E ora, cosa ci faccio ?

Sembra chiedersi cosa farne del Palazzo dopo averlo costruito, un Sergio Firrincieli quasi smarrito di fronte alla ‘sua’ creazione. Purtroppo, non è lui il proprietario, siamo certi che, se lo fosse stato, il palazzo avrebbe avuto da tempo una sua destinazione.
Non sono pochi, a Ragusa, gli esempi di creazioni di immobili, da parte dell’imprenditoria locale, rimasti, per vari motivi, cattedrali vuote, il Palazzo Tumino è l’esempio più eclatante di una classe imprenditoriale pronta a mostrare i muscoli con grandi opere, non sempre urbanisticamente gradevoli, ma restia a fare a pugni con la realtà dell’economia locale per trovare sbocchi alle realizzazioni.
Per buona parte nascosto dai palazzi di viale Ten. Lena, il palazzo non ha interferito molto con il panorama urbano con la sua mole architettonicamente non pregevole.
Di questi tempi è diventato protagonista del dibattito cittadino perché l’attuale sindaco se ne vuole servire per farne cittadella giudiziaria, centro per uffici pubblici, al fine di risolvere i problemi di capienza strutturale del Tribunale, ma soprattutto per farne strumento di rinascita di una vasta area del centro storico, peraltro adiacente all’area dell’ex Scalo merci che dovrebbe diventare cuore pulsante della città, fra metroferrovia e e stazione degli autobus.
Trattative con la proprietà che all’inizio erano sbandierate come segnale di un grande programma per la città, poi diventate oggetto del mistero che avvolge l’affare che diventa, ogni giorno di più, complicato e difficile.
Da una prima valutazione dei costi emerge la convenienza di preferire all’acquisto una partnership con il privato che dovrebbe acquisire l’immobile per poi cederlo in locazione al pubblico a condizioni preconfezionate, in termini di obblighi e diritti.
Si stava quasi per arrivare all’ipotesi di accordo, con l’immobile dell’attuale Tribunale che veniva dato in permuta, il privato, inizialmente era attratto dall’idea di farne un hotel di lusso in centro storico, poi si convince che detenere una parte del palazzo è più conveniente e lì la trattativa sembra arenarsi.
Un particolare che nessuno che chiede è se il privato che concorre alla partnership è lo stesso proprietario dell’immobile, naturalmente sotto le mentite spoglie di architetture societarie di vario genere, sarebbe, comunque tutto legittimo anche se a noi fa sentire profumi strani.
Le opposizioni all’attuale amministrazione hanno assistito in silenzio alla lunga trattativa che, in realtà, è difficilmente contestabile, ci sarà anche una forma di ritrosia a non interferire negli affari del privato, proprietario o partner che sia, fatto sta che nessuno ha alzato i toni per chiedere lumi su una trattativa, in ogni caso, diventata troppo lunga, estenuante e, soprattutto, troppo riservata.
Ma alla fine è Sergio Firrincieli, capogruppo del Movimento 5 Stelle che non riesce a contenere la sete di chiarezza che non è solo sua e del gruppo ma anche dei colleghi consiglieri di altri gruppi.
Premettiamo che siamo fondamentalmente contrari alle scelte concertate fra maggioranza e opposizioni, come vorrebbero Firrincilei e altri a proposito di scelte importanti per la città, ma riconosciamo che servirebbe maggiore chiarezza sui termini non tanto di un eventuale accordo quanto della scelta inevitabilmente destinata a cambiare il volto della città e del centro storico.
Del resto, non ci sono, a breve e medio termine altra ipotesi percorribili e, appunto per questo si dovrebbe uscire dall’impasse.

Sergio Firrincieli entra deciso sulla questione, non è un’entrata a gamba tesa ma sul pallone, idea di fondo condivisibile, particolari sui quali riteniamo non sia opportuno disquisire, se non altro per motivi elettorali.
Le scelte devono essere dell’amministrazione, quali che siano, gli elettori debbono valutare e scegliere quale deve essere il prossimo sindaco, cercare scelte condivise ad ogni costo significa, a questo punto, condurre con la portantina il sindaco al secondo mandato.

Firrincieli calibra mediaticamente il suo intervento e viene fuori con un colpo ad effetto, inusuale per un comunicato stampa, che ne fa un pezzo con autorevole paternità dal momento che non ci potrebbero essere addetti stampa di livello così basso, tale da propinare ai giornali una intervista di un anonimo giornalista.
Diciamo che il capogruppo 5 Stelle, con l’originalità che caratterizza molti pentastellati, ha creato le domande per le sue risposte.

