di redazione
Documento realizzato da Legambiente Nazionale, in cui il caso di S.Maria del Focallo viene analizzato come caso studio. Il dossier, del quale pubblichiamo un estratto, relativo al nostro territorio, è stato presentato nei giorni scorsi e verrà discusso ed analizzato ulteriormente nel corso del Convegno Nazionale del 5 Giugno
Premessa
In Italia su 7.465 chilometri di costa le spiagge rappresentano il 50% della lunghezza totale (3.950 km), di cui 1.661 km sono in erosione, come si legge nel rapporto “Lo Stato di salute dei litorali italiani”, curato da Enzo Pranzini dell’Università di Firenze, che ha condotto l’indagine con quaranta esperti del Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero raccogliendo più di trent’anni di ricerche.
Le cause del fenomeno
Per capire come affrontare il fenomeno è innanzitutto importante analizzarne le cause. L’erosione dei nostri litorali è infatti la risultante di diversi fattori: l’intensa antropizzazione delle coste (porti, abitazioni, strutture e infrastrutture), l’impoverimento dell’apporto di materiale solido dei fiumi, determinato dalla massiccia estrazione di materiale dagli alvei e dagli interventi di regimazione dei corsi d’acqua, i cambiamenti climatici in atto ed infine, come vedremo, dalle storie riportate in questo dossier, dagli stessi interventi di difesa dall’erosione.
Oggi oltre il 55% delle aree costiere italiane è stato trasformato dal cemento. Lo dicono i dati dello studio di Legambiente sul consumo di suolo costiero che ha analizzato la costa di gran parte delle regioni italiane che si affacciano sul mare. L’attenta analisi eseguita ha messo in evidenza la dimensione di una trasformazione irreversibile causata dall’urbanizzazione.
Uno dei risultati più evidenti è la scomparsa quasi totale dei sistemi dunali, che hanno lasciato il posto spesso a vie di comunicazione, centri residenziali e villaggi turistici.
L’effetto di questi grandi sconvolgimenti nell’ambiente costiero è stato il brusco aumento dei processi erosivi e la perdita di un ecosistema di alto valore ecologico, geomorfologico e paesistico. Si stima che nel secolo scorso è avvenuta la perdita dei quattro quinti delle dune della nostra penisola.
Sul litorale di Ragusa il Ministero dell’ambiente ha finanziato progetti per poco più di 12 milioni di euro, con 4 interventi principali che riguardano i Comuni di Scicli, Ispica e Santa Croce Camerina. Si tratta però di progetti basati su interventi rigidi basati sulla costruzione di pennelli e barriere lungo il tratto di costa che non analizzano puntualmente la situazione (molti dei tratti interessati non sono in erosione) e soprattutto sono in aperto contrasto con il piano paesaggistico della Provincia di Ragusa che all’articolo 36 vieta espressamente la costruzione di pennelli e barriere rigide lungo la costa. Ma nonostante questo e nonostante l’azione che Legambiente sta conducendo per una diversa politica e modalità di gestione della costa, il fallimento di interventi analoghi in aree costiere adiacenti, che non hanno risolto il problema, causando intensi fenomeni erosivi anche nelle spiagge limitrofe, tali progetti continuano ad andare avanti nel loro iter. E’ di poche settimane fa la notizia che fa sperare il mondo ambientalista: l’Assessorato Territorio ed Ambiente ha infatti bocciato nettamente il progetto previsto alla Foce del Fiume Irminio, recependo in maniera quasi integrale le osservazioni presentate da Legambiente e spianando la strada per il blocco di tutti i progetti simili previsti nella Provincia. Per la prima volta, infatti, si riconosce ufficialmente che tali opere sono in contrasto con quando previsto dal Piano Paesaggistico della Provincia di Ragusa e dunque illegali.
SICILIA – La costa della Provincia di Ragusa
In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un “fiorire” di progetti di ripascimento e di antropizzazione della costa ragusana attraverso pennelli e barriere, di dubbia utilità e peraltro vietati dal Piano Paesaggistico della Provincia di Ragusa che all’articolo 36 esclude la possibilità di realizzare interventi come pennelli o barriere rigide lungo il litorale. Si tratta di progetti che hanno come denominatore comune la “supposta” risoluzione di una problematica locale, indipendentemente se la realizzazione di un dato progetto in una porzione di litorale possa causare un danno nel tratto immediatamente adiacente. Un effetto di “spostamento del problema” comune a tutte le opere di difesa rigida (pennelli e barriere) e che ne costituisce la principale controindicazione, insieme all’elevato impatto ambientale dovuto all’inserimento di materiali lapidei in una spiaggia sabbiosa, che ne stravolge completamente l’assetto.
