Dimensionamento scolastico, dissenso da parte di Ragusa Prossima

Nonostante le precise spiegazioni dell’assessore Iacono, in consiglio comunale, sulla prossima creazione di un Istituto comprensivo denominato “Frazioni”, per la quale sono state fornite delucidazioni, soprattutto sull’origine del progetto che ricalca vecchi schemi sui quali non ci sono stati, negli anni sensibili richieste di profonde modifiche, continuano ad arrivare note di dissenso sul progetto.
Questa è una nota del gruppo scuola di Ragusa prossima, il movimento politico di cui è leader Giorgio Massari:

Raccogliamo, come movimento Ragusa Prossima, la preoccupazione di famiglie ed operatori scolastici in ordine al piano di dimensionamento scolastico nell’ambito territoriale di Ragusa, che prefigura, accanto agli istituti storici, la creazione di un Istituto comprensivo denominato “Frazioni”.
Il comma 978, articolo 1 della legge 178 del 30 dicembre 2020 (legge di bilancio per il 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023) prevede per la perdurante emergenza pandemica, limitatamente al solo anno scolastico 2021-2022, la riduzione da 600 a 500 alunni (ovvero da 400 a 300 nelle istituzioni scolastiche autonome situate in piccole isole, in comuni montani, in aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche) il numero minimo per l’assegnazione alla scuola di un dirigente titolare e di un direttore dei servizi generali e amministrativi in via esclusiva.
In conseguenza di questo nuovo parametro, l’amministrazione del comune di Ragusa ha elaborato una proposta di razionalizzazione – Rete scolastica a.s. 2022/2023 in ambito territoriale, nella quale viene prevista la creazione di un istituto comprensivo denominato “Frazioni” che dovrebbe comprendere il plesso Quasimodo di Marina di Ragusa, la materna di Marina di Ragusa, il plesso Vann’Antò di S. Giacomo ed il plesso Vann’Antò di Ibla.
Tale piano appare un disegno confuso e di breve respiro.
Confuso perché non si intravede quale incremento dell’offerta formativa e quale aumento della qualità didattica possa produrre l’accorpamento di realtà scolastiche periferiche che hanno caratteristiche demografiche, sociali ed economiche molto diverse ed anche prospettive di crescita diverse.
Un progetto che non creerebbe nuove centralità ma periferie di periferie.
Un piano di corto respiro perché le scuole che costituirebbero l’istituto comprensivo “Frazioni”, storicamente si configurano ai limiti della sopravvivenza strutturale con il rischio che dal primo settembre 2022 una parte delle odierne istituzioni scolastiche (razionalizzate) non potrebbero assicurare la continuità scolastica per l’esiguo numero utenze.
Da considerare anche le difficoltà del personale docente che per il completamento di cattedra dovrebbe spostarsi da una parte all’altra del vasto territorio comunale e con il rischio incombente di vedersi retrocessi e restituiti alle rispettive graduatorie concorsuali allo spirare del 31 agosto 2023, con le relative sedi che ritornano amputate del soggetto apicale con docenti naufraghi e personale Ata in continuo smistamento.
E’ sicuramente necessario un approfondimento dell’istruttoria e una ripresa di un dialogo che renda effettiva e concreta la cooperazione tra Scuola e bisogni territoriali, socio-culturali e ambientali che, sinergicamente, con la politica locale, siano in grado di presidiare con sistematicità i processi organizzativi funzionali allo scopo ad esse assegnato dalla legge: garantire la libertà d’insegnamento e il pluralismo culturale, che si sostanzino “nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della (di ogni) persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento” (art. 1, comma 2, D.P.R. 275/1999)

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