota, riguardante anche gli altri due atti da esaminare in consiglio, presentati dalle stesse consigliere, nella quale viene sostenuta la tesi dell’inapplicabilità della esenzione IMU per lo IACP.
Nonostante la corposa documentazione a corredo, l’atto non è stato oggetto di dibattito, mentre qualcuno avanzava richiesta di parere legale dell’avvocatura alcuni consiglieri abbandonavano l’aula, un appello, richiesto, palesava la mancanza del numero legale, la seduta veniva chiusa

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