Consideriamo importante la visita in città di due personaggi assolutamente da seguire, al netto di possibili discordanze di vedute e di ideologia.
Stiamo parlando dei rappresentanti del partito di Matteo Renzi, indiscutibilmente una delle figure più importanti del panorama politico nazionale, del suo rappresentante in Sicilia, Davide Faraone, non meno dotato politicamente, del prof. Fabrizio Micari, già Rettore dell’Università di Palermo, figura, indiscutibilmente di grande spessore, non solo politico, che già si è distinto, in altre sue venute a Ragusa, per le sue competenze e per la sua moderazione come una di quelle persone che tutti vorrebbero vedere protagonista nella politica, al posto degli attuali avventurieri e saltimbanchi che dominano la scena siciliana.
Una venuta a Ragusa per un confronto con imprese, realtà sociali e politiche sul progetto della “casa riformista”, il progetto per una nuova proposta di centro sinistra, con particolare riguardo al nostro territorio.
Davide Faraone ha illustrato il progetto per dare più spazio alla componente riformista moderata nell’ambito di un centro sinistra oppresso da una cultura di estrema sinistra che tarpa le ali, naturalmente, alla voglia di un centro sinistra moderno che sappia raccogliere le migliori istanze della sinistra e del centro, in una ottica di decisiva strategia per sconfiggere il centro destra.
Ci sono i margini per sviluppare il progetto, perché, proprio in Sicilia ci sono le condizioni per cambiare, a causa di un governo fra i peggiori della storia, dove tutto, dalla sanità alle infrastrutture, all’idrico, all’agricoltura, è gestito in maniera clientelare, sulla base delle appartenenze politiche.
Occorrerà verificare se il centro sinistra ha veramente voglia di vincere, servirà un cambiamento più pragmatico che ideologico, partendo, naturalmente dall’assunto che la forza politica si misura con i vori.
Il prof. Micari non si è fermato ulteriormente sui temi egregiamente posti dall’on.le Faraone ma ha voluto porre all’attenzione sui fenomeni negativi che affliggono l’isola, dalla fuga dei giovani, sulla quale non si interviene, sull’assenteismo che non è solo elettorale, nell’urna, quanto piuttosto per il distacco sempre crescente dalla politica, sulla realtà che si stenta a rilanciare dell’aeroporto di Comiso e, in generale degli aeroporti minori della Sicilia, non esimendosi, per le sue competenze specifiche di parlare del ponte sullo stretto di Messina, lamentando l’approssimazione dell’approccio ad una infrastruttura della quale, al momento, non c’è certezza.
Per il prof. Micari, il progetto della casa riformista deve costituire una valida alternativa ai governi nazionale e regionale, con una forte componente di centro, solida, socialista, riformista e moderata, la vera alternativa di centro sinistra.
Inevitabile lo sguardo alla politica locale e, al riguardo, ci si deve ricollegare alle ultime parole di Davide Faraone che ha rimarcato come il consenso si misura con i voti.
Non sappiamo come Italia Viva sta lavorando nelle altre province dell’isola, per quello che vediamo a Ragusa e sul territorio provinciale, si sta lavorando male.
Ci sono, in lontananza, le elezioni regionali e quelle comunali, ma non vediamo una attività consona alle esigenze dei programmi ambiziosi del partito.
Addirittura, nella convocazione della conferenza stampa e, nel promemoria della mattina, ci si sforzava, ostinatamente, a mettere in risalto la presenza degli ospiti e la partecipazione dei rappresentanti dei socialisti che il progetto di casa riformista avrà voglia di coinvolgere, ma che costituiscono una voce insignificante in termini di consenso, in particolare sul nostro territorio, al netto delle amenità propinate come quella della fine della continuità territoriale a Comiso per il prossimo febbraio.
Del coordinatore cittadino del capoluogo, Filippo Angelica, nemmeno un cenno e la cosa è grave non solo in termini di notorietà del soggetto a Ragusa, che resta comunque il capoluogo e l’epicentro della politica sul territorio, quanto perché ha obbligato a chiedere se lo stesso avesse rescisso i rapporti con il partito.
Non c’è comunque, in provincia, una adeguata visibilità per il partito, ne è testimonianza la risicata partecipazione alla conferenza stampa nonostante l’importanza e la notorietà degli ospiti.
Non si intravedono, all’orizzonte, nomi importanti, a livello provinciale e al livello del capoluogo, per rappresentare degnamente Italia Viva alle prossime competizioni elettorali, il coordinatore cittadino di Ragusa ha il DNA, la storia, l’esperienza, l’entusiasmo per poter operare una operazione di rilancio del partito in sede locale, dovrebbe essere lui il rappresentante provinciale, se non altro per i rapporti di cui gode, da anni, con le figure di vertice di molti partiti, dal PD ad alcune aree della sinistra, per non parlare dell’area di centro dove è cresciuto.
Peraltro, al momento, è uno dei pochi a condurre una opposizione concreta, non strumentale, sui temi emergenti della città, contro una amministrazione per la quale Davide Faraone, non è stato certo tenero.
L’esponente di Italia Viva si è soffermato solo sulle ultime vicende riguardanti il passaggio a Forza Italia del sindaco di Ragusa, parlando di episodi fuori dalla grazia di dio, aggravate dal fatto di non essere state provocate da fattori ideologici ma esclusivamente per la gestione del potere, il punto più basso del malgoverno dell’attuale amministrazione, se tutto si riduce alla poltrona di deputato regionale ricercata a tutti i costi.
Le idee, le strategie di Italia Viva, di Renzi, sono state sempre di valenza particolare, non a caso, in Italia, nella politica, si tenta di emarginare i soggetti più validi, anche in sede locale, l’idea illustrata dall’on.le Faraone, di costruire un’alternativa moderata all’interno del perimetro progressista è grande, nell’attuale sconsolante contesto politico, a Italia Viva serve radicarsi anche nel modesto territorio ragusano ma per gettare le basi per una presenza stabile e credibile in vista delle prossime amministrative, servono presenza credibili, un lavoro certosino e le alleanze giuste con partiti e uomini che possono dare garanzie adeguate, a partire dal PD e dal suo leader, garanzie di affidabilità, di credibilità, di competenza, di adeguatezza al ruolo, senza fuoriclasse e cercatori di poltrone, per sgombrare l’opacità sistemica, senza alcuna visione strategica, dei governi regionale e locale.
