Dario Gulino e Pierluigi Bersani protagonisti del pomeriggio politico

di Cesare Pluchino
Scambiati entrambi per nemici delle rispettive formazioni di appartenenza, ne incarnano, invece, l’anima più sana

Ascoltando l’intervento di Pierluigi Bersani, a Ragusa, al Centro Feliciano Rossitto, per l’incontro per il NO al referendum, organizzato dal II Circolo PD di Ragusa e da Sinistra Riformista di Ragusa, si poteva avere l’impressione di ascoltare un nemico del partito, un avversario del leader, un acerrimo oppositore delle strategie di partito.
E, in effetti, l’introduzione che induceva sugli aspetti della politica economica del governo Renzi faceva propendere, nei primi minuti, per un interesse a demolire la figura del leader dei democratici e la sua politica di governo che a convincere i presenti per le tesi a favore del No al referendum per la riforma costituzionale.
Poco più tardi, nell’aula consiliare del Comune di Ragusa si riproponeva analoga condizione.
Il consigliere del Movimento 5 Stelle, Dario Gulino, interveniva, nello spazio dedicato alle comunicazioni, con una ampia riflessione sulle attuali condizioni delle politiche pentastellate a Ragusa e, con spirito critico, ma, fondamentalmente costruttivo, esprimeva le sue perplessità, rivolto al Sindaco.
Secondo noi, in entrambi i casi, non si trattava di fuoco amico ma di razzi di segnalazione, la voce, accorata, senza lacrime, di chi ha partecipato alla storia della propria compagine politica e cerca di tenere uniti un gruppo, un movimento, un partito con l’idealità originaria, scevra da condizionamenti esterni.
Se ne è avuta conferma al Feliciano Rossitto, dove una folla straripante di militanti e di simpatizzanti veri, del vero Partito Democratico, hanno ascoltato la vece, serena, tranquilla, consapevole del proprio dire, dell’on.le Bersani che ha cercato di spiegare cosa non condivide dell’ideologia renziana, cosa non va nelle politiche economiche del governo, cosa si dovrebbe cambiare per una efficace e reale riforma della costituzione.
Non stiamo qui a raccontare le tesi, ampiamente conosciute, di Bersani, a sostegno del NO, autorevole voce che, a Ragusa, come è stato immediatamente dopo a Siracusa, è servita per definire i limiti, anche elettorali, del consenso renziano, di fronte al nocciolo duro del partito.
Anche Dario Gulino ha voluto lanciare segnali, apparenetemente di guerra ma sinceramente di amicizia, di unione, di salvaguardia dei principi fondanti del Movimento.
Lo si evince dalla sua nota che, intelligentemente, ha svoluto mettere nero su bianco per evitare equivoci: non è lui lo stratega, non è lui componente del corpo diplomatico, ma è di certo il cuore pulsante di una protesta costruttiva, non animata da spirito farsesco o a istinti di rivalsa.
La condivisone e l’ascolto sono, per Gulino, gli aspetti fondanti del Movimento e dell’appartenenza ad esso.
Il chiarimento auspicato, in attesa di un incontro con il primo cittadino, già indice di una persona disponibile all’ascolto, alla trattativa e al dibattito interno, è stato naturalmente allentato nella sua realizzazione dai ritmi, non certo esaltanti, e, ieri, confermati ampiamente dalle parole di Maurizio Tumino, dei lavori d’aula che, certo, non entusiasmano per una attività frenetica.
Gulino si stupisce dell’attenzione di cui gode, si stupirà, ancor di più con questo parallelo che lo vede affiancato a Bersani.
Ma come Bersani ha profferito parole chiare, senza infingimenti, a proposito della maggioranza che non c’è più, dei consiglieri in fibrillazione, della latitanza del dibattito all’interno del gruppo consilaire.
Il punto fermo è che Gulino non lascia il Movimento 5 Stelle, messaggio che qualcuno vede rivolto al Sindaco ma, in effetti, inviato alle sirene che hanno cercato di incantarlo con promesse e lusinghe da parte di soggetti politici che le promesse e le lusinghe le cercano e hanno, ormai, poco da offrire.
Gulino traccia un confine preciso tra il recinto di quanti lavorano, all’interno della galassia pentastellata, in amministrazione, nel gruppo consiliare e fra gli attivisti, per il bene del Movimento e dell’attività amministrativa, e quello dei cattivi consiglieri, degli adulatori di professione e di quanti attaccati alla poltrona, le vere piaghe del Movimento 5 Stelle di Ragusa.
Una voce del coro che potrà anche non esserci, che potrà essere emarginata, ma le cui parole risuoneranno, sempre, indelebili, nell’animo di quanti sono in buona fede.
Un messaggio, il suo, chiaro e forte che rimanda alla consultazione elettorale, il vero banco di prova per tutti.
Renzi si sottrae al banco di prova e, come avviene da tempo, in Italia regge senza essere eletto, Gulino comprende che Piccitto è stato eletto, e con un ampio consenso, ma apre, di fatto, la prossima campagna elettorale dove chiari dovranno essere i ruoli e gli obiettivi.

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