A supporto di questi progetti però viene adottata sempre la stessa strategia: qualche articolo sul giornale di quant’è cattivo il mare che si “rosica le nostre coste” e grandi progetti presentati come l’unica possibilità di difesa del litorale. La popolazione, purtroppo, anche perché la tematica non è certo semplice da affrontare, accetta quanto le varie Amministrazioni gli propinano. Eppure basterebbe una maggiore sensibilità ambientale per capire che antropizzare il mare è qualcosa che alla fine si ritorcerà contro. Ma soprattutto deve essere chiaro che, nell’ambito delle progettazioni, si può anche scegliere una strada alternativa. Questo crediamo sia l’obiettivo primario.
Il litorale della provincia di Ragusa è oggetto di diversi faraonici progetti “antierosione”, di seguito si approfondisce la descrizione di alcuni di questi, su cui ci stiamo battendo da tempo.
1. INTERVENTO DI TUTELA FASCIA COSTIERA RISERVA NATURALE FIUME IRMINIO, IN TERRITORIO DI SCICLI – ENTE PROPONENTE: COMUNE DI SCICLI (RG).
Il progetto in questione prevede principalmente la realizzazione di ben 23 scogliere debolmente sommerse, della lunghezza di 65 metri ciascuna, disposte su due file sui fondali antistanti la spiaggia di Plaja Grande e della riserva Macchia Foresta del Fiume Irminio (SIC ITA 080001), in pieno sito SIC ITA 080010 Fondali Foce del Fiume Irminio.
Pur avendo “nobili motivazioni”, il progetto parte da una serie di presupposti che, a nostro parere, sono alquanto opinabili. Si ha come la netta sensazione di una eccessiva preoccupazione, da parte dei redattori dello stesso e di una tendenza a drammatizzare oltremodo la situazione. Da un’attenta lettura si evidenziano una serie di affermazioni inesatte dovute ad errori, non tanto di valutazione, ma di semplice osservazione, probabilmente dovuti, diciamo, alla scarsa conoscenza dei luoghi.
Errori che in alcuni casi sfociano nel risibile, come ad esempio l’ipotetico crollo avvenuto nella strada di collegamento tra la S.P. n. 89 ed il complesso residenziale Plaja Grande. Affermazione, più volte citata negli elaborati presentati, che risulta essere errata in quanto la strada di collegamento tra la SP.89 ed il complesso residenziale Plaja Grande risulta ben distante dall’arenile (incrocio a circa 240 metri di distanza). Tale strada è costituita da un elegante viale con due corsie separate. Esso taglia in due il complesso residenziale e non ha subito alcun crollo. L’incrocio (ripetiamo distante oltre 240 metri dall’arenile) come pure la strada si presentano in ottime condizioni.
Altra inspiegabile affermazione, citata più volte dai Progettisti, è il pericolo di “invasione” e “progressivo smantellamento” del nastro viario della SP 89 nel tratto che collega la frazione di Donnalucata a quella di Plaja Grande, i cui elementi di sostegno sono di fatto minacciati dal fenomeno di escavazione al piede con evidenti “rischi per le persone e la sicurezza dei guidatori”. Nella realtà, questa previsione deriva da un singolo episodio di erosione avvenuto parecchi anni fa in corrispondenza del canale acque pluviali della SP n. 89. Il progetto quindi, che consisteva inizialmente nella realizzazione di opere di difesa costiera di pertinenza del comune di Scicli, si è negli anni ampliato, a causa anche di un eccesso di precauzione nel progettare le opere di difesa, ed è arrivato a interessare integralmente anche i fondali antistanti la riserva Macchia Foresta.
Grazie a queste modifiche i costi sono lievitati passando da 1,2 milioni di euro (tanto erano i finanziamenti che erano stati disposti dal Ministero dell’Ambiente – ndr) agli attuali quasi 5 milioni di euro.
Il progetto ha trovato d’accordo quasi tutti gli Enti che si sono trovati a dover esprimere dei pareri, malgrado ci sono due precisi articoli del Piano Paesaggistico di Ragusa che non consentano la realizzazione di scogliere e barriere e di tutte le opere a mare che alterano il percorso dei sedimenti e delle correnti costiere.