La creazione di un bando per invogliare un partner privato a partecipare alla gestione futura di palazzo Tumino non convince i 5 Stelle.
Perché se prima ci si liberava dell’altro mostro urbanistico dell’attuale tribunale, in maniera conveniente, riuscendo a detenere circa 4.500 mq di Palazzo Tumino per usi diversi, ad un tratto viene fuori, per il privato, l’antieconomicità dell’affare, che chiede condizioni più appetibili, come li ha definiti il sindaco, che accecato dall’obiettivo si premura a rendere un secondo bando, appunto, più appetibile.
Semplice, ci resta sul groppone il Tribunale e perdiamo 4.500 mq di Palazzo Tumino.
Al di là delle valutazioni economiche, per Firrincieli e i 5 Stelle concedere grosse superfici per usi commerciali significa decretare la morte definitiva del commercio in centro storico.
La soluzione dovrebbe essere quella di aggiungere al Tribunale e ai locali per la Guardia di Finanza e per l’Agenzia delle Entrate altri uffici pubblici, così da creare un grande centro direzionale attorno al quale fare sviluppare attività di ogni tipo, commerciale, ricettivo, della ristorazione e della somministrazione, in tutto il centro storico, interessando naturalmente anche il centro di piazza San Giovanni e vie adiacenti che con la chiusura degli uffici giudiziari farebbe perdere le ultime opportunità di rinascita e di sviluppo economico.
Un esempio per tutti: i locali di Carmine Putie, annegati fra Tribunale e Uffici Giudiziari, già non attirano nessuno, figurarsi senza questi uffici.
Poi il capogruppo 5 Stelle si addentra in una serie di valutazioni economiche sui costi per il Comune, almeno
1,35 milioni di euro all’anno per 32 anni, 43 milioni che potrebbero arrivare a 53 per obblighi contrattuali, ai quali andrebbero aggiunti altri costi per la collettività derivanti dal mancato utilizzo dei 4.500 mq del palazzo, al momento in bilico fra comune e partner, con effetti sul mercato delle locazioni e immobiliare in centro.
Sono costi che potrebbe pagare la Regione trasferendo nel palazzo i vari uffici regionali sparsi per la città.
In pratica, secondo Firrincieli, il sindaco Cassì dovrebbe far valere i suoi rapporti con Musumeci per risolvere i problemi della città.
Si deve evitare ad ogni costo che il Palazzo Tumino possa contribuire a svuotare zone diverse della città di attività commerciali, di uffici postali, di banche di supermercati, di ristoranti
In ultimo Firrincieli si addentra in considerazioni assai poco decifrabili, alquanto confuse, valuta che il Ministero di Grazia e Giustizia non versi un euro per il Tribunale, si preoccupa che il trasferimento degli uffici della Guardia di Finanza provochi la crisi dei proprietari dei locali attualmente occupati, ma non sarebbe lo stesso per gli immobili occupati dagli uffici regionali?
L’idea, con le opportune valutazioni e le giuste considerazioni, potrebbe anche reggere, ma essendoci di mezzo la Regione ci sarebbero tempi troppo lunghi, eccessivi per un centro storico che muore.
Già si è perso troppo tempo sulla questione, mettere sul tavolo la possibilità di inserire la Regione nell’affare farebbe arenare lo stesso e tutta la questione tribunale e centro storico.
Come spesso accade per i 5 Stelle, belli progetti ma senza valutazioni concrete della realtà e dei tempi: bello non avere discariche ma non sappiamo dove portare il residuo della differenziata, bello il sistema della differenziata ma siamo diventati la città dei contenitori e delle discariche incontrollate in città e sulle strade extraurbane, bella la Ragusa – Catania senza il privato ma si rischia di restare senza Ragusa – Catania, belli i conti in ordine e la sana amministrazione, tanto, poi, i rilievi della Corte dei Conti li pagano quelli che vengono dopo, bella la rete idrica nuova ma le diramazioni non tollerano la rigenerata pressione e le perdite di moltiplicano, bello il Parco Urbano ma intanto, al suo posto arriva un altro centro commerciale, altrimenti paghiamo un mastodontico risarcimento.
Potremmo continuare.

Ultimi Articoli