di Vilnius Nastavnic
Suscita insofferenza il dissenso sul referendum, provoca irritazione la ricerca di trasparenza
La trovata del referendum per il Teatro Concordia, come altre recenti iniziative delle opposizioni consiliari, non ha suscitato entusiasmi diffusi e già se ne affievolisce l’eco, sostenuta solo dalle inevitabili polemiche che ha trascinato.
A parte il consenso ricevuto da qualche piccola formazione politica, sono stati solo il circolo ‘Pippo Tumino’ del PD e Territorio a condividere l’idea del referendum, non prima di aver spostato l’attenzione sulla capacità di spesa dei fondi della Legge su Ibla, tema che era stato anticipato da una nota del leader Peppe Calabrese.
Anche il coordinamento cittadino di Territorio considerava utile la spinta del referendum, ma auspicava un ripensamento dell’amministrazione, senza avere le idee molto chiare sulla materia, parlando di eventuali responsabilità del Sindaco per la perdita del finanziamento del Ministero del Turismo e dello Spettacolo che, da ultime indiscrezioni, pare sia già svanito a far data dall’aprile 2013, sotto la gestione commissariale che non diede seguito ad un’ultima sollecitazione dello stesso ministero.
L’eco del referendum è svanita anche perché coperta dalle solite sterili polemiche che hanno coinvolto l’anima promotrice della Rete Civica Pro Concordia, la giornalista ed esperta di teatro Rosanna Bocchieri che, legittimamente per quanto finora operato in favore del Concordia, con un consenso diffuso anche fuori dai confini provinciali, ha espresso qualche riserva sull’opportunità di una consultazione popolare tutta da verificare, in primo luogo in quanto ad ammissibilità, come confermato anche dagli uffici comunali.
Un referendum che, oltretutto, avrebbe bisogno di un anno di tempo per essere operativo, con costi non indifferenti per la collettività.
La Bocchieri ha espresso i suoi dubbi sull’opportunità di interrompere un’azione di sollecitazione nei confronti dell’amministrazione che sarebbe stata obbligata a spiegare la sua posizione sull’ex Cinema Marino, non solo in riferimento alla sorte del progetto per il Concordia, ma più ancora sulle scelte riservate alla struttura esistente che va, comunque, ripristinata.
Senza capire che la Bocchieri è lontana dalla polemica, non è alla ricerca di visibilità e agisce con uno spirito libero da condizionamenti di natura politica, molti, sospinti anche dai promotori del referendum, hanno scambiato per insofferenza, rabbia e fastidio della stessa, le valutazioni distaccate sulla questione, facendone una volgare contrapposizione fra l’elite culturale della città e il popolo plebeo che del Marino ricorda solo i film a luci rosse.
Coinvolgendo nelle responsabilità della problematica l’amministrazione, molti hanno dimostrato di non aver ancora compreso la vera essenza del problema, la mancanza della disponibilità dei fondi di competenza del progetto Concordia fra quelli della Legge su Ibla, un dato non ancora confermato ufficialmente, ma sul quale fonti interne al Comune asseriscono circa la veridicità delle ipotesi.
Sono, infatti, i fondi della Legge su Ibla che mancano e che hanno trascinato nel baratro il progetto del Concordia, evidenza che, guarda caso, è saltata fuori, con più insistenza appena si è parlato di referendum, oscurandone la propaganda.
Già di referendum non si parla più, la polemica, l’insofferenza, il nervosismo si sposta ora sul ‘disallineamento’ dei conti, per usare l’eufemismo caro all’assessore Stefano Martorana.
Degli scandalosi silenzi, delle incomprensibili omissioni, abbiamo già parlato in altra parte del giornale: qui vanno rilevati gli scomposti interventi a mezzo stampa sull’argomento che lasciano basiti per alcuni contenuti che sembrano per nulla opportuni.
Dopo che, in tempi non sospetti, due consiglieri comunali rivolgono un’interrogazione e presentano un Ordine del Giorno, per il quale ultimo attendono riscontro da ben otto mesi, sulla materia fondi della legge su Ibla, dopo che, già otto mesi or sono, l’assessore al Bilancio dell’amministrazione Piccitto ebbe a convocare una conferenza stampa nella quale furono confermate le ipotesi dei consiglieri Tumino e Lo Destro circa la mancanza dei fondi in questione, arriva ora la nota di una componente del coordinamento cittadino di Territorio che stigmatizza il comportamento di qualcuno come strumentale per far diventare la “legge su Ibla materia del contendere nel panorama della politica come gioco delle parti”.
Si resta allibiti, dopo le conferme dello stesso assessore al Bilancio, come ci si possa ancora interrogare “se corrisponde al vero che fra il 1981 e il 2004 alcune somme provenienti dai fondi di tale legge siano stati utilizzati per altri capitoli di spesa”.
Si arriva a paventare il rischio che “tale argomento venga travisato ad hoc da più parti”, arrivando a dire, con inimmaginabile dose di supponenza, che esiste il rischio che si permetta “ad alcuni di ergersi a soli amanti del vero e della trasparenza” e di “fomentare continui sospetti sulla legalità degli atti degli amministratori di allora”
Si parla di cultura del sospetto, quando ormai ci sono in giro date e nomi certi che attendono solo conferme ufficiali che non potranno tardare ad arrivare, scoprendo il velo di ostentata copertura che si è cercato di mantenere ad libitum.
Col paravento di una difesa strenua della Legge su Ibla, si arriva ad incomprensibili affermazioni che definiscono un’eventuale “responsabilità solo “politica” come legata a scelte legittime, magari discutibili”.
Non si vuole capire di cosa si sta parlando: i fondi della Legge su Ibla sono e sono stati sempre vincolati per il fine per cui sono stati erogati, quindi ogni utilizzo diverso, anche per necessità, è irregolare.
Irregolari sono e sono stati, poi, i comportamenti di tutti gli amministratori che si sono succeduti e che siano stati consapevoli del ‘disallineamento, ma hanno taciuto la realtà.
Non si preoccupino quelli di Territorio, non c’è il penale di mezzo, c’è solo voglia di verità e di trasparenza da parte di una larga fetta della comunità alla quale farebbero bene ad aggregarsi quanti ancora mostrano indifferenza o insofferenza per l’argomento, a cominciare dai consiglieri comunali tutti, rappresentanti del popolo, e dalle formazioni politiche senza distinzione alcuna.
