Un paesaggio da favola e, come ha detto uno dei professori dell’Università di Catania siamo solo all’inizio.
Ma è appunto questo quello che desta più perplessità per un atto che come già quello del 2006, promette grandi cose ma non c’è certezza che tutto si concretizzi.
Il Piano Regolatore della Città di Ragusa, che l’attuale amministrazione, dopo lungo impegno, vuole, a tutti i costi, portare a Palermo prima della conclusione del mandato, sarebbe un bel piano se, subito dopo l’approvazione della Regione, fosse avviato in tutte le sue componenti.
Siccome di parla di stazioni della metroferrovia, anche di alcune che non esistono nel progetto, di mobilità sostenibile, di ciclovie e di altre mirabilie ecosostenibili, sappiamo che ci sono tutti i presupposti perché non venga attuato, nella sua completezza, nemmeno per i prossimi 20 anni.
Impossibile credere, dopo oltre un decennio di stallo, che rigenerazione urbana, recupero e rinascita dei centri storici, ricucitura delle varie ed estese parti della città, possano avvenire già dai prossimi anni.
Eppure, la città ci crede, anche se critica la totale assenza di condivisione nelle scelte che ha provocato una rivolta unanime.
In un auditorium della Camera di Commercio gremito all’inverosimile, enorme primo errore di organizzazione di questa che doveva essere la celebrazione dei cinque anni di amministrazione e invece si è trasformata quasi nella sua cerimonia funebre, il sindaco, affiancato dall’assessore all’urbanistica e dal dirigente, con i professori dell’Università di Catania del Dipartimento di Ingegneria civile, ha voluto essere il protagonista centrale della presentazione del piano regolatore che, forse, si considera l’elemento dirimente per la riconferma a Palazzo dell’Aquila.
Non ci sarebbero altre giustificazioni per una accelerazione dell’iter che desta non pochi interrogativi, come appresso vedremo, una procedura ineccepibile dal punto di vista formale e amministrativo ma che ci mette di fronte, all’improvviso, ad un piano che è stato approvato il 20 ottobre dalla giunta, andrà quanto prima in commissione per poi essere sottoposto al vaglio del Consiglio Comunale, possibilmente entro dicembre, poi 30 giorni per le osservazioni, altri 30 per le controdeduzioni, dopodiché approvazione definitiva del Consiglio.
Ma tutto questo deve avvenire entro maggio, perché le elezioni, giorno più, giorno meno, incombono.
Su tutto si agita lo spettro della mancanza di una maggioranza che possa sostenere l’atto, ma occorre un fronte compatto di tutte le opposizioni consiliari per vanificare gli sforzi di Cassì e soci che, dalla loro parte, cercheranno di convincere qualcuno a votare favorevolmente per il bene della città.
Ma, non a caso, già entro la settimana, è prevista una prima riunione di tutte le opposizioni per cercare di formare quel fronte comune che, a questo punto, da ieri sera, ha già moltissimi tifosi.
Tutto, non perché questo piano ha qualcosa da eccepire, di certo nessuno ne ha potuto avere contezza, nemmeno i tecnici, ma perché dopo la dotta illustrazione di professori e amministratori, si è scatenato un autentico putiferio, misto fra rilievi sul piano e contestazione sulla forma delle procedure che ha rasentato la rivolta, e, come per il piano, sembra siamo solo all’inizio, fra verifiche di incompatibilità, mancata osservanza delle nuove norme sull’urbanistica e contestazioni varie.
Tutela ambientale, ecosostenibilità, verde pubblico, rigenerazione urbana e ricucitura delle varie parti della città, attenzione agli spazi pubblici, perequazione compensativa al posto dei vincoli espropriativi, i punti fondamentali e inalienabili di questo PRG che gli ideatori considerano antesignano dei tempi nuovi.
Considereremo i vari aspetti del nuovo PRG quanto prima, serve una rilettura dei lunghissimi interventi dell’incontro, ci saranno le varie iniziative che tenderanno a sostituirsi agli amministratori per illustrare e far comprendere il piano, come abbiamo sottolineato, per quello che vale, ordini professionali, associazioni di categoria e associazioni culturali stanno già pensando a ogni possibile azione per tentare di riportare il piano entro binari condivisi, ma sono poche le persone, almeno per ieri sera, che, oltre allo sdegno più vivo per la mancata condivisione, hanno mostrato una visione consapevole delle esigenze tecniche da soddisfare.
Oltre alla Disneyland progettata per questo angolo di Sicilia, c’è stata la Disneyland della comunicazione che, di fatto, ha sottoposto il sindaco ad un vero e proprio bombardamento.
Sarebbe un eufemismo parlare di Waterloo, di Caporetto, l’insieme di quello che è stato detto al sindaco, in faccia, senza mezzi termini e con toni inusitati, quasi irriverenti, soprattutto dai giovani, ha lasciato interdetti.