Oltre ai notevoli danni all’ecosistema del sito SIC ITA 080010 “fondali foce del fiume Irminio”, la realizzazione di queste opere risulta alquanto inutile, in quanto è ben noto a tutti i residenti che la spiaggia di Plaja Grande più che problemi di erosione presenta problemi di mobilità, e che, la zona della foce presenta una barriera in ciottoli di dimensioni decimetriche che è chiaramente stabile (per il fatto stesso di essere composta da ciottoli) e che inoltre protegge il cordone dunale retrostante.
Legambiente ha espresso la sua netta contrarietà all’opera così come concepita ed ha presentato delle osservazioni ufficiali all’Assessorato Territorio ed Ambiente, nel Giugno 2014.
Quasi un anno dopo, con il Decreto D.A. n° 135/GAB del 27 aprile 2015 arriva, per il mondo ambientalista ed in generale per chi anela alla legalità, una vittoria netta ed incontrovertibile.
Il Decreto citato, infatti, boccia in toto le 23 barriere di pietrame che dovevano essere posizionate nei fondali della foce. Il Decreto, all’art 2, ritiene che la soluzione progettuale non tiene “conto delle peculiarità ambientali dei fondali e della fascia costiera d’intervento”.
Praticamente di tutta la progettazione fa salva solo la realizzazione delle due scogliere radenti di Plaja Grande (art.1) in sostituzione delle scogliere e dei blocchi messi dal Genio Civile Opere Marittime una ventina di anni fa. Il Decreto, all’art.3, dice anche che l’Autorità Proponente (il Comune di Scicli) potrà valutare la possibilità di realizzare interventi per la rasatura e/o salpamento (ovvero “recupero di oggetti sommersi”) della barriera di Paja. Anche in questo caso Legambiente aveva suggerito “rasatura e/o eliminazione della barriera“.
E’ singolare notare che finalmente viene considerato l’art. 36 del Piano Paesaggistico, strumento che fino ad ora era rimasto nel dimenticatoio.
Fa anche molto piacere notare che il Decreto, dopo averle precedentemente citate, alla fine “prende atto” delle Osservazioni di Legambiente inviate nel Giugno 2014 e sostanzialmente recepisce integralmente tutti i suggerimenti che Legambiente aveva dato.
2. PROGETTO DEFINITIVO GENERALE PER LE OPERE DI TUTELA DELLA FASCIA COSTIERA DI S. MARIA DEL FOCALLO
Nonostante gli espressi divieti del Piano Paesaggistico, il Progetto Definitivo Generale per le opere di tutela della fascia costiera di S. Maria del Focallo prevede la realizzazione di 13 pennelli obliqui alla costa che, partendo dalla spiaggia si addentrano in mare di cui 9 dei quali per 80 metri con alla base una larghezza di 14,50 metri e nella parte superiore una larghezza di 7,5 metri (quindi vere e proprie scogliere artificiali che alterano significativamente la morfologia della costa con l’ obiettivo proprio di alterare le correnti costiere in modo che queste ultime non asportino la sabbia).
Inoltre, il progetto di Ispica prevede di utilizzare sabbie provenienti da una cava sottomarina sita a Termini Imerese, in provincia di Palermo, all’altro estremo della Sicilia. Questo comporta un evidente notevole costo, che tra l’altro giustifica la necessità di effettuare i pennelli e le barriere soffolte, per evitare che tale prezioso, e costoso, sedimento venga portato via dalle correnti marine e dalle mareggiate. Questa scelta progettuale è stata fatta nonostante lungo la fascia costiera iblea siano presenti evidenti e significativi accumuli di sabbia, tra cui anche nell’area di pertinenza del Porto di Pozzallo, estremamente vicina all’area dell’intervento. Il reperimento del materiale in loco permetterebbe di avere notevoli e significativi risparmi sul trasporto delle sabbie (poche decine di chilometri a fronte di centinaia di chilometri e quindi circa 300.000 € sui 450.000 previsti per il ripascimento) ed inoltre renderebbe meno necessario (se non inutile) l’insieme di pennelli e barriere sommerse. Verrebbe a crollare praticamente tutto l’impianto progettuale (prelievo di sabbie a Termini Imerese e barriere e pennelli si giustificano a vicenda), con conseguente significativa riduzione dei costi.
Per il Progetto di Ripascimento Morbido della fascia costiera di S. Maria del Focallo sono già stati spesi circa 900.000 euro per progettazione, indagini varie e analisi, ma a tutt’ora non sono state soddisfatte le prescrizioni previste. Inoltre pur trattando la stessa problematica ed aree di intervento poco dissimili, i progetti di Ispica e Arizza-Spinasanta (Scicli) presentano notevoli diversità nella fase analitica, nella fase previsionale e nella fase realizzativa, con quadri economici fortemente diversi: 15.700.000 euro il progetto generale di Ispica,1.500.000 il progetto di Scicli).
3. PROGETTO DEFINITIVO PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SPIAGGIA DI CAUCANA E CASUZZE NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI SANTA CROCE CAMERINA A COMPLETAMENTO DELL’INTERVENTO ESEGUITO NELLA SPIAGGIA DI CAUCANA”
Il progetto prevede la realizzazione di un pennello a mare e di un ripascimento sulla spiaggia di Casuzze, in aggiunta all’intervento di stabilizzazione della falesia di Caucana già eseguito nella primavera del 2014, comunque distante ben oltre un chilometro da dove si vorrebbe effettuare quest’ultimo intervento. Nello specifico, questo litorale costituisce una modesta pocket beach, cioè una spiaggia limitata da promontori rocciosi. Il pennello verrebbe realizzato in corrispondenza del promontorio ovest mentre il ripascimento verrebbe eseguito nelle zone a ridosso del pennello stesso.
Oggetto principale della nostra preoccupazione, oltre al pennello, non consentito dal nostro Piano Paesaggistico, è soprattutto il fatto che, dove si prevede la realizzazione dello stesso, si riscontra la presenza di una fiorente prateria di Posidonia Oceanica. Tali fanerogame marine costituiscono uno tra i popolamenti più studiati e più rappresentativi del piano infralitorale del Mediterraneo. Specie endemica di questo mare.
La Posidonia riveste un importante ruolo di protezione delle coste dall’erosione, stabilizzando e consolidando i fondali; inoltre ossigena le acque e risulta essere fondamentale per la sopravvivenza di numerose specie di pesci, molluschi, echinodermi e crostacei, costituendo il riparo ideale per questi organismi marini che trovano, tra le sue fronde, condizioni ottimali per l’alimentazione e la riproduzione. Non ci vuole molta immaginazione a capire che se venisse realizzato il pennello ed il ripascimento in progetto, la logica conclusione sarebbe quella di distruggere completamente questo Habitat. Si sottolinea che nel tratto di litorale dove dovrebbe essere realizzato il pennello in esame, proprio per la presenza di un litorale costituito da fondali rocciosi sormontati da un leggero strato di sabbia su cui si è impostata la posidonia, a memoria d’uomo, non si è mai verificato alcun danno a nessuna infrastruttura, né tanto meno a persone. Risulta evidente come la mancata rappresentazione del posidonieto costituisce un grave presupposto che di fatto potrebbe avere inficiato il corretto processo valutativo dell’intervento in oggetto da parte della Regione Sicilia e di tutti gli altri Enti che hanno rilasciato il loro parere positivo sulla base di informazioni sicuramente incomplete.
LE PROPOSTE ALTERNATIVE E L’AZIONE DI LEGAMBIENTE:
Vorremmo ricordare che i progetti finora descritti (come del resto tutti gli altri progetti del litorale ibleo) hanno come base di partenza il PAI (Piano di assetto idrogeologico) Coste elaborato dalla Regione Sicilia, predisposto qualche anno fa. Si tratta di uno studio sullo stato di salute delle nostre coste che pone la nostra Regione se non all’avanguardia, quanto meno sensibile a queste tematiche. D’altronde non potrebbe essere altrimenti considerato che, con oltre mille chilometri di litorale, la Sicilia si presenta come la Regione con la maggior estensione di litorale. La Regione Sicilia nel realizzare il P.A.I. Coste ha predisposto uno strumento con il quale le Amministrazioni Locali potessero progettare degli interventi mirati a protezione dei litorali di propria competenza. A tal proposito il piano contiene delle apposite cartografie dove vengono indicate sia la pericolosità che il rischio per ciascun tratto di litorale siciliano. Risulta evidente però che qualsiasi intervento, quali il ripascimento con materiale non idoneo, la realizzazione di strutture rigide quali pennelli e barriere, se non attentamente valutato, oltre a risultare inutile, con conseguente spreco di denaro pubblico, rischierebbe addirittura di cagionare dei danni alle spiagge interessate ed a quelle immediatamente vicine.
Dalla lettura del P.A.I. coste si rileva infatti che alcune aree del litorale ragusano, a suo tempo classificate nella cartografia tematica ad alta pericolosità ed alto rischio, quali ad esempio la spiaggia di Marina di Modica e la spiaggia compresa tra Caucana e Casuzze (chiamata anche lido della Polizia – ndr), sono in realtà delle spiagge che negli anni si presentano sostanzialmente stabili. Queste incongruenze potrebbero apparire come dei grossolani errori di previsione. Ciò è invece sicuramente dovuto alla complessità dei fenomeni meteo-marini che stanno alla base delle cause dell’erosione costiera ed agli effetti connessi alla costruzione di nuove strutture quali porti e barriere eseguiti nel periodo posteriore a quello preso in considerazione nello studio del P.A.I.
Le Amministrazioni locali (Comuni e Provincia), invece di dare un contributo e rendere dinamico questo utile strumento quale il PAI Coste, ne hanno accettato le indicazioni, in parte vistosamente errate, ed hanno spinto, verso interventi puntuali che includono la realizzazione di pennelli e barriere che oltre a non risolvere la situazione sono, come detto espressamente, non consentiti dal Piano Paesaggistico della Provincia di Ragusa. Tutto ciò al solo scopo di dover spendere a tutti i costi i finanziamenti erogati dal Ministero senza preoccuparsi minimamente sull’utilità o meno delle opere. Se questo significa sana programmazione.
Soluzioni alternative per il litorale:
Da diversi anni la costa ragusana è interessata da fenomeni erosivi, sia per la cementificazione selvaggia delle coste, sia per la costruzione o ampliamento di porti (spesso inutili) che hanno alterato il naturale procedere delle correnti marine.
L’arretramento della linea di riva non ha messo particolarmente in crisi la sicurezza di arterie stradali non sicuramente importanti e neanche ha seriamente pregiudicato l’attività turistica balneare, che nella nostra nazione costituisce un cespite non indifferente per l’intera comunità.
La progettazione e l’esecuzione di opere di protezione dei litorali di tale grandezza e caratura, oltre che essere in contrasto con il Piano Paesaggistico, non sempre portano alla risoluzione del problema, soprattutto nel medio-lungo termine.
Ecco perché occorre fermare l’esecuzione di progetti che incidono negativamente sulla nostra costa ed invece rivolgere lo sguardo verso soluzioni alternative, meno impattanti, più economiche e più sicure. Quali:
A. Opere a protezione di arteria stradali o zone sensibili
Per evitare che in alcuni punti le strade vengano danneggiate dal progressivo fenomeno erosivo è possibile realizzare degli interventi puntuali attraverso delle scogliere radenti (o aderenti) debolmente inclinate, ovvero strutture di difesa costituite da massi naturali o artificiali disposte parallelamente alla linea di riva, in corrispondenza della spiaggia emersa (soluzione peraltro indicata nelle linee guida APAT per le opere di sistemazione costiera dell’ormai lontano 2007 – ndr). Tale tipologia di intervento è ideale per la protezione di zone senza particolare pregio ambientale, ove si abbia la necessità di interrompere l’arretramento dell’arenile o limitare la risalita dell’onda. La permeabilità della scogliera consente alle onde incidenti di penetrare al suo interno, dissipando gran parte dell’energia nell’impatto con i massi.
B. Opere di ricostituzione delle spiagge
Negli ultimi decenni si è osservato un diffuso e significativo arretramento della linea di riva in molte spiagge italiane ed anche in quelle del ragusano. Le cause principali dell’erosione costiera sono legate all’azione antropica che, attraverso la realizzazione di invasi, l’escavazione di sedimenti dagli alvei fluviali e la realizzazione di interventi di difesa finalizzati a contrastare le frane dei versanti, nonché ad un uso più estensivo del suolo, ha ridotto in modo significativo il trasporto solido dei fiumi. A queste cause vanno aggiunti anche alcuni fenomeni naturali come gli eventi meteomarini estremi e le variazioni climatiche. Ricordiamo comunque che i litorali, oltre ad essere soggette ad arretramento, presentano il fenomeno opposto costituendo delle evidenti zone di accumulo. Un metodo non impattante, economico e sostenibile per arginare se non risolvere la problematica è quello di mettere in atto interventi di “Ripascimento morbido con utilizzo di sabbie litoranee”. Questa metodologia di ripascimento prevede la movimentazione di sabbie da un arenile all’altro, o da una porzione di spiaggia dove prevalgono processi di accumulo verso tratti in erosione, al fine di distribuire in modo omogeneo il sedimento e riequilibrare il bilancio sedimentario fra unità attigue. Solitamente questi interventi vengono adottati per “recuperare” il sedimento accumulato a ridosso di infrastrutture che, ostacolando la circolazione sottocosta, diminuiscono o interrompono completamente il trasporto lungo riva.
C. Proposte informative/educative
Sicuramente un’azione utile è la verifica e l’attuazione delle indicazioni sulla gestione delle aree costiere che sono SIC/ZPS secondo quanto previsto dai Piani di gestione; l’avvio di monitoraggi degli effetti delle opere già esistenti ed eventuale rimodulazione delle stesse (come le struttre frangiflutto oggi presenti in vari punti della costa); l’applicazione di sistemi di salvaguardia dei sistemi dunali, anche attraverso iniziative di informazione alla popolazione, educazione ambientale e partecipazione, monitoraggio naturalistico ed ambientale delle coste.
Considerazioni conclusive
Bisogna andare verso una diversa gestione della fascia costiera della Sicilia Sud-orientale più corretta dal punto di vista scientifico ed ambientalmente sostenibile nonché più rispettosa della normativa sul paesaggio.
Come già ampiamente detto, a parere nostro, i problemi del litorale si risolvono facendo un bilancio sedimentologico dello stesso. Successivamente, sulla base dei dati, possono essere effettuate delle operazioni di by-pass terrestre o marino. In pratica la spiaggia in erosione viene sottoposta a manutenzione, aggiungendo sabbie provenienti da zone di litorale che sono in accumulo.
E’ questo il senso dell’art. 36 del Piano Paesaggistico: eliminare qualsiasi manufatto che crei ostacolo al percorso dei sedimenti e alle correnti marine. Nei punti di litorale (per la verità pochi) più critici dove è avvenuto qualche piccolo crollo si può operare con interventi minimi e puntuali quali ben dimensionate barriere radenti e muri addossati al litorale che non ostacolano tale percorso.
Ma la realizzazione di idonei ripascimenti ed interventi minimali quali i manufatti sopradescritti, essendo meno costosi e scientificamente più corretti rispetto al riempimento dei nostri mari di pietrame, si presume non vada nella direzione di specifici e particolari interessi.
Considerato i tragici e drammatici eventi di dissesto idrogeologico che si stanno verificando in Italia ultimamente, sarebbe senz’altro opportuno che i contributi erogati dal Ministero per questi specifici progetti indicati nell’elenco sopra descritto, per le “finalità di dissesto idrogeologico”, fossero saggiamente indirizzati, sempre in ambito regionale, verso situazioni e problematiche senz’altro più attinenti ed emergenziali. Come ampiamente detto, questi interventi non sono solo inutili e antiestetici ma anche e soprattutto rischiosi dal punto di vista della balneazione.
I pericoli della balneazione
Il nostro litorale è In generale caratterizzato da coste basse e sabbiose ed, in minor misura, da coste rocciose, basse o alte non più di pochi metri. E’ noto che le spiagge piatte, ampiamente rappresentate nel nostro litorale, presentano pericoli alla balneazione sicuramente inferiori rispetto a delle spiagge artificializzate.
Quanto detto viene confermato dalla seguente tabella, tratta dal rapporto ISTISAN n° 12/23 (Istituto Svperiore di Sanità – ndr): Annegamento e pericoli della balneazione.
Sempre secondo lo stesso studio, la figura di seguito visualizzata indica la distribuzione geografica dell’Indice IRA (Indice di Rischio Annegamenti – ndr) nei comuni italiani, calcolata tra il 2000 ed il 2008 sulla base degli annegamenti avvenuti.
Come è possibile notare il valore massimo dell’indice IRA (indice IRA 4 – ndr) viene rilevato non solo in Adriatico, dove l’antropizzazione delle spiagge risulta essere più elevata, ma anche, purtroppo, nel nostro litorale ragusano.
{gallery}dossier legam{/gallery}
