Contro la violenza sulle donne e la cultura dello stupro

Le donne, da molto tempo in questo Paese, sono vittime di abusi e violenza da parte degli uomini con un numero di vittime quasi quotidiano che rappresentano più del 50% delle morti per uccisione.
In Italia sono maggiori i femminicidi delle uccisioni per mafia. Sono diverse le forme del mondo della violenza di genere da dominio maschile oltre al femminicidio; esiste quella domestica e familiare, le molestie e, infine, gli stupri.
La violenza sessuale di gruppo è divenuta anch’essa una costante in Italia e vede come tragici protagonisti spesso giovani, anche minorenni, trasversalmente nelle diverse stratificazioni sociali. La caratterizzazione generazionale di questo orrendo crimine rappresenta il più grande fallimento morale e culturale per la società intera, richiamando tutti noi ad una urgente e non più rinviabile assunzione di responsabilità rispetto alla quale non può più giustificarsi nessuna forma di indifferenza. Genitori, educatori, cittadini.
I processi culturali nella estrema complessità delle società contemporanee si basano sulla molteplicità delle agenzie educative, con tanti canali di diffusione di contenuti diversi, contraddittori e spesso veicolanti di forme, apparentemente virtuali, di cultura sessista, violenta e machista.
Ed è di fronte a questa realtà così potente e incontrollata che occorre intervenire a 360 gradi, a tutti i livelli, a partire dalla presa di coscienza del problema. Anche nei luoghi di lavoro esistono forme di violenza e molestie spesso perpetrate da uomini che agiscono “in virtù” di una posizione di potere facendo leva sul ricatto.
La società, sempre più spiccatamente individualista, oggi si caratterizza per la diffusione di forme di solitudine, anche non manifesta, che si mantiene al solo livello interiore. Così i giovani si ritrovano spesso soli senza alcuna possibilità di confronto o stimoli in grado di poter dar loro gli strumenti per crescere guardando in maniera interrogativa e critica il mondo che li circonda. Ed è spesso in questa solitudine che si esprimono, nell’assenza di legami forti a partire da quelli familiari, e si normalizzano comportamenti sbagliati nelle relazioni ragazzo/ragazza orientati alle diverse forme di dominio e violenza. Il tutto all’interno di una realtà che ormai sembra non avere più confini tra il materiale ed il virtuale.
Ai giovani mancano tanti elementi educativi e formativi, ma evidentemente non solo a loro. A partire da una educazione all’affettività e alla sessualità, che dai primi anni di scuola dovrebbe formare e trasmettere valori fondati sul rispetto, la diversità di genere e la solidarietà in totale contrapposizione al concetto di mercificazione e dominio del corpo delle donne. Temi sui quali l’Italia è stata sempre anni luce indietro a causa di una storica prevalenza dell’approccio moralistico inclinato al pudore che ha prodotto l’assoluta assenza di politiche educative in tal senso.
Lo stupro nasce dalla cultura sessista e autoritaria, dentro lo schema generale della legge del più forte. Il maschilismo è il machismo sono sicuramente elementi contemporanei che trovano terreno fertile nella cultura secolare del patriarcato dove si genera la legge della supremazia maschile sulle donne, a partire dai contesti dei legami affettivi; marito e moglie, padre e figlia, fratello e sorella.
Occorre iniziare dal cambiamento che chiama in causa ognuno di noi, iniziando dalla consapevolezza che il problema riguarda tutti, nessuno escluso e che comportamenti normali ed innocui in realtà sono espressione di una cultura maschilista. E poi ci sono le Istituzioni, la scuola, e quindi le politiche educative in relazione all’obiettivo del cambiamento culturale.
Lo Stato non può non considerare tutto ciò una gravissima emergenza sociale, rispetto alla quale occorre intervenire subito attraverso scelte precise e coerenti. Occorre investire tanto in questa direzione se si vuole veramente generare un cambiamento su larga scala attraverso le politiche educative e sociali. Non basta indignarsi. Occorre cambiare partendo da ognuno di noi e rivendicare con forza il ruolo delle Istituzioni. E poi ci sono anche le diseguaglianze che in questo Paese rappresentano l’ostacolo alla possibilità per molte donne di reagire alle diverse forme di dominio maschile.
È, innanzitutto, un’emergenza educativa e culturale e, per questo, è utile scendere in piazza, attivarsi, mobilitarsi e parlarne soprattutto con i più giovani, con i nostri figli, tra amici, ponendo e ponendoci domande. È importante partecipare alla manifestazione, promossa da Arcigay Ragusa alla quale ha aderito la Cgil, per dire e dimostrare che non siamo indifferenti e non vogliamo essere complici.

La CGIL di Ragusa

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