“A Deo rex, a rege lex”, ma dove sta il monarca nominato da Dio ?

Dopo la votazione per scegliere il nuovo candidato sindaco per Ragusa, l’ing. Giuseppe Guglielmino, attivista del meetup di Ragusa, risultato secondo nella stessa votazione, ha diramato una nota, dal titolo altisonante e significativo: “A Deo rex, a rege lex”, una nota locuzione latina che attiene alla monarchia assoluta, nella quale il sovrano, investito da Dio, rivendica, per diritto divino, il potere di stabilire le leggi dello stato.
La nota è diramata per smentire fantasiose ricostruzioni giornalistiche sulla sua candidatura, ma coglie l’occasione per esplicitare il senso di una candidatura, peraltro richiesta, all’interno del meetup, e per sottolineare che non esistono sovrani che abdicano ma uomini e donne che discutono, si confrontano e poi, liberamente, votano e decidono.
Una sottolineatura del tutto pleonastica, per evidenziare come la candidatura abbia contribuito a dare un duro colpo “al castello di supponenza ed arroganza tipiche di una monarchia assoluta ed ha contribuito a ristabilire la logica della condivisione e del dialogo fra persone (…e non sudditi)”.
Per uscire da ogni possibile equivoco, si è voluto ribadire, per i pochi ancora all’oscuro delle faccende interne del Movimento 5 Stelle, riguardanti le ultime vicende relative alle candidature nazionali e a quella per la sindacatura, come la base del Movimento non abbia gradito l’investitura del vicesindaco Iannucci, ad opera del primo cittadino.
Una esaltazione per la vittoria di una battaglia, prima ancora di vedere sancita dai vertici la candidatura vincente, e dopo che il disimpegno del sindaco, da future cariche istituzionali, aveva già sancito la fine del suo ‘regno’.
Conoscendo il soggetto Guglielmino, come persona, come professionista e come politico, ci è sembrata spropositata la sua reazione che nasce dal voler ribattere a posizioni di poco conto, per natura e ispirazione, cogliendo l’occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa.
Spropositata perché consideriamo l’ing. Guglielmino nettamente distante dal marasma pentastellato locale caratterizzato da sovrabbondante ignoranza politica.
Spropositata perché esalta, involontariamente, la figura del primo cittadino, per non usare giri di parole, elevandolo al rango di monarca assoluto, investito da Dio e convinto di poter decidere, ancora, i destini della città.
Federico Piccitto non corrisponde alla figura delineata dall’ing. Guglielmino, monarca assoluto lo hanno considerato e reso tutti i grillini locali.
Piccitto non è stato investito da Dio, ma da una democratica valanga di voti, peraltro concessi non solo alla persona ma al soggetto scelto dai grillini.
Monarca assoluto lo hanno fatto i grillini del consiglio comunale e gli esponenti del meetup che, per cinque lunghi anni, non hanno detto una parola contro Piccitto in maniera palese, aperta, trasparente e pubblica.
Tutto quello che faceva Piccitto era buono, tutte le scelte, anche quelle imposte dai vertici regionali o nazionali, erano buone, potremmo citare mille casi nei quali i pentastellati locali hanno accettato supinamente, piegati in segno di genuflessione, ogni decisone del monarca e della triade.
Dalle tante situazioni sull’urbanistica, settore per il quale sarebbe stata essenziale, opportuna e gradita una entrata in scena dell’ing, Guglielmino, competente in materia come pochi, al caso castello di Donnafugata, al caso Campo, al caso Martorana, al caso dimissioni del Presidente del Consiglio, per arrivare alle ultime vicende sulle candidature regionali e a quelle per le nazionali, è tutto un susseguirsi di silenzi ossequiosi all’autorità costituita, spesso nemmeno minimamente ricambiati.
Ci sarebbero state mille occasioni per alimentare una mozione di sfiducia, mille occasioni per bocciare o stravolgere bilanci e atti importanti, mille occasioni per chiedere chiarezza sulle defenestrazioni dei vari assessori.
Non si può definire monarca assoluto un re che ha sudditi di questo tipo, silenti, senza coraggio e senza personalità, non merita nemmeno il titolo regale, essendo il re di nessuno.
Arrivati alla fine del mandato, l’unica svolta positiva per i 5 Stelle, è quella di dimenticare il passato e ripassare principi del Movimento e programmi elettorali, se non altro per una questione di eleganza.

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