Un errore l’organizzazione di questo incontro, che doveva essere solo di illustrazione del nuovo strumento urbanistico, un errore, anche per l’impossibilità di poter tornare indietro o di apportare modifiche prima dell’approvazione, l’aver dato spazio libero a tutte le pulsioni tecniche e politiche che era impossibile non prevedere. Fra l’altro una esposizione esaustiva, con proiezione di slide di scarsissima qualità, era da ascoltare la sufficienza con la quale un giovane ha lamentato la mancanza anche di un solo rendering.
Un diluvio di proteste e di rilievi, un dissenso unanime, come forse non si era mai visto in una pubblica riunione, l’assoluta incapacità di quanti non hanno saputo prevedere neanche un paio di interventi positivi a sostegno. Una debacle totale, quantomeno dal punto di vista dell’immagine, che, se fosse sapientemente sfruttata da qualcuno delle opposizioni, politiche potrebbe essere deleteria per il sindaco e l’amministrazione.
Ingenuamente, si è pensato che solo l’approvazione del PRG avrebbe stordito tutti, invece ha risvegliato il meglio della delusione nei confronti del primo cittadino e della sua amministrazione.
Non vuole essere una critica, ma la constatazione di errori madornali che, forse, anzi sicuramente, non saranno ritenuti tali da chi li ha commessi.
Tutti incisivi e penetranti gli interventi, il primo, e più penetrante, quello dell’avv, Riccardo Schininà che, per il momento, si è limitato a sottolineare la poca opportunità politica della presentazione dell’atto, prima della campagna elettorale, e la totale assenza di partecipazione democratica nella stesura del piano.
In altra parte del giornale riportiamo integralmente l’intervento dell’avv. Schininà.
Altro intervento pesantissimo, da molti considerato come la sintesi tecnica egregia dell’appuntamento, quello dell’architetto Manganello, già assessore designato all’urbanistica del candidato sindaco Giorgio Massari, di Ragusa Prossima: poche semplici e comprensibili parole per evidenziare una sola nota positiva, l’infrastrutturazione verde. Per il resto migliaia di metri cubi di costruzioni su suolo agricolo, consumo di suolo eccessivo, un PRG espansivo, non a volumi zero. Manganello ha sottolineato come, almeno nella presentazione, si è parlato poco di centro storico, ha lamentato le inesistenti occasioni di incontro e il mancato coinvolgimento degli Ordini professionali.
Non meno critico per la mancata condivisione delle scelte, il segretario cittadino del PD, Peppe Calabrese, che ha voluto ribadire l’ampia disponibilità del partito alla collaborazione, del tutto ignorata, illustrando alcune delle criticità tecniche che rendono il piano non condivisibile.
Anche Michele Tasca, per Territorio, ha voluto ricordare le diverse procedure dell’amministrazione del tempo, nel 2006, per l’illustrazione del Piano e delle sue tavole che furono esposte, per settimane, nei corridoi di Palazzo dell’Aquila, in una atmosfera di massima condivisione dello strumento urbanistico che è piano della città e non del sindaco di turno e del suo cerchio magico.
Anche Riccardo Roccella, Presidente del Centro Studi SEREI, ha lamentato la scarsa considerazione per i cittadini, per uno strumento eminentemente dedicato a regolare la vivibilità del centro abitato e di quello storico, in particolare, ha ricordato come in passato, per l’ultimo PRG, l’allora assessore al ramo interloquì, più volte, con le parti sociali e con le associazioni di categoria, per ascoltare consigli e suggerimenti.
Quella di Cassì, una amministrazione autoritaria, che vuole imporre le sue scelte invece di scambiare i ruoli e passare ad ascoltare le esigenze diffuse, “non si può deliberare, da soli, in giunta e venire qua a simulare la partecipazione coinvolgendo la città” ha concluso Roccella.
Deleteri, secondo noi, per l’esito della serata, considerata la giovane età della provenienza degli ultimi due interventi, quello di Federico Androne, Presidente dell’associazione ‘Il Corno Francese blu’ e quello di Ismael Scribano di Creazione Giovane.
Androne ha stigmatizzato come inaccettabile la mancata consultazione dei giovani, che saranno, in definitiva, i fruitori di questo piano, “Il sindaco dovrebbe meglio comprendere le esigenze dei giovani” ha detto.
Ismael Scribano ha denunciato che, come associazione, erano state presentate delle osservazioni al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, “Non siamo stati convocati, non siamo stati contattati”, sottolineando, per questa occasione, come il piano non è di facile comprensione, appare redatto frettolosamente, non è corredato nemmeno da un rendering.
Non esenti da critiche, ancorché palesati sotto una veste costruttiva, gli interventi di Gianfranco Motta, sulle zone produttive, industriali e artigianali, del prof, Flaccavento, che si è soffermato sulla necessità di affrontare seriamente i problemi del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, per vivere meglio la città e il centro storico, e quello del rappresentante dell’ordine degli Agronomi.
