Crescono le proteste dei ristoratori ma mancano iniziative forti

Comitati e associazioni di categoria sono sempre più impegnati nell’organizzare forme di protesta per il prolungarsi delle misure di prevenzione per l’emergenza pandemica, con particolare riguardo alle restrizioni per gli orari dei ristoranti e dei locali pubblici e al mantenimento del cosiddetto coprifuoco.
Mancano però iniziative forti, sempre nel contesto di proteste civili e non violente, quale potrebbe essere una azione legale comune di tutti gli appartenenti ai settori interessati.
Da più parti si parla di misure che sarebbero anticostituzionali, di emergenza che senza pandemia dichiarata non potrebbe prevedere determinate misure, di uno stato di necessità che renderebbe giustificate eventuali aperture nonostante i divieti.
Ma le grandi organizzazioni datoriali preferiscono mantenere un profilo basso, filogovernativo, quel tanto che basta per mantenere la fedeltà degli associati e il gradimento del governo.
Ma l’esuberante numero di iniziative fuori dal contesto delle organizzazioni datoriali sono sintomo della evidente latenza di queste ultime che, da più di un anno, sono semplicemente inascoltate, quasi per ogni tipo di richiesta.

Un’ultima iniziativa che ha avuto un certo ritorno mediatico è stata quella del Co.Ri.Sicilia un flash mob di ristoratori e partite iva davanti alla casa di Montalbano, a Punta Secca.
Hanno portato in piazza le loro attività, quelle di tutti coloro che, a causa della pandemia, sono stati costretti a chiudere i battenti. Nelle varie location improvvisate, sono state allestite le postazioni dei pizzaioli, con le loro pizze, dei pasticcieri, delle rosticcerie, di ristoranti, pub e bar.
Hanno aderito anche numerosi operatori di altre categorie che soffrono a causa della pandemia: le agenzie di viaggio, gli operatori turistici, gli albergatori, i titolari di B&B, di camping, le palestre, i fiorai, i parrucchieri, i tassisti ed NCC, gli operatori dell’intrattenimento e dell’animazione, le agenzie e gli operatori del wedding, le guide turistiche, le imprese di pulizia, le lavanderie industriali.
La compagnia teatrale G.o.d.o.t., che ha aderito all’iniziativa, ha mostrato le sedie rivolte verso terra, simbolo dei teatri chiusi. Tutti hanno gettato simbolicamente le loro “licenze” in una bara allestita in piazza Faro. Subito dopo, un corteo con la bara portata a spalla dai ristoratori, si è mosso verso la “casa di Montalbano”, seguita da tutti i presenti.
Dal balcone della casa hanno portato la voce della protesta il presidente di Co.Ri.Sicilia, Raffaele Fiaccavento, Tania Corallo, il sindaco di Santa Croce Camerina, Giovanni Barone, i parlamentari regionali Nello Dipasquale, Stefania Campo e Orazio Ragusa.
I ristoratori hanno chiesto ai parlamentari di farsi carico delle istanze della categoria. Poi hanno parlato i rappresentanti delle altre categorie produttive. “L’apertura del 26 aprile, con la possibilità di fare ristorazione solo all’aperto non risolve il problema – ha detto Fiaccavento – Nessuno potrà aprire. In questa stagione, è impossibile prevedere la possibilità di pranzi e cene all’aperto.
L’ultimo decreto prevede la possibilità di prevedere della ristorazione al chiuso solo dal primo giugno, solo a pranzo. Sono modalità più restrittive rispetto allo scorso anno quando ci è stato permesso di riaprire il 18 maggio. Oggi, mentre con i vaccini si va verso la ripresa, viene confermato persino il coprifuoco a partire dalle 22. In questo modo stanno facendo morire migliaia di imprese. Vogliamo riavere la dignità del nostro lavoro!”
La chiusura anticipata alle 22 è considerata un grave vulnus per tutte le categorie del turismo: anche le agenzie di viaggi, i B&B, i camping vedono crollare o annullare le prenotazioni. Inoltre, i ristoratori chiedono anche di prolungare la moratoria sui mutui.

Confcommercio vuole dare vita ad una iniziativa dal nome volutamente provocatorio, “A fuoco il coprifuoco”,
ma si affetta a precisare che non vuole essere disobbedienza civile, solo alzare la voce di fronte a provvedimenti inaccettabili. Sarà avviata una raccolta di firme, per esprimere tutto il dissenso, solo pannicelli caldi di fronte ad una situazione di estrema gravità, con aziende costrette alla chiusura e titolari sul lastrico, si deve dire grazie anche alla mano morbida delle organizzazioni datoriali che, dal primo momento, hanno preferito sfoggiare inutili parole invece di organizzare proteste forti.
In alcune città, come Vittoria, la FIPE, la federazione dei pubblici esercizi, si muove per ottenere la moratoria per quanto riguarda i tributi locali, ma servirebbero iniziative comuni in tutta Italia per ottenere adeguati agevolazioni e ristori.

La Cna territoriale di Ragusa, in rappresentanza delle piccole imprese della ristorazione, ammette che c’è grande confusione in seno alla categoria in relazione al tema delle riaperture.
“Da ciò che emerge dal testo del decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale – dice Alessandro Dimartino, responsabile di Cna Turismo e commercio Ragusa – ristoranti, bar, gelaterie, pizzerie, in zona gialla potranno formalmente riaprire dal 26 aprile, ma i criteri e le condizioni imposte appaiono del tutto ingiustificati e discriminatori nei confronti di attività che hanno dimostrato di non incidere sull’andamento dei contagi.
Ammette Francesco Occhipinti, vicepresidente territoriale delegato per Cna Turismo e commercio Ragusa: “Purtroppo, sono rimasti inascoltati i suggerimenti della nostra organizzazione a livello nazionale per rafforzare le già severe cautele riguardanti la prevenzione del rischio ed è anche contraddittorio che un anno fa le medesime attività di ristorazione poterono riaprire il 16 maggio senza alcuna restrizione di orari e soprattutto quando ancora non esistevano vaccini e vaccinati. Un provvedimento di finta cautela, quindi, quello di quest’anno, che sembra ignorare peraltro l’avanzamento della campagna vaccinale e che non tiene conto che le attività di ristorazione sono praticamente chiuse da ottobre dello scorso anno. Cioè, da oltre sei mesi”.

Preferiscono puntare l’indice contro gli amministratori locali, sindaco e assessore allo sviluppo economico del Comune di Ragusa, quelli di Confimprese Iblea che appaiono come i più storditi dalla crisi: un giorno annunciano l’apertura a tutti i costi, un giorno esprimono il plauso per l’interessamento del Prefetto alla loro causa, un altro esaltano il sostegno degli amministratori comunali alle loro iniziative, un altro ancora, come nell’ultimo comunicato, si scagliano contro sindaco e assessore che non hanno mantenuto i loro impegni.
“Il sindaco Cassi e l’assessore Licitra, in un confronto a palazzo di città, ci avevano assicurato un immediato intervento in tema di tributi. Fino ad oggi, da parte del Comune di Ragusa, non abbiamo visto nulla. Solo tantissima confusione” dichiara il Presidente Pippo Occhipinti.
Un affondo agli amministratori locali per i ritardi che poco si conciliano con le esigenze immediate di una categoria oramai allo stremo.
Confimprese iblea, nei prossimi giorni, con il supporto dell’ufficio legale, valuterà una serie di iniziative di protesta.

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