Con l’insediamento della giunta, si può dire definitivamente archiviata la campagna elettorale e si deve passare all’azione, ai fatti, all’attività amministrativa che non può non tenere conto di quanto affermato da sei mesi a questa parte.
Qualche abile stratega, come arma di distrazione di massa, ha messo in giro, ad arte, la voce che la nomina del vicesindaco, da parte di Cassì, nella persona del fedelissimo ing. Giuffrida, sia premonitrice della costruzione della prossima candidatura a sindaco, mossa mirata a creare agitazione all’interno della coalizione di governo dove abbondano i sognatori dell’importante investitura che, addirittura, qualcuno aveva valutato per questa tornata.
Ma non è più tempo di parole, si deve passare ai fatti, è finito il tempo delle clessidre, si dovrebbe cominciare a vedere qualcosa di concreto, si vorrebbero vedere, soprattutto, assessori autonomi, con scelte precise, ancorché condivise e concordate, pensiamo, con i personaggi che affollano il parterre degli assessori, non sia più tempo di figure che si fanno prevaricare, anche in termini di immagine e comunicazione, dal primo cittadino, finora protagonista assoluto di qualunque provvedimento o iniziativa.
In questa squadra assessoriale dominano anche le figure di esponenti di opposizione del quinquennio precedente, abbiamo conservato tutti i comunicati che sono stati diramati dalle minoranze e abbiamo tirato fuori, in particolare, quelli delle figure politiche che hanno fatto il salto della quaglia.
Sono le priorità che, a questo punto, si pretendono affrontate subito.
Alcuni assessori avranno vita facile, Giuffrida continuerà il suo lavoro, confortato dal plebiscitario e incontestabile successo, suo personale e del sindaco, che lo pongono al di sopra di ritardi nella consegna di opere, di incarichi diretti, di tempi lunghi, ancorché provocati dalla burocrazia, come per il parcheggio di Ibla.
Per dire della disinvoltura con cui si muove, ormai, Giuffrida ha affermato, in una intervista, che il programma elettorale della “scorsa volta” è stato per la maggior parte, soddisfatto. Bugia da Oscar o da Tapiro d’Oro.
Per Simone Digrandi le deleghe assegnate saranno solo un piacevole gioco, solo lo sport potrà dare qualche pensiero, ma la giovane grande promessa della politica locale resterà protagonista nel settore che, si era sperato, doveva essere l’altare dell’amministrazione Cassì, finito, alla fine, nella polvere fra piscina chiusa e traccheggi negli uffici.
Catia Pasta potrà vivere di rendita della cospicua eredità lasciata da Giovanni Iacono per istruzione ed edilizia scolastica, non pensiamo sia all’altezza, né se è del tutto nelle sue competenze, per una riorganizzazione del personale negli uffici, per una riorganizzazione amministrativa che, forse, nessuno vuole affrontare.
Elvira Adamo è un altro assessore che può vivere di rendita, per quanto deve risposte alle tante esigenze per i diversamente abili, per le barriere architettoniche, e per tutte le norme disattese in materia, a iniziare dall’accessibilità nelle spiagge che è la priorità più pressante, dato il periodo.
Giovanni Iacono ha la nuova delega, per lui, dell’Università e della Ricerca e avrà i mesi estivi a disposizione per farci vedere i suoi soliti spettacoli come ha fatto già per i bilanci, il verde, lo sviluppo di comunità, l’edilizia scolastica e la refezione.
Stesso discorso per Giorgio Massari che potrà dedicare i mesi destinati alle ferie per mettere a punto programmi e iniziative per lo sviluppo economico che non gli sarà difficile far risorgere dopo il quinquennio di totale oscurantismo e incapacità nel quale è stato mantenuto.
Compito arduo quello delle contrade e delle periferie per Andrea Distefano, hanno quasi voluto far capire che all’ultimo arrivato hanno lasciato quello che si trovava ancora senza assegnazione, ma in effetti tutti i volponi si sono scaricati di una responsabilità gigantesca. Ma, forse, non hanno fatto i conti con le ispirazioni che potranno dare De Luca personalmente e l’apparentemente mite coordinatore cittadino Buscemi, per trasformare le contrade e le periferie nel simbolo del rilancio di tutta una città, portando nei luoghi dignità e servizi adeguati, dalle infrastrutture tecnologiche ai collegamenti, agli insediamenti comuni e ai luoghi di aggregazione.
Prova del fuoco per i voltagabbana, per i cambia casacca della squadra assessoriale: dopo 5 anni di opposizione, al di là della loro provenienza partitica e ideologica, e al netto della loro attuale vicinanza al politico emergente e al rifiorire della balena bianca, non potranno non tenere conto delle istanze avanzate nel tempo, delle sollecitazioni rivolte allo stesso sindaco, imponendo, se necessario, anche le scelte di altri assessori per le questioni che hanno dimostrato di avere a cuore.
Per fare un esempio, tutte le questioni relative alla disabilità dovranno essere il chiodo fisso di D’Asta, i disagiati, gli ultimi, gli emarginati dovranno essere priorità da esitare per l’assessore competente.
D’Asta si ritroverà per mano le patate bollenti dell’ambiente, dei rifiuti, del decoro urbano che comprende anche l’immane lavoro di scerbatura e pulizia delle aree verdi, dovrà mettere mano alla transizione ecologica, oggi tanto richiamata. Potrà vivere di rendita su verde pubblico e servizi cimiteriali, ma anche questi, settori dove è facile restare indietro.
Gurrieri si ritrova per le mani, di certo, il gruppo di deleghe più rognose, per certi versi irrisolvibili se non mette sul tavolo le capacità necessarie a dimostrare che l’opposizione non è solo passerella.
I problemi della polizia locale non potranno essere risolti senza un adeguamento del personale e delle risorse economiche, ma le questioni di viabilità debbono trovare soluzioni e non hanno bisogno né di personale né di fondi particolari. C’è comunque il problema della sicurezza e dei controlli in città, anche sulle attività economiche, che non possono essere tralasciati
Con abile mossa del sindaco, celato sotto il paravento della mobilità, il trasporto pubblico urbano, che non si trova fra le deleghe: un’altra pizza che si dovrebbe risolvere, in centro, in periferie e nelle contrade.
E da ultimo, non certo per importanza, Gurrieri ha sulle spalle i centri storici che non sono più solo Ibla e le scale ma tutto il centro storico superiore: non si contano le emergenze da affrontare, dal parcheggio di Ibla alla via Roma, dalla Vallata Santa Domenica, con il collegamento per Ibla, alla rinascita di molti siti, senza parlare delle questioni urbanistiche che imporrebbero un immediato piano particolareggiato.
Gurrieri, nei suoi discorsi, accenna ad una adeguata gestione della 61/81, al necessario coinvolgimento della commissione centri storici, alla mappatura degli immobili inutilizzati, alla riconosciuta difficoltà di riportare i cittadini a risiedere in centro, ma sembra tutta melina per sfuggire alla realtà della consapevolezza di non essere adeguato a risolvere nulla, almeno nel quinquennio prossimo.
Dulcis in fundo le deleghe trattenute da Cassì, che sono tutte un programma: turismo, cultura, UNESCO, eventi (per non chiamarli ‘spettacolo’ che sa tanto Ciccio Barone).
Siamo certi che, se ci pensa, forse, è sempre più rammaricato della perdita di Ciccio Barone, una frana politicamente parlando, uno stratega di ‘pietra a secco’, ma l’unico in grado di gestire eventi, turismo e anche cultura, nel senso di eventi culturali.
A mente fredda, Cassì non può non riconoscere che con Barone avrebbe potuto evitare l’ammucchiata attuale e avrebbe vinto da solo, vale poco il fallimentare risultato di Barone, perché è frutto delle sue strategie da gin e coca, da serata in discoteca.
Questo diciamo non per auspicare o desiderare un ritorno del Ciccio nazionale, ma nella certezza del compito arduo che si è riservato Cassì, non esite progetto e non sembra il soggetto ideale per crearne uno, il turismo affidato alle professionalità esterne, se è quello del Piano Strategico è una barzelletta, l’UNESCO è stato, finora, un elemento alieno, gli eventi hanno risentito, finora di un alto tasso di provincialismo e di clientelismo.
Cassì si vuole trastullare con questi giocattoli, ritenendo di svegliare la città, dopo i 5 anni in letargo è improprio parlare di risveglio, ma il compito pare improbo.
Nella confusione mediatica del comunicato per le deleghe, dove non sono citate nemmeno quelle trattenute dal sindaco, balza all’occhio un particolare, se San Giacomo è contrada, sarà di competenza di Distefano, se Donnafugata sarà contrada ma della nobiltà, per cui difficilmente afferente al di fuori del sindaco e della sua stretta cerchia, se Punta Braccetto potrà essere considerata contrada, Marina di Ragusa a chi va per competenza? Una dimenticanza